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Federmeccanica, Storchi: «Prima il sì sul contratto, poi i cappelletti con Landini»

di Enrico Lorenzo Tidona
Federmeccanica, Storchi: «Prima il sì sul contratto, poi i cappelletti con Landini»

Il presidente uscente fissa a Reggio l’addio: «Quel contratto dei metalmeccanici firmato con la Fiom parla reggiano»

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REGGIO EMILIA  Immaginatevi un tavolo: da una parte c’è un esile imprenditore con 1.300 dipendenti diretti e che rappresenta i falchi delle 16mila imprese metalmeccaniche italiane. Dall’altro c’è un sindacalista, in teoria l’acerrimo nemico, uomo diretto e più corpulento, da tempo capopopolo di oltre 300mila operai delle fabbriche italiane.

Al centro del tavolo c’è un contratto di lavoro, quello dei metalmeccanici, che dopo mesi di braccio di ferro porta finalmente la firma dei due contendenti. Poco dopo la scena si ripete ma i due, questa volta, sono sì di fronte uno all’altro ma il tavolo è quello di una trattoria reggiana, dove stanno mangiando - come si erano ripromessi - un piatto di cappelletti in brodo, il loro piatto preferito, per sancire quell’insperato accordo di caratura nazionale condito in salsa reggiana.

Un’immagine restituita da Fabio Storchi, presidente di Comer Industries di Reggiolo, che in questi giorni ha ceduto il testimone dell’azienda al nipote Matteo quasi in concomitanza con la discesa dallo scranno di presidente di Federmeccanica, e che con il leader della Fiom, il reggiano Maurizio Landini, ha sottoscritto a novembre il nuovo contratto delle tute blu.

Presidente Storchi, dopo 4 anni di presidenza in Federmeccanica tornerà ad essere un semplice associato?
«La scadenza era naturale e abbiamo consegnato il testimone a Alberto Dal Poz, un giovane promettente che era già nell’associazione. Ma abbiamo scelto Reggio Emilia per la mia ultima assemblea, il 23 giugno, da presidente di Federmeccanica».

Come lo interpretiamo? Un tributo alla sua terra?
«Reggio potrà fare bella mostra di sé per questo evento nazionale. Se lo merita anche perché esprime alcune tra le realtà metalmeccaniche migliori d’Italia».

Qual è lo stato di salute di queste imprese?
«È tornato ad essere positivo. La crescita commerciale mondiale, dal Brasile alla Cina, sta dando fiato alle nostre esportazioni. Aziende come la mia, che vende all’estero l’85% dei suoi prodotti, ne stanno traendo beneficio. La metalmeccanica nazionale registra a fine del primo trimestre una crescita del 3%. Un dato che non vedevamo da anni».

La sola Interpump di Sant’Ilario fa vero shopping all’estero mentre le multinazionali straniere stanno comprando a man bassa le imprese reggiane. Dobbiamo preoccuparci?
«Gli investimenti stranieri in casa nostra hanno una loro positività. Vuole dire che abbiamo raggiunto l’eccellenza coprendo nicchie di mercato. È evidente che il fenomeno Interpump, che fa da aggregatore, è preferibile all’essere aggregati. Ma l’importante è che chi viene a Reggio porti avanti politiche di sviluppo, anche occupazionale».

Come avete affrontato il passaggio generazionale in Comer?
«Il passaggio è frutto di programmazione. Qualche lustro fa abbiamo sottoscritto un patto di famiglia per il passaggio generazionale. Bisogna sempre anticipare il futuro: è il sale della mia azienda».

Tra i risultati più notevoli della sua presidenza c’è certamente il contratto di lavoro sottoscritto con Landini.
«Sì, abbiamo fatto un buon lavoro. Abbiamo lavorato insieme per rinnovare la regole del gioco in un mondo economico diverso rispetto al passato. Grande merito va alle parti sociali con le quali, è vero, ci siamo dovuti confrontare a lungo. Siamo riusciti a trovare una condivisione pur partendo da distanze abbastanza consistenti».

Quanto è valsa la conoscenza con Landini?
«Siamo entrambi reggiani e nelle rispettive parti abbiamo avuto un periodo di militanza a Reggio. Tra noi c’è stima reciproca come con gli altri sindacalisti al tavolo».

Ma quel piatto di cappelletti in brodo che vi eravate ripromessi di mangiare insieme se ci fosse stata la firma?
«L’abbiamo mangiato, eccome. Siamo andati insieme nella migliore trattoria di Reggio. Ma non faccio il nome della trattoria, non è bello».

Storchi, cosa farà ora?
«Credo che mi godrò il meritato riposo».

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