Gazzetta di Reggio

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I Comuni: «Il prefetto ci deve ascoltare» 

di Marco Costanzini
I Comuni: «Il prefetto ci deve ascoltare» 

L’Anci chiede un incontro. Il coordinatore provinciale Cavallaro: «Serve un confronto costruttivo su numeri e sicurezza» 

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REGGIO EMILIA. L’emergenza profughi è il problema che il nuovo prefetto Maria Grazia Forte sarà chiamato ad affrontare sin dal momento del suo insediamento, ancor prima dell’apertura delle buste del bando che prevede l’accoglienza di 2.300 richiedenti asilo. Il prefetto troverà subito sul suo tavolo una nota con le domande dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), il cui coordinatore provinciale è il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro.
Cavallaro, sappiamo che l’Anci ha chiesto un incontro alla prefettura.
«Al termine dell’ultima riunione è stato redatto un documento, poi trasmesso venerdì scorso alla prefettura. Aspettiamo di capire se vorrà incontrarci il vicario o se il discorso verrà affrontato con il nuovo prefetto».
Qual è la vostra richiesta?
«C’è una serie di punti sui quali confrontarci, nella logica di una collaborazione necessaria di fronte ad una situazione sempre più emergenziale. Il primo riguarda i numeri, calcolati dalla prefettura sulla base di tabelle specifiche e non decisi dai sindaci. Numeri che, in questi casi, incidono enormemente sulla qualità dell’accoglienza».
Gli altri punti?
«Contrarietà alla creazione di campi profughi, all’installazione di container e a concentramenti importanti in singole aree. Il discorso torna sui numeri: bisogna garantire sicurezza e qualità del servizio, evitando problemi di ordine pubblico».
Ci sono anche domande sul piano regionale e nazionale.
«Vorremmo capire se la distribuzione è equa, se ci sono territori che accolgono più di altri, escludendo le zone che per problemi oggettivi non possono rispondere a questa richiesta. È anche necessario che venga snellita la procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato: un richiedente asilo ora attende due anni per ricevere una risposta, il ministero si sta impegnando affinché le tempistiche si riducano fino a sei mesi. Con numeri sempre più in crescita, questo passaggio è fondamentale per evitare di creare veri e propri “parcheggi” di profughi».
I Comuni sono pronti a rispondere all’ emergenza?
«Innanzitutto occorre spiegare il nostro ruolo: la gestione non spetta a noi. Non esiste sindaco che abbia detto “sì” o “no” alla prefettura e che abbia scelto quanti richiedenti asilo accogliere. La priorità è partire da chi non ospita profughi, vero, ma questo a volte accade perché il gestore non ha trovato sistemazioni. Non si può certo pensare di ricorrere alle case popolari: le graduatorie sono piene di persone altrettanto bisognose. Ci sono risorse messe a disposizione dallo stato, il welfare dei Comuni non va toccato».
Cosa chiedete a chi si aggiudicherà il bando?
«Una presenza maggiore sul territorio e lo dico a buste ancora chiuse. I Comuni offrono collaborazione ma non possono svolgere il ruolo del soggetto gestore, responsabile sin dalla ricerca delle sistemazioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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