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Usura, tassi al 240%  Musella ci ricasca e torna agli arresti

Usura, tassi al 240%  Musella ci ricasca e torna agli arresti

REGGIO EMILIA. Altri guai per usura ed estorsione e il 61enne Gennaro Musella – disoccupato d’origine campana ma residente in città – è finito nuovamente agli arresti domiciliari come richiesto dal...

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REGGIO EMILIA. Altri guai per usura ed estorsione e il 61enne Gennaro Musella – disoccupato d’origine campana ma residente in città – è finito nuovamente agli arresti domiciliari come richiesto dal pm Piera Giannusa e disposto dal gip Angela Baraldi.
È il culmine degli ulteriori accertamenti fatti dalla squadra mobile – guidata dal dirigente Guglielmo Battisti – che dopo quanto ricostruito nel 2016 nei confronti di Musella (taglieggiato un commerciante reggiano ed ora il 61enne è sotto processo) ha avuto altro materiale su cui investigare, grazie alla confidenza fatta ad un’amica di famiglia da una coppia di conviventi ormai allo stremo. Lui è un dipendente pubblico e pure la sua compagna lavora, ma hanno avuto bisogno di soldi e – secondo quanto ricostruito dagli agenti – si sono ritrovati a dover pagare a Musella, dal 2013, interessi del 240% su base annua, a fronte di un prestito di duemila euro in due tranche. Interessi usurari, sfociati come spesso succede in minacce estorsive quando i pagamenti hanno cominciato ad incepparsi. Frasi aggressive, minacce di morte ai due per lo più intercettate al telefono: «Vado in galera una volta per sempre...»; «Se non paghi ora, lo paghi per sempre...»; «Vengo a casa tua, vengo sul posto di lavoro».
I due conviventi non hanno mai presentato denuncia, ma alle orecchie dei poliziotti sono giunte le sofferenze rivelate ad un’amica. Musella affronterà domani l’interrogatorio di garanzia in tribunale.
«L’usura non è certo un fenomeno secondario a Reggio – commenta il questore Isabella Fusiello – complice anche la crisi economica in atto da tempo che spinge, a volte, le persone a rivolgersi a gente senza scrupoli per risolvere i propri problemi di liquidità. Un fenomeno anche un po’ sommerso e che può venire maggiormente a galla solo se i cittadini cominceranno ad avere fiducia nelle istituzioni, come in questo caso – conclude – in cui le nostre indagini seguite con attenzione dalla procura e dal gip hanno portato ad un risultato». Il dirigente della Mobile aggiunge qualche altro particolare: «Purtroppo di questi casi ne emergono pochissimi – sottolinea Guglielmo Battisti – e relativamente a quest’ultima vicenda va detto che siamo di fronte ad un usuraio con non grandi disponibilità economiche, ma che abbiamo potuto incastrare perché l’usura era in pieno svolgimento, i due conviventi si lamentavano ma stavano ancora pagando».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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