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È una reggiana la vicepresidente del Club alpino 

di Giuseppe Boi
È una reggiana la vicepresidente del Club alpino 

Castelnovo: Lorella Franceschini, 54 anni, è di Correggio Prima donna eletta ai vertici del Cai in 154 anni di storia

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CASTELNOVO MONTI. Una donna della pianura reggiana ai vertici del Club alpino italiano (Cai). Lorella Franceschini di Correggio è stata eletta vicepresidente generale del Cai. La reggiana di 54 anni è la prima donna a ricoprire questa carica nei 154 anni di vita del club degli amanti della montagna. Franceschini è legata a doppio filo alla nostra montagna. Ha imparato ad amarla nella casa dei suoi genitori a Ligonchio. Socia Cai dal 1986, dopo un’esperienza a Reggio è stata chiamata a Bologna per sviluppare l’alpinismo nel club del capoluogo di regione.
Come nasce la sua passione?
«Ho cominciato l’alpinismo qui per poi “sfidare” montagne più impegnative come le alpi orientali e, in particolare, le Dolomiti. Amo la montagna perché è una scuola di vita e una sfida continua con me stessa. Nell’alpinismo non c’è agonismo: si è da soli con la montagna in una “lotta” contro le proprio forze per raggiungere la vetta».
Quante risorse impiega il Cai per garantire la sicurezza nelle montagne reggiane?
«Parecchie, come del resto facciamo in tutta Italia. Il caposaldo del Cai, sottolineato nell’articolo 1 del club, è favorire la frequentazione della montagna e la tutela del suo ecosistema. Per realizzarlo in concreto investiamo nelle nostre scuole di alpinismo ed escursionismo con l’obiettivo di insegnare i soci a vivere in sicurezza la montagna. Un impegno premiato dai numeri: nel 2016 i soci Cai vittime di incidenti in montagna sono meno del 5% del totale. A raggiungere questi risultati concorre anche il lavoro della scuola del Cai a Reggio Emilia».
I reggiani amanti dell’alpinismo hanno poi la fortuna di avere la Pietra di Bismantova.
«La Pietra è anzitutto una bellezza naturale che fa parte ed è tutelata dal parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Questo comporta che molte attività siano vietate sempre o in alcuni periodi. Tolti questi limiti, che vanno rispettati per il bene di tutti, Bismantova è dagli anni ’70 una palestra naturale: ai primi sentieri per escursionisti si sono aggiunti dei percorsi per arrampicatori con protezioni che garantiscono un buon margine di sicurezza».
Tuttavia gli incidenti avvengono e sono frequenti.
«Il rischio in montagna non si può azzerare, ma nella Pietra di Bismantova non ci sono stati incidenti gravi e anche il numero è in calo. Questo grazie a due fattori: quello oggettivo della migliora chiodatura e quello soggettivo della maggiore preparazione tecnica degli alpinisti».
Dunque i soccorsi che si registrano sono una normalità.
«Sì, anzi sono pochi. E questo vale per tutta la montagna reggiana al punto che, in passato, si era ventilata l’ipotesi di togliere l’elisoccorso da Reggio Emilia proprio perché poco utilizzato rispetto ad altre zone».
C’è un rischio concreto di ridimensionamento?
«No, non corriamo questo rischio. Anzitutto perché il soccorso è uno dei capisaldi del Club alpino e per garantirlo facciamo tutto il possibile sia al livello di uomini, sia a livello di mezzi. A Reggio c’è una stazione collegata 24 ore su 24 con la protezione civile e il 118 capace di intervenire in modo rapido ed efficace. Poi il soccorso alpino reggiano è un’eccellenza: basti pensare all’impegno profuso in occasione del terremoto in centro Italia e alla valanga sull’hotel Rigopiano in Abruzzo».
Per garantire sempre più sicurezza, al vostro impegno deve aggiungersi quello dei singoli alpinisti.
«Sì, è un elemento fondamentale. E consiglio a tutti di iscriversi al nostro club. Anzitutto perché essere soci significa avere una copertura assicurativa per tutte le attività e il soccorso alpino gratuito. Poi perché, grazie ai nostri corsi e alle nostre attività, chiunque voglia vivere la montagna può farlo in sicurezza e con la compagnia giusta».
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