«Dammi i soldi o ti ammazzo» Condanna per tentata estorsione
Castelnovo Monti, voleva 14mila euro da un imprenditore di Collagna che aveva un debito di 10mila L’autore delle minacce ha patteggiato un anno e otto mesi e ora sconterà la pena ai domiciliari
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CASTELNOVO MONTI. «Portami i soldi o ti ammazzo come un cane». Per queste e altre minacce rivolte a un imprenditore di Collagna, un calabrese di 50 anni ha patteggiato un anno e 8 mesi per tentata estorsione. Ora Antonio Loprete, di Isola Capo Rizzuto, residente da tempo a Castelnovo Monti, sconterà quello che resta della condanna, un anno e 29 giorni, in regime di detenzione domiciliare. L’uomo, secondo le indagini che erano state svolte dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Castelnovo Monti, per mesi avrebbe perseguitato un imprenditore edile di Collagna, che non aveva pagato alla scadenza due cambiali.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nel gennaio del 2010 l’imprenditore di Collagna aveva emesso i due documenti per saldare un artigiano che per lui aveva eseguito alcuni lavori, per un importo di 10mila euro.
Quelle cambiali, successivamente, erano state girate al crotonese. Alla scadenza, il 31 marzo 2010, quando l’imprenditore non è riuscito a onorarle, per lui è iniziato l’incubo. Il 50enne, in più di un’occasione aveva affrontato l’imprenditore aggiungendo gravi minacce per vedersi pagati quei soldi. «Vengo su e ti metto su una sedia a rotelle» gli diceva. «Ti spacco la faccia, portami i soldi o ti ammazzo come un cane»: era questo il tenore delle comunicazioni che per mesi sono andate avanti tra i due.
Il creditore si presentava spesso dinnanzi all’imprenditore, dicendogli di sapere dove abitava e fissando ripetutamente incontri per farsi consegnare i soldi. In qualche occasione, gli disse anche che se non avesse pagato non avrebbe esitato a prendergli l'auto. In questo lasso di tempo, inoltre, sulla cifra dovuta sono anche «fioriti» gli interessi: il 50enne, a cui l’imprenditore ne doveva 10mila euro, ne pretendeva addirittura 14mila.
Nonostante i timori e la preoccupazione che quelle minacce potessero diventare fatti, l’imprenditore edile, il 7 giugno dello 2010 aveva trovato la forza di rivolgersi ai carabinieri e denunciare tutto.
I militari avevano iniziato le indagini, trovando subito riscontri. Il crotonese era stato prima denunciato a piede libero, ma poi il pm Maria Rita Pantani aveva presentato appello al tribunale della libertà di Bologna. Appello che era stato accolto e nei confronti del calabrese era stato emesso un provvedimento restrittivo di natura cautelare.
Loprete ha patteggiato un anno e 10 mesi e nel febbraio 2013 la condanna è diventata definitiva. Il suo avvocato Noris Bucchi ha presentato richiesta di affidamento ai servizi sociali e in subordine ha chiesto i domiciliari. Il tribunale della Libertà si è espresso su quella richiesta dopo oltre quattro anni, ponendo così fine alla vicenda giudiziaria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nel gennaio del 2010 l’imprenditore di Collagna aveva emesso i due documenti per saldare un artigiano che per lui aveva eseguito alcuni lavori, per un importo di 10mila euro.
Quelle cambiali, successivamente, erano state girate al crotonese. Alla scadenza, il 31 marzo 2010, quando l’imprenditore non è riuscito a onorarle, per lui è iniziato l’incubo. Il 50enne, in più di un’occasione aveva affrontato l’imprenditore aggiungendo gravi minacce per vedersi pagati quei soldi. «Vengo su e ti metto su una sedia a rotelle» gli diceva. «Ti spacco la faccia, portami i soldi o ti ammazzo come un cane»: era questo il tenore delle comunicazioni che per mesi sono andate avanti tra i due.
Il creditore si presentava spesso dinnanzi all’imprenditore, dicendogli di sapere dove abitava e fissando ripetutamente incontri per farsi consegnare i soldi. In qualche occasione, gli disse anche che se non avesse pagato non avrebbe esitato a prendergli l'auto. In questo lasso di tempo, inoltre, sulla cifra dovuta sono anche «fioriti» gli interessi: il 50enne, a cui l’imprenditore ne doveva 10mila euro, ne pretendeva addirittura 14mila.
Nonostante i timori e la preoccupazione che quelle minacce potessero diventare fatti, l’imprenditore edile, il 7 giugno dello 2010 aveva trovato la forza di rivolgersi ai carabinieri e denunciare tutto.
I militari avevano iniziato le indagini, trovando subito riscontri. Il crotonese era stato prima denunciato a piede libero, ma poi il pm Maria Rita Pantani aveva presentato appello al tribunale della libertà di Bologna. Appello che era stato accolto e nei confronti del calabrese era stato emesso un provvedimento restrittivo di natura cautelare.
Loprete ha patteggiato un anno e 10 mesi e nel febbraio 2013 la condanna è diventata definitiva. Il suo avvocato Noris Bucchi ha presentato richiesta di affidamento ai servizi sociali e in subordine ha chiesto i domiciliari. Il tribunale della Libertà si è espresso su quella richiesta dopo oltre quattro anni, ponendo così fine alla vicenda giudiziaria.
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