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Emergenza profughi. Spuntano i container a San Martino in Rio

di Marco Costanzini
Emergenza profughi. Spuntano i container a San Martino in Rio

Situazione critica dopo il rinvio dell’apertura delle buste del maxi-bando. Quattordici richiedenti asilo nei moduli provvisori allestiti dalla prefettura  

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SAN MARTINO IN RIO. Il sole bacia San Martino nella domenica più attesa da tutti i cittadini, quella della tradizionale “Fiera di Maggio”. La gente si riversa nelle vie del centro, passeggia e ammira i trattori, i bambini urlano di gioia sul trenino. Poco più in là, nella zona industriale, sull’asfalto caldo spuntano i cinque container installati dalla prefettura per far fronte all’emergenza profughi. Si fa fatica a trovarli ed anche a notarli, tanto sono nascosti in fondo ad una strada chiusa. Accanto, i bagni chimici: da sabato sera è questa la nuova casa di quattordici richiedenti asilo.

Dal centro cittadino gremito alla desolazione del parcheggio di via Magnanini c’è poco più di un chilometro. Sembra di entrare nella terra di nessuno, in particolare in un giorno in cui tutte le fabbriche sono chiuse. Anche i container sono vuoti: gli ospiti, dopo aver dormito, sono stati portati al mattino a Reggio Emilia per gli accertamenti medici e le altre verifiche previste in questi casi. Torneranno solo a sera, per dormire e prepararsi ad affrontare un nuovo giorno di una vita che, in condizioni simili, vita non può essere.

A San Martino, nella frazione di Stiolo, un bed and breakfast ospita già sei rifugiati. Secondo il nuovo maxi-bando della prefettura, sulla base della quota prevista per ogni Comune, la cittadina ne potrà ospitare fino ad un massimo di 31. Il rinvio dell’apertura delle buste, dunque dell’assegnazione del progetto al gestore che si aggiudicherà il bando, impedisce in questo momento di avere un quadro aggiornato delle strutture disponibili: proprio al gestore, infatti, spetta trovare le opportune sistemazioni per i richiedenti asilo. A carico del gestore e della prefettura sono anche costi e gestione dei container allestiti a San Martino.

I Comuni, in questa situazione, poco possono fare se non cercare di essere collaborativi, sperando che al più presto si trovi una soluzione. Questo è anche l’auspicio di Paolo Fuccio, sindaco di San Martino in Rio che, nonostante un preavviso di poco più di ventiquattro ore, di fronte all’emergenza non si è tirato indietro: «Non ritengo che i moduli abitativi provvisori possano essere considerati una soluzione», dichiara con grande sincerità. «Questa situazione non può soddisfare nessuno, perché accoglienza ed integrazione viaggiano su altri binari. Capendo la situazione di emergenza, però, il ruolo di un sindaco deve essere quello di assecondare la volontà delle autorità che stanno sopra di lui. Ospitare profughi in container deve rimanere solo una situazione provvisoria: ho firmato un’ordinanza con la quale si sottolinea che il Comune di San Martino in Rio si impegna a mantenerla fino al 15 giugno e nelle prossime due settimane mi auguro ci sia massima collaborazione per trovare strutture più idonee».

Il campo profughi d’emergenza di San Martino in Rio – che dispone di 24 posti letto e nel quale è sempre presente un operatore culturale – si è reso necessario dopo l’arrivo a Reggio di una novantina di persone scappate dai propri Paesi per guerra e miseria: «Troppi rispetto a quanto ci aspettavamo, abbiamo difficoltà a capire dove sistemarli perché non c’è più posto», il grido d’allarme lanciato dal vice prefetto Alessandra De Notaristefani. In tutta la provincia, la quota di rifugiati si attesta a 1.700: altri 600, secondo il maxi-bando della prefettura, quelli che potranno essere ospitati. Di fronte a numeri sempre più in crescita, sarà davvero possibile definire provvisoria la soluzione dei container?

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