Reggio si schiera «No ai container»
di Leonardo Grilli
Il consiglio e la giunta vanno in pressing sulla Prefettura Capelli, Pd: «I profughi non sono scatoloni da impilare»
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REGGIO EMILIA. Quattordici richiedenti asilo sistemati all’interno di piccoli e impersonali container. Un caso, quello di San Martino in Rio, che sta facendo discutere animatamente cittadini e istituzioni di tutta la provincia. Al punto da spingere la giunta di Reggio Emilia, ieri in Consiglio comunale, a dissociarsi da questa decisione. Contrapponendosi, di fatto, alla stessa prefettura. È una vera e propria la linea politica quella dettata dal capogruppo del Partito Democratico, Andrea Capelli. Linea da riportare poi al prefetto, non appena fra pochi giorni si insedierà ufficialmente.
Il tema dell’accoglienza è stato discusso dalla maggioranza mentre si aspetta l’esito del bando di gara indetto dalla prefettura e sette comitati cittadini affilano le armi in vista del 12 giugno, quando sfileranno in una fiaccolata per richiamare l’attenzione sul numero massimo dei richiedenti asilo accolti in città.
«Abbiamo visto dai dati ufficiali – ha spiegato dunque Capelli – purtroppo le previsioni non sono in diminuzione e ha fatto bene la prefettura a prevedere nel nuovo bando anche una quota maggiore di quelle che sono le presenze oggi in città, perché di sicuro non ci sarà un'inversione di tendenza a breve». Ciò premesso, ha continuato il capogruppo, «quello che anche all’interno della maggioranza e della giunta abbiamo discusso è di evitare situazioni di baraccopoli come i container e il più possibile di posizionare i nuovi arrivi in sistemazioni dignitose».
Per quanto riguarda l’ipotesi di utilizzare edifici pubblici, ha specificato Capelli, «la linea politica che abbiamo dato alla giunta da riportare al prefetto è che se devono essere utilizzati immobili pubblici, che non vi sia in una sola situazione la presenza di troppe persone». Positivo invece il giudizio sul nuovo bando prefettizio, con 2.300 posti messi a gara in provincia, di cui 902 nel comune capoluogo: «Chi ha gestito fino ad oggi l’accoglienza lo ha fatto al meglio, speriamo che con il nuovo bando si continui così. Ma è chiaro che quando ti chiamano al telefono a mezzanotte e ti dicono che domani mattina arrivano 80 persone non è facile intervenire, considerando che non si tratta di scatoloni da mettere sugli scaffali ma di persone». Infine, sulla situazione dei Comuni reggiani che ad oggi non hanno accolto richiedenti asilo, il democratico si dice fiducioso: «Credo che alla fine con i dovuti distinguo relativi alle conformazioni geografiche, magari con numeri da rivedere e razionalità, si gestirà la situazione e li prenderanno anche loro».
Chi invece era un po’ meno fiduciosa era la stessa prefettura. Almeno a quanto rislta da una lettera del 20 aprile di quest’anno inviata dal prefetto uscente, Raffaele Ruberto, al sindaco di Reggio Emilia e a tutti i presidenti delle Unioni dei Comuni. Due pagine che rappresentano di fatto l’ultima chiamata per tutti quei territori che, ad oggi, non hanno accolto nessun richiedente asilo o ne ospitano in numero molto ridotto rispetto a quelli che spetterebbero loro.
Parole che sottolineano il momento emergenziale per il Paese, con un incremento considerevole del flusso migratorio destinato a crescere ancora con l’arrivo dell’estate e del bel tempo. E, in un contesto come questo, tutti sono chiamati a svolgere il loro dovere. Ma se questo non dovesse succedere, si legge nella comunicazione ufficiale, pur malvolentieri la prefettura sarebbe costretta a inviare lo stesso i richiedenti asilo anche nei territori della provincia che non hanno indicato soluzioni abitative idonee. La conseguenza diretta di ciò sarebbe, come si è verificato per San Martino in Rio, l’utilizzo di moduli di emergenza: i tanto criticati container.
I termini usati nella lettera non lasciano spazio ai dubbi: il tempo degli indugi è finito, ora occorre agire. Tutto trasmette l’idea dell’urgenza.
Si parla di immediata fruibilità, da fornire senza indugio e in tempi rapidissimi perché, si legge, non è più possibile attendere oltre per acquisire la disponibilità o inseguire dubbi o titubanze. E in tutto questo contesto è vero solo in parte l’assunto, ripetuto più di una volta, che i sindaci non hanno poteri e che non spetta a loro decidere sull’accoglienza. La procedura prevista infatti, in contesti di normale collaborazione, è semplice: la prefettura contatta il primo cittadino di turno, che soprattutto per quanto riguarda i piccoli territori si suppone abbia contezza delle opzioni che offre il suo Comune, e chiede quali siano le soluzioni abitative individuate.
Il sindaco però, come è successo in più di un’occasione, può anche rispondere picche mancando di fatto al suo compito stabilito dall’accordo nazionale fra Stato e Anci: essere partner essenziale del sistema di smistamento e protagonista attivo a livello locale.
Fino ad ora questo modus operandi da Ponzio Pilato ha retto grazie ad altre amministrazioni che si sono prese in carico un numero maggiore di migranti rispetto a quanto affidato loro dall’accordo nazionale. Reggio Emilia, Brescello, Bagnolo in Piano, Ventasso: questi i principali Comuni che hanno permesso ad alcuni colleghi di fare orecchie da mercante, ignorando il problema. Per adesso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il tema dell’accoglienza è stato discusso dalla maggioranza mentre si aspetta l’esito del bando di gara indetto dalla prefettura e sette comitati cittadini affilano le armi in vista del 12 giugno, quando sfileranno in una fiaccolata per richiamare l’attenzione sul numero massimo dei richiedenti asilo accolti in città.
«Abbiamo visto dai dati ufficiali – ha spiegato dunque Capelli – purtroppo le previsioni non sono in diminuzione e ha fatto bene la prefettura a prevedere nel nuovo bando anche una quota maggiore di quelle che sono le presenze oggi in città, perché di sicuro non ci sarà un'inversione di tendenza a breve». Ciò premesso, ha continuato il capogruppo, «quello che anche all’interno della maggioranza e della giunta abbiamo discusso è di evitare situazioni di baraccopoli come i container e il più possibile di posizionare i nuovi arrivi in sistemazioni dignitose».
Per quanto riguarda l’ipotesi di utilizzare edifici pubblici, ha specificato Capelli, «la linea politica che abbiamo dato alla giunta da riportare al prefetto è che se devono essere utilizzati immobili pubblici, che non vi sia in una sola situazione la presenza di troppe persone». Positivo invece il giudizio sul nuovo bando prefettizio, con 2.300 posti messi a gara in provincia, di cui 902 nel comune capoluogo: «Chi ha gestito fino ad oggi l’accoglienza lo ha fatto al meglio, speriamo che con il nuovo bando si continui così. Ma è chiaro che quando ti chiamano al telefono a mezzanotte e ti dicono che domani mattina arrivano 80 persone non è facile intervenire, considerando che non si tratta di scatoloni da mettere sugli scaffali ma di persone». Infine, sulla situazione dei Comuni reggiani che ad oggi non hanno accolto richiedenti asilo, il democratico si dice fiducioso: «Credo che alla fine con i dovuti distinguo relativi alle conformazioni geografiche, magari con numeri da rivedere e razionalità, si gestirà la situazione e li prenderanno anche loro».
Chi invece era un po’ meno fiduciosa era la stessa prefettura. Almeno a quanto rislta da una lettera del 20 aprile di quest’anno inviata dal prefetto uscente, Raffaele Ruberto, al sindaco di Reggio Emilia e a tutti i presidenti delle Unioni dei Comuni. Due pagine che rappresentano di fatto l’ultima chiamata per tutti quei territori che, ad oggi, non hanno accolto nessun richiedente asilo o ne ospitano in numero molto ridotto rispetto a quelli che spetterebbero loro.
Parole che sottolineano il momento emergenziale per il Paese, con un incremento considerevole del flusso migratorio destinato a crescere ancora con l’arrivo dell’estate e del bel tempo. E, in un contesto come questo, tutti sono chiamati a svolgere il loro dovere. Ma se questo non dovesse succedere, si legge nella comunicazione ufficiale, pur malvolentieri la prefettura sarebbe costretta a inviare lo stesso i richiedenti asilo anche nei territori della provincia che non hanno indicato soluzioni abitative idonee. La conseguenza diretta di ciò sarebbe, come si è verificato per San Martino in Rio, l’utilizzo di moduli di emergenza: i tanto criticati container.
I termini usati nella lettera non lasciano spazio ai dubbi: il tempo degli indugi è finito, ora occorre agire. Tutto trasmette l’idea dell’urgenza.
Si parla di immediata fruibilità, da fornire senza indugio e in tempi rapidissimi perché, si legge, non è più possibile attendere oltre per acquisire la disponibilità o inseguire dubbi o titubanze. E in tutto questo contesto è vero solo in parte l’assunto, ripetuto più di una volta, che i sindaci non hanno poteri e che non spetta a loro decidere sull’accoglienza. La procedura prevista infatti, in contesti di normale collaborazione, è semplice: la prefettura contatta il primo cittadino di turno, che soprattutto per quanto riguarda i piccoli territori si suppone abbia contezza delle opzioni che offre il suo Comune, e chiede quali siano le soluzioni abitative individuate.
Il sindaco però, come è successo in più di un’occasione, può anche rispondere picche mancando di fatto al suo compito stabilito dall’accordo nazionale fra Stato e Anci: essere partner essenziale del sistema di smistamento e protagonista attivo a livello locale.
Fino ad ora questo modus operandi da Ponzio Pilato ha retto grazie ad altre amministrazioni che si sono prese in carico un numero maggiore di migranti rispetto a quanto affidato loro dall’accordo nazionale. Reggio Emilia, Brescello, Bagnolo in Piano, Ventasso: questi i principali Comuni che hanno permesso ad alcuni colleghi di fare orecchie da mercante, ignorando il problema. Per adesso.
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