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«Il no al permesso Bugia è come un no alla scienza» 

di Adriano Arati
«Il no al permesso Bugia è come un no alla scienza» 

Rubiera, il consigliere comunale Benati contro la mozione che blocca la ricerca «Assurdo rifiutare test sugli idrocarburi uguali a quelli che fanno i geologi»

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RUBIERA. «Il “no” ai test sugli idrocarburi è un atto anti-scientifico, un salto nel passato, si rifiutano anche i semplici controlli». Non usa mezze parole Marco Benati, capogruppo di centrodestra nel consiglio comunale di Rubiera, per descrivere il rifiuto espresso dall’assemblea consiliare al progetto di sondaggi nel sottosuolo curato dall’azienda statunitense Aleanna Resources all’interno del piano esplorativo “Bugia”.
Il percorso prevede esami non invasivi (con camion attrezzati per inviare scariche elettriche con effetto simile a un sonar per terreno solido) nel territorio di Rubiera, coinvolta in una piccola porzione vicino al corso del fiume Secchia, e nei Comuni modenesi di Sassuolo, Formigine e Fiorano. La ricerca potrebbe ampliarsi poi ad altre aree confinanti (il progetto approvato nel 2016 parla almeno di Modena e Castelnuovo Rangone). L’obiettivo è verificare la presenza di giacimenti di idrocarburi solidi o liquidi nel sottosuolo dell’area in questione.
Dopo il “no” espresso dai sindaci, il consiglio comunale di Rubiera ha ribadito la propria opposizione, approvando una mozione presentata dalla maggioranza Pd ed emendata dai 5 Stelle. Unico voto contrario, quello del rappresentante del centrodestra Marco Benati.
«È una mozione che va contro alla scienza – spiega Benati –. Il progetto prevede dei test che non danneggiano minimamente il terreno né il sottosuolo. Sono scariche elettriche usate dai geologi anche per capire se una zona è a rischio sismico. Sono controlli senza effetti collaterali che servono solo a valutare la possibile presenza di idrocarburi. E il permesso riguarda solo i test: anche se venissero scoperti dei giacimenti, l’azienda che fa i controlli non avrebbe alcun diritto immediato a estrarre ma si partirebbe a ragionare da zero».
Per l’esponente del centrodestra «il voto è oscurantista, si oppone a prescindere a qualcosa che non sappiamo nemmeno se esiste; è assurdo. Sempre poi che sia un male, l’eventuale scoperta di presenza di idrocarburi».
Il tema rimane molto sentito in tutto il territorio a cavallo fra il Reggiano e il Modenese. Assieme al progetto “Bugia”, che coinvolge aree a Sud della via Emilia attorno al corso del fiume Secchia, vi è un identico permesso, chiamato “Fantozza”, nella Bassa. Qui anzi si è in una fase lievemente più avanzata e ugualmente contrastata dagli enti pubblici locali. I test sono stati autorizzati dal ministero dell’Ambiente e hanno ottenuto il via libera della Regione Emilia Romagna, nel 2009 per lo schema di progetto e nel 2016 per i controlli concreti. I timori dei residenti riguardano l’eventuale scoperta di giacimenti, e quindi le conseguenti attività estrattive nel bel mezzo del piano padano.
Nei giorni scorsi la Regione Emilia Romagna ha scritto al ministero e alla società «chiedendo la sospensione di sei mesi delle attività per avere la possibilità di informare e coinvolgere gli enti locali e i cittadini», proprio in questa ottica.
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