No Pride, rinforzi anche dal Veneto
di Gabriele Farina
Fedeli dell’Est Veronese, gruppo di cattolici integralisti: «Una miriade di preti parteciperà alla nostra processione»
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REGGIO EMILIA. «Siamo cattolici tradizionalisti, preghiamo per i gay». All’indomani dell’intervento del vescovo di Reggio, Massimo Camisasca, che ha invitato la Chiesa a dare una prova di maturazione «nella coscienza e nell’esperienza», così si presentano i Fedeli dell’Est Veronese, uno dei gruppi di cattolici integralisti che sabato prossimo saranno in città per la discussa processione di riparazione contro il REmilia Pride.
I rappresentanti si dicono spinti dalla fede e giudicano in modo positivo le benedizioni ricevute dal Comitato Beata Giovanna Scopelli da parte del cardinale Raymond Leo Burke e del vescovo Athanasius Schneider. «Oltre ai “pezzi grossi” – anticipano – ci sarà sicuramente una miriade di preti cattolici a partecipare alla processione». Preti che tuttavia dovranno però presentarsi in talare, con un abbigliamento espressamente richiesto dagli organizzatori. «Siamo cattolici tradizionalisti – sottolineano gli esponenti veneti – pertanto riteniamo che l’abbigliamento del sacerdote sia adeguato: sicuramente in talare. Il prete deve essere riconoscibile anche nel vestiario che deve parlare di Dio a tutto quello che il religioso incontra». Una processione che ha scatenato un’ondata di polemiche e veleni dentro e fuori la Chiesa.
Un clima che ha messo nel mirino anche don Paolo Cugini, il sacerdote reggiano che ha ricevuto una lettera anonima accusatoria dopo una celebrazione in memoria delle vittime di omofobia. «Non prendiamo parte a polemiche sterili e inutili per tutti – rispondono in tal senso i Fedeli dell’Est Veronese – ma preghiamo il Signore che queste accuse non siano vere per l’anima di don Paolo Cugini e per chi le ha lanciate se ha agito con intento disonesto, diffamatorio e cattivo».
L’assessore ai Diritti di cittadinanza, Serena Foracchia, ha denunciato estremismi e un possibile attacco alla nuova Chiesa di Papa Francesco. «Non ci sono estremismi – commentano i rappresentanti del gruppo – anzi c’è un atto d’amore verso le anime di quanti prenderanno parte al Gay Pride il 3 giugno e lo sosterranno. Il compito dei fedeli cattolici sarà di riparare, chiedere la conversione e la “salus animarum” (la salvezza delle anime) di queste persone. Non esiste una nuova o vecchia Chiesa: essa è quella di sempre con i suoi dogmi e precetti che sono immutabili da 2000 anni da quando Nostro Signore Gesù Cristo l'ha fondata».
Il giudizio sul pontefice è altrettanto netto. E non estraneo a critiche. «Il nostro modesto parere è che Papa Francesco dovrebbe promuovere instancabilmente tra il suo clero e i fedeli il ritorno alla purezza della Fede Cattolica – sostengono i fedeli – che dopo il Concilio Vaticano II è andata progressivamente oscurandosi».
Del pontefice aveva parlato anche Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda, sostenendo che “Papa Francesco non va all’indietro come alcuni gruppi cattolici vorrebbero andare».
«Nicolini dovrebbe prendere in considerazione il fatto che Papa Francesco ha detto solamente che un omosessuale che cerca Dio va accolto, aiutato e accompagnato – riconoscono dal gruppo –. Chi ha queste tendenze va assistito con preghiera e molta dedizione. I gay devono intraprendere una profonda vita spirituale (orazione, sacramenti, fuga delle occasioni eccetera) ed essere casti. Inequivocabilmente casti». Critico anche il commento sull’alterazione del manifesto ufficiale della processione, modificato dagli organizzatori del Gay Pride per lanciare la festa arcobaleno di ri-riparazione: «Una blasfemia».
I rappresentanti del gruppo sono pronti a non rispondere alle provocazioni. «Non reagiremo – confermano, citando il centenario della prima apparizione della Madonna a Fatima – ma saremo pazienti e termineremo la nostra preghiera: saremo a Reggio soltanto per questo».
I rappresentanti si dicono spinti dalla fede e giudicano in modo positivo le benedizioni ricevute dal Comitato Beata Giovanna Scopelli da parte del cardinale Raymond Leo Burke e del vescovo Athanasius Schneider. «Oltre ai “pezzi grossi” – anticipano – ci sarà sicuramente una miriade di preti cattolici a partecipare alla processione». Preti che tuttavia dovranno però presentarsi in talare, con un abbigliamento espressamente richiesto dagli organizzatori. «Siamo cattolici tradizionalisti – sottolineano gli esponenti veneti – pertanto riteniamo che l’abbigliamento del sacerdote sia adeguato: sicuramente in talare. Il prete deve essere riconoscibile anche nel vestiario che deve parlare di Dio a tutto quello che il religioso incontra». Una processione che ha scatenato un’ondata di polemiche e veleni dentro e fuori la Chiesa.
Un clima che ha messo nel mirino anche don Paolo Cugini, il sacerdote reggiano che ha ricevuto una lettera anonima accusatoria dopo una celebrazione in memoria delle vittime di omofobia. «Non prendiamo parte a polemiche sterili e inutili per tutti – rispondono in tal senso i Fedeli dell’Est Veronese – ma preghiamo il Signore che queste accuse non siano vere per l’anima di don Paolo Cugini e per chi le ha lanciate se ha agito con intento disonesto, diffamatorio e cattivo».
L’assessore ai Diritti di cittadinanza, Serena Foracchia, ha denunciato estremismi e un possibile attacco alla nuova Chiesa di Papa Francesco. «Non ci sono estremismi – commentano i rappresentanti del gruppo – anzi c’è un atto d’amore verso le anime di quanti prenderanno parte al Gay Pride il 3 giugno e lo sosterranno. Il compito dei fedeli cattolici sarà di riparare, chiedere la conversione e la “salus animarum” (la salvezza delle anime) di queste persone. Non esiste una nuova o vecchia Chiesa: essa è quella di sempre con i suoi dogmi e precetti che sono immutabili da 2000 anni da quando Nostro Signore Gesù Cristo l'ha fondata».
Il giudizio sul pontefice è altrettanto netto. E non estraneo a critiche. «Il nostro modesto parere è che Papa Francesco dovrebbe promuovere instancabilmente tra il suo clero e i fedeli il ritorno alla purezza della Fede Cattolica – sostengono i fedeli – che dopo il Concilio Vaticano II è andata progressivamente oscurandosi».
Del pontefice aveva parlato anche Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda, sostenendo che “Papa Francesco non va all’indietro come alcuni gruppi cattolici vorrebbero andare».
«Nicolini dovrebbe prendere in considerazione il fatto che Papa Francesco ha detto solamente che un omosessuale che cerca Dio va accolto, aiutato e accompagnato – riconoscono dal gruppo –. Chi ha queste tendenze va assistito con preghiera e molta dedizione. I gay devono intraprendere una profonda vita spirituale (orazione, sacramenti, fuga delle occasioni eccetera) ed essere casti. Inequivocabilmente casti». Critico anche il commento sull’alterazione del manifesto ufficiale della processione, modificato dagli organizzatori del Gay Pride per lanciare la festa arcobaleno di ri-riparazione: «Una blasfemia».
I rappresentanti del gruppo sono pronti a non rispondere alle provocazioni. «Non reagiremo – confermano, citando il centenario della prima apparizione della Madonna a Fatima – ma saremo pazienti e termineremo la nostra preghiera: saremo a Reggio soltanto per questo».
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