i protagonisti
Paravicini: «Una storia da film Perfetta come sceneggiatura» Gherpelli: «Ritorno al passato»
QUATTRO CASTELLA. «Non conoscevo la figura di Matilde di Canossa, ma è davvero una storia da film: contiene tutti gli elementi per essere trasformata in un’ottima sceneggiatura, per un film ma anche...
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QUATTRO CASTELLA. «Non conoscevo la figura di Matilde di Canossa, ma è davvero una storia da film: contiene tutti gli elementi per essere trasformata in un’ottima sceneggiatura, per un film ma anche per un saga a puntate». Così Sabrina Paravicini, attrice, regista e scrittrice ora Matilde di Canossa 2017, ha espresso il suo stupore per un personaggio storico che non è abbastanza noto al grande pubblico.
«Matilde era una guerriera, una donna combattiva, coraggiosa nell’andare contro l’imperatore e molto moderna, per l’epoca – ha detto Paravicini –: sposata al fratellastro cui non riuscì a dare un erede, per sposarsi con un sedicenne ottenne l’annullamento del matrimonio e da lì iniziò la macchina del fango nei suoi confronti». Una donna capace di scelte controcorrente in un periodo considerato buio per il genere femminile.
Paravicini si è detta impressionata «dalla partecipazione delle persone: l’altra sera ho fatto un giro e c’erano tanti volontari. Mi ha impressionato anche il castello: venerdì pomeriggio abbiamo fatto le prove lì e mi è parso di toccare con mano la solitudine di Matilde, sola contro tutti. Credo che di questo personaggio si parli troppo poco».
Per Paravicini la tre giorni castellese è stata nuova sotto tutti i punti di vista. «L’aspetto più difficile (oltre al peso del vestito), è stato eseguire un pezzo di teatro all’interno di una macchina organizzativa che è un evento».
Ha giocato in casa invece Andrea Gherpelli, attore correggese che ha alcuni familiari a Quattro Castella. «Ricordo quando assistevo al corteo da bambino – ha detto –: era come giocare senza consolle. Per me è una gioia essere in una terra che è generosa di suo: basta vedere l’energia espressa per rievocare una vicenda storica che è un’eccellenza reggiana. È anche un modo, a mio avviso, per ritrovare un certo modo di parlare “alto” e per ripulirci dall’inquinamento verbale odierno».
Alla domanda su qual è stato l’aspetto più difficile, Gherpelli ha mostrato fair play. «Nessuna difficoltà, se non quella di sostenere una scena di lunga durata, una sorta di “piano sequenza”: ma ci sono abituato. Piuttosto la difficoltà è per i volontari e per i montatori del corteo: persone che sono rimaste sotto il sole cocente ad allestire le strutture. A loro va il mio grazie». (am.p.)
«Matilde era una guerriera, una donna combattiva, coraggiosa nell’andare contro l’imperatore e molto moderna, per l’epoca – ha detto Paravicini –: sposata al fratellastro cui non riuscì a dare un erede, per sposarsi con un sedicenne ottenne l’annullamento del matrimonio e da lì iniziò la macchina del fango nei suoi confronti». Una donna capace di scelte controcorrente in un periodo considerato buio per il genere femminile.
Paravicini si è detta impressionata «dalla partecipazione delle persone: l’altra sera ho fatto un giro e c’erano tanti volontari. Mi ha impressionato anche il castello: venerdì pomeriggio abbiamo fatto le prove lì e mi è parso di toccare con mano la solitudine di Matilde, sola contro tutti. Credo che di questo personaggio si parli troppo poco».
Per Paravicini la tre giorni castellese è stata nuova sotto tutti i punti di vista. «L’aspetto più difficile (oltre al peso del vestito), è stato eseguire un pezzo di teatro all’interno di una macchina organizzativa che è un evento».
Ha giocato in casa invece Andrea Gherpelli, attore correggese che ha alcuni familiari a Quattro Castella. «Ricordo quando assistevo al corteo da bambino – ha detto –: era come giocare senza consolle. Per me è una gioia essere in una terra che è generosa di suo: basta vedere l’energia espressa per rievocare una vicenda storica che è un’eccellenza reggiana. È anche un modo, a mio avviso, per ritrovare un certo modo di parlare “alto” e per ripulirci dall’inquinamento verbale odierno».
Alla domanda su qual è stato l’aspetto più difficile, Gherpelli ha mostrato fair play. «Nessuna difficoltà, se non quella di sostenere una scena di lunga durata, una sorta di “piano sequenza”: ma ci sono abituato. Piuttosto la difficoltà è per i volontari e per i montatori del corteo: persone che sono rimaste sotto il sole cocente ad allestire le strutture. A loro va il mio grazie». (am.p.)
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