La “nuova” Matilde conquista il pubblico
di Ambra Prati
Successo di pubblico e critica per il flash back dei fatti del 1084 con Enrico IV Un minuto di silenzio per Daniele Piombi. Lottatore ferito nel gioco del ponte
3 MINUTI DI LETTURA
QUATTRO CASTELLA. Il rito del 52esimo corteo matildico, che anche quest’anno ha attirato migliaia di spettatori, si è celebrato all’insegna del rinnovamento.
La giornata conclusiva, che rievoca la reinfeudazione di Matilde, ha visto la fila per entrare e un ritardo – causa temperature africane – del corteo dei fanciulli: ben 220 bambini delle scuole castellesi. La rievocazione si è aperta con una novità: il dialogo tra Matilde e il confessore Anselmo da Lucca (interpretato da Pietro Secchi, da almeno tre anni presenza fissa, così come l’altra figura-spalla, Mauro Burani nei panni del biografo e cronista Donizone da Canossa): un dialogo sull’antefatto storico, la caduta in disgrazia di Matilde, il Bando di Lucca con cui nel 1081 il padre di Enrico V, l’imperatore Enrico IV, privò la Grancontessa di tutti i suoi poteri feudali. L’episodio è stato messo in scena con un flash back narrativo. Un momento sottolineato dal racconto in latino sulle terribili conseguenze del bando, letto da Hans-Peter Schick, ex sindaco di Weillburg (cittadina dell’Assia gemellata con Quattro Castella), che ha anche sfilato a cavallo in apertura del corteo (un’altra novità last minute dell’edizione 2017).
Mentre si eseguiva il cambio di scenografia, il doveroso ricordo di Daniele Piombi, narratore scomparso di recente. «Una voce che ha annunciato il corteo per oltre vent’anni è venuta a mancare: il Comitato Matildico e l’amministrazione comunale intendono omaggiare il compianto Daniele Piombi con un minuto di silenzio», ha detto lo speaker cui è seguito un sentito applauso.
Dopo le spettacolari e colorate sfilate delle varie contrade di sbandieratori, della massa dei villici – con bambini, oche, asini, mucche, cesti del “pane di Matilde”, perfino un uomo in ceppi – e simulazioni di battaglie, la cerimonia è entrata nel vivo, saltando al 1111, con l’ingresso a cavallo di Enrico IV-Andrea Gherpelli e Matilde-Sabrina Paravicini: entrambi “centrati” e compresi nell’interpretazione, anche se il reggiano è parso più a suo agio e più disinvolto.
«A voi, Matilde, restituisco la dignità di fedele vassalla imperiale»: con queste parole l’imperatore ha reinfeudato la Grancontessa, nell’ormai topica scena dell’inginocchiatoio. Tra i doni ai due signori sul trono, una curiosità: il neonato dato in braccio a Matilde era Emiliano, sette mesi, figlio di Giacomo Bertani Pecorari, capogruppo Pd. L’uscita dei due protagonisti è stata omaggiata dalla cavallerizza Cinzia Pellegri, della Corte Transumante di Nasseta, che ha fatto eseguire passi al suo esemplare – anche questa una new entry.
È poi scoccata l’ora dei tornei medievali. La quintana dell’anello (cavalieri a cavallo devono infilzare con una lancia un anello, via via più piccolo, posizionato su un fantoccio), vinta per un soffio dalla Maestà della Battaglia. E il gioco del ponte, il più atteso. Sette lottatori (il primo “ariete” con uno scudo di gommapiuma, gli altri dietro con caschetto), divisi in quattro contrade: vince chi butta giù dal ponte di legno la squadra avversaria (a lato vengono posizionati sacchi per attutire le cadute). Una battaglia senza esclusione di colpi, fatta di grovigli di corpi, che suscita tifo da stadio ed esultazioni “haka”. Ha vinto – uno dei lottatori è rimasto in mutande – la gualdana di Monte Zane, che ha che in finale ha superato i campioni uscenti di Monte Lucio. Una “vittima”: un lottatore ferito a una gamba e portato via in barella, mentre altri due hanno avuto il setto nasale rotto (un classico del ponte).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La giornata conclusiva, che rievoca la reinfeudazione di Matilde, ha visto la fila per entrare e un ritardo – causa temperature africane – del corteo dei fanciulli: ben 220 bambini delle scuole castellesi. La rievocazione si è aperta con una novità: il dialogo tra Matilde e il confessore Anselmo da Lucca (interpretato da Pietro Secchi, da almeno tre anni presenza fissa, così come l’altra figura-spalla, Mauro Burani nei panni del biografo e cronista Donizone da Canossa): un dialogo sull’antefatto storico, la caduta in disgrazia di Matilde, il Bando di Lucca con cui nel 1081 il padre di Enrico V, l’imperatore Enrico IV, privò la Grancontessa di tutti i suoi poteri feudali. L’episodio è stato messo in scena con un flash back narrativo. Un momento sottolineato dal racconto in latino sulle terribili conseguenze del bando, letto da Hans-Peter Schick, ex sindaco di Weillburg (cittadina dell’Assia gemellata con Quattro Castella), che ha anche sfilato a cavallo in apertura del corteo (un’altra novità last minute dell’edizione 2017).
Mentre si eseguiva il cambio di scenografia, il doveroso ricordo di Daniele Piombi, narratore scomparso di recente. «Una voce che ha annunciato il corteo per oltre vent’anni è venuta a mancare: il Comitato Matildico e l’amministrazione comunale intendono omaggiare il compianto Daniele Piombi con un minuto di silenzio», ha detto lo speaker cui è seguito un sentito applauso.
Dopo le spettacolari e colorate sfilate delle varie contrade di sbandieratori, della massa dei villici – con bambini, oche, asini, mucche, cesti del “pane di Matilde”, perfino un uomo in ceppi – e simulazioni di battaglie, la cerimonia è entrata nel vivo, saltando al 1111, con l’ingresso a cavallo di Enrico IV-Andrea Gherpelli e Matilde-Sabrina Paravicini: entrambi “centrati” e compresi nell’interpretazione, anche se il reggiano è parso più a suo agio e più disinvolto.
«A voi, Matilde, restituisco la dignità di fedele vassalla imperiale»: con queste parole l’imperatore ha reinfeudato la Grancontessa, nell’ormai topica scena dell’inginocchiatoio. Tra i doni ai due signori sul trono, una curiosità: il neonato dato in braccio a Matilde era Emiliano, sette mesi, figlio di Giacomo Bertani Pecorari, capogruppo Pd. L’uscita dei due protagonisti è stata omaggiata dalla cavallerizza Cinzia Pellegri, della Corte Transumante di Nasseta, che ha fatto eseguire passi al suo esemplare – anche questa una new entry.
È poi scoccata l’ora dei tornei medievali. La quintana dell’anello (cavalieri a cavallo devono infilzare con una lancia un anello, via via più piccolo, posizionato su un fantoccio), vinta per un soffio dalla Maestà della Battaglia. E il gioco del ponte, il più atteso. Sette lottatori (il primo “ariete” con uno scudo di gommapiuma, gli altri dietro con caschetto), divisi in quattro contrade: vince chi butta giù dal ponte di legno la squadra avversaria (a lato vengono posizionati sacchi per attutire le cadute). Una battaglia senza esclusione di colpi, fatta di grovigli di corpi, che suscita tifo da stadio ed esultazioni “haka”. Ha vinto – uno dei lottatori è rimasto in mutande – la gualdana di Monte Zane, che ha che in finale ha superato i campioni uscenti di Monte Lucio. Una “vittima”: un lottatore ferito a una gamba e portato via in barella, mentre altri due hanno avuto il setto nasale rotto (un classico del ponte).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
