Richiedenti asilo Otto Comuni sono a quota zero
Ci sono ancora amministrazioni che non ospitano profughi In più di metà provincia si accoglie meno di quanto stabilito
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REGGIO EMILIA . Castellarano, Sant’Ilario d’Enza, Reggiolo, Rio Saliceto, Toano, Rolo, Baiso e Vetto. Questi sono i Comuni che attualmente non accolgono nemmeno un richiedente asilo. Ora però la situazione è cambiata e nella nostra provincia, a cui è destinato l’11,98% dell’intero riparto regionale, l’afflusso di profughi è in continua crescita. Tanto che alcuni richiedenti asilo potrebbero arrivare direttamente dal sud Italia senza transitare dal centro di smistamento di Bologna, ormai sovraccarico.
E le amministrazioni che attualmente non accolgono nemmeno un richiedente asilo potrebbero presto trovarsi nelle stesse condizioni di San Martino in Rio, altro territorio che fino a pochi giorni fa era a quota zero e che, come preannunciato dalla prefettura reggiana, ha visto comunque arrivare i migranti. Tutto questo nonostante un certo ostruzionismo, come trapela chiaramente dalla comunicazione scritta a firma del prefetto in data 20 aprile, destinata a Reggio Emilia e a tutti i presidenti delle Unioni dei Comuni reggiani. Si deve constatare, si legge a metà della lettera, che mentre molti Comuni sono ancora lontani dall’aver esaurito le quote assegnate con il bando dello scorso anno, in molti altri non si è attivato nemmeno uno dei posti previsti dal piano Anci.
Otto comuni, se togliamo il “costretto suo malgrado” San Martino in Rio, che comprendono una popolazione di circa 55mila abitanti. E che nel complesso avrebbero dovuto accogliere nel 2016 circa 180 richiedenti asilo: 50 a Castellarano, 37 a Sant’Ilario d’Enza, 30 a Reggiolo, 20 a Rio Saliceto, 15 a Toano, 13 a Rolo, 11 a Baiso e 6 a Vetto. Di richiedenti asilo però, in questi territori, non se n’è vista nemmeno l’ombra. Nulla da stupirsi, quindi, se la prefettura per far fronte all’emergenza e non gravare sui Comuni che invece accolgono al di sopra delle loro competenze, ha collocato i container a San Martino in Rio. Ipotesi che era già stata ampiamente preannunciata, tra l’altro, in una riunione tenutasi a Bologna qualche settimana fa alla presenza della Regione, dei Comuni capoluogo e dei prefetti di tutta l’Emilia-Romagna. In quell’occasione, preso atto che circa il 40% delle amministrazioni emiliano-romagnole non ospita nemmeno un migrante nonostante gli accordi nazionali, si è deciso di intervenire su questa percentuale. Dando priorità ai Comuni inadempienti per lo smistamento dei profughi, usando se necessario anche dei moduli abitativi mobili.
Ma non ci sono solo le amministrazioni che, o perché si rifiutano o perché fanno orecchie da mercante, sono a quota zero. C’è una lunga trafila di territori nella nostra provincia che accoglie meno (o molto meno) di quanto dovrebbe secondo il piano Anci. Sono 25 in totale su 42 enti locali complessivi. Fra questi i casi più eclatanti, soprattutto in rapporto alla superficie e al numero di abitanti, sono Scandiano, Correggio, Guastalla e Casalgrande. Tutti con un “debito” nei confronti dello Stato per quando riguarda l’accoglienza che oscilla fra i 30 e i 50 migranti, rispetto a una popolazione che va dai 15mila ai 25mila abitanti. Sono di fatto i Comuni più popolosi dopo Reggio Emilia e anche quelli che ospitano meno (tenendo fuori dal conto gli otto territori che sono a zero).
Un atteggiamento che è stato possibile grazie a quelle città che, al contrario, hanno aperto le porte a più richiedenti asilo rispetto a quanto sarebbe spettato loro. Reggio Emilia è quella che, ovviamente, spicca di più con oltre 470 persone accolte oltre alla sua quota. Ma ci sono altre realtà, fra cui Brescello (102 in più), Bagnolo in Piano (42 in più) e Ventasso (11 in più). Ma ora che lo spettro dei container è diventato realtà, sembra che le amministrazioni inadempienti si stiano attivando, sollecitate anche dal grido d’allarme lanciato dal vice prefetto Alessandra De Notaristefani: «Troppi rispetto a quanto ci aspettavamo, abbiamo difficoltà a capire dove sistemarli perché non c’è più posto». In tutta la provincia, la quota di rifugiati si attesta a 1.700: altri 600, secondo il maxi-bando della prefettura, quelli che potranno essere ospitati. (l.g.)
E le amministrazioni che attualmente non accolgono nemmeno un richiedente asilo potrebbero presto trovarsi nelle stesse condizioni di San Martino in Rio, altro territorio che fino a pochi giorni fa era a quota zero e che, come preannunciato dalla prefettura reggiana, ha visto comunque arrivare i migranti. Tutto questo nonostante un certo ostruzionismo, come trapela chiaramente dalla comunicazione scritta a firma del prefetto in data 20 aprile, destinata a Reggio Emilia e a tutti i presidenti delle Unioni dei Comuni reggiani. Si deve constatare, si legge a metà della lettera, che mentre molti Comuni sono ancora lontani dall’aver esaurito le quote assegnate con il bando dello scorso anno, in molti altri non si è attivato nemmeno uno dei posti previsti dal piano Anci.
Otto comuni, se togliamo il “costretto suo malgrado” San Martino in Rio, che comprendono una popolazione di circa 55mila abitanti. E che nel complesso avrebbero dovuto accogliere nel 2016 circa 180 richiedenti asilo: 50 a Castellarano, 37 a Sant’Ilario d’Enza, 30 a Reggiolo, 20 a Rio Saliceto, 15 a Toano, 13 a Rolo, 11 a Baiso e 6 a Vetto. Di richiedenti asilo però, in questi territori, non se n’è vista nemmeno l’ombra. Nulla da stupirsi, quindi, se la prefettura per far fronte all’emergenza e non gravare sui Comuni che invece accolgono al di sopra delle loro competenze, ha collocato i container a San Martino in Rio. Ipotesi che era già stata ampiamente preannunciata, tra l’altro, in una riunione tenutasi a Bologna qualche settimana fa alla presenza della Regione, dei Comuni capoluogo e dei prefetti di tutta l’Emilia-Romagna. In quell’occasione, preso atto che circa il 40% delle amministrazioni emiliano-romagnole non ospita nemmeno un migrante nonostante gli accordi nazionali, si è deciso di intervenire su questa percentuale. Dando priorità ai Comuni inadempienti per lo smistamento dei profughi, usando se necessario anche dei moduli abitativi mobili.
Ma non ci sono solo le amministrazioni che, o perché si rifiutano o perché fanno orecchie da mercante, sono a quota zero. C’è una lunga trafila di territori nella nostra provincia che accoglie meno (o molto meno) di quanto dovrebbe secondo il piano Anci. Sono 25 in totale su 42 enti locali complessivi. Fra questi i casi più eclatanti, soprattutto in rapporto alla superficie e al numero di abitanti, sono Scandiano, Correggio, Guastalla e Casalgrande. Tutti con un “debito” nei confronti dello Stato per quando riguarda l’accoglienza che oscilla fra i 30 e i 50 migranti, rispetto a una popolazione che va dai 15mila ai 25mila abitanti. Sono di fatto i Comuni più popolosi dopo Reggio Emilia e anche quelli che ospitano meno (tenendo fuori dal conto gli otto territori che sono a zero).
Un atteggiamento che è stato possibile grazie a quelle città che, al contrario, hanno aperto le porte a più richiedenti asilo rispetto a quanto sarebbe spettato loro. Reggio Emilia è quella che, ovviamente, spicca di più con oltre 470 persone accolte oltre alla sua quota. Ma ci sono altre realtà, fra cui Brescello (102 in più), Bagnolo in Piano (42 in più) e Ventasso (11 in più). Ma ora che lo spettro dei container è diventato realtà, sembra che le amministrazioni inadempienti si stiano attivando, sollecitate anche dal grido d’allarme lanciato dal vice prefetto Alessandra De Notaristefani: «Troppi rispetto a quanto ci aspettavamo, abbiamo difficoltà a capire dove sistemarli perché non c’è più posto». In tutta la provincia, la quota di rifugiati si attesta a 1.700: altri 600, secondo il maxi-bando della prefettura, quelli che potranno essere ospitati. (l.g.)
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