Gazzetta di Reggio

Reggio

“Nui chiniam la testa al Massimo pastor” 

Il giornale La Bussola difende le parole del vescovo e guarda al Corpus Domini

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Molte e diverse le interpretazioni che vengono proposte sulla nota che sabato scorso il vescovo della diocesi di Reggio e Guastalla ha dedicato al Gay Pride e alla processione riparatoria. Interessante è quella offerta da Andrea Zambrano sul giornale cattolico online La Nuova Bussola Quotidiana.
Il titolo: “Gay Pride, il vescovo e il comando”.
Dopo aver rintracciato nella nota di monsignor Camisasca un richiamo ai preti e ai laici di esprimersi pubblicamente dopo essersi confrontati con lui, Zambrano propone questa lettura circa la processione del Corpus Domini in programma il 18 giugno a Reggio Emilia: “Ma Camisasca ha voluto anche lanciare un altro messaggio, che pochi hanno compreso: è in quella processione in cui il Salvatore si mostra nel suo volto splendente da Risorto che verrà fatto l’atto di riparazione della diocesi all’affronto del Gay Pride.
Una processione eucaristica che arriverà a lavare le strade imbrattate dal Gay Pride”.
Zambrano, in riferimento alla circostanza e al giudizio del monsignore, chiede e si chiede: “ Lo specificherà? Lo comunicherà?
Non è dato a sapere, però un fatto è certo: è in quel riferimento al «carisma del pastore» e al sentire «cum ecclesia» che in questa vicenda è mancato a tutti, che Camisasca vuole esercitare il ruolo di vescovo che gli è toccato in sorte da Benedetto XVI”.
Il riferimento al precedente Papa sembra giustapposto per far risalire la critica ad un’altra epoca, certamente non a quella di Papa Francesco.
Alla fine della sua riflessione- traduzione Zambrano aumenta il dosaggio: “Sì, ma, dirà qualcuno, Camisasca non ha detto nulla contro il Gay Pride. E che doveva dire? Soprattutto dopo aver proclamato questo: «Ribadisco con convinzione l’affermazione del Catechismo che sostiene che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”». Vi sembra poco?
In tempi come questi dove molti vescovi e preti sono diventati omoeretici quando non omosessuali, è già un’enormità.
Accusarlo di essere pavido può dare un’ebbrezza iniziale, ma visto quello che combinano altri suoi colleghi di episcopato sul tema gay e affini, capiamo anche chi alla fine la risolve così: «Nui chiniam la testa al Massimo pastor»”.
Ormai nell’orbita dei mezzi di comunicazione online, oppure attraverso dichiarazioni, lettere e adesioni, non si contano le prese di posizione in favore della processione di riparazione, proposta dal Comitato Beata Giovanna Scopelli che veicola le informazioni attraverso Radio Spada.
Va ricordato che personaggi del calibro del cardinale Raymond Leo Burke e del vescovo Athanasius Schneider hanno benedetto la contromanifestazione reggiana.
Ha scritto don Giorgio Bellei, parroco dello Spirito Santo di Modena, il quale, con i due ecclesiastici, rappresenta il fronte anti-bergogliano e la testa di ponte degli ultracattolici.
Anche il teologo monsignor Antonio Livi si è espresso contro il Gay Pride. Indubbiamente il confronto si è alzato di livello.

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