Gazzetta di Reggio

Reggio

Per gli “ingombranti” 100mila euro all’anno 

di Gabriele Farina
Per gli “ingombranti” 100mila euro all’anno 

Iren scopre nuovi abbandoni in campagna e nei pressi dei centri di raccolta In leggero aumento i materiali pesanti recuperati: da 1.931 a 2.011 tonnellate 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Sapete quanto costa abbandonare rifiuti ingombranti? Oltre centomila euro all’anno, vale a dire più di 273 euro al giorno. A monitorare la spesa, e a dare i “numeri” precisi, è Gianluca Paglia, responsabile dell’area Raccolta e Territorio Emilia di Iren. «Per gli abbandoni sul territorio comunale impegniamo circa 60-70mila euro all’anno del bilancio – esordisce Paglia – e tale cifra riguarda le attività mirate ai grandi abbandoni di carattere artigianale-industriale. Nel totale non rientrano però le utenze domestiche. I “micro” abbandoni, infatti, rientrano nelle attività ordinarie svolte dagli operatori, il cui peso non è facile da quantificare. Sugli abbandoni davanti ai centri di raccolta stimiamo di spendere circa venti euro al giorno per oltre trecento giorni per sei centri di raccolta. In questo modo spendiamo altri 36mila euro per cattivi comportamenti».
Sommando 70mila euro (la cifra più alta del bilancio) a 36mila euro si ottiene la quota di 106mila euro. Un totale che salirebbe a quota 113.800 euro, sommando ai 70mila euro visti in precedenza 43.800 euro, vale a dire quanto si spenderebbe se la raccolta per i cattivi comportamenti avvenisse ogni giorno (venti euro al dì per 365 giorni).
Il responsabile Iren vuole guardare il bicchiere mezzo pieno e riscontra una diminuzione degli episodi relativi a mobili o materiali ingombranti abbandonati per strada. In tal senso, sono emblematici i casi segnalati in viale Monte San Michele e in via Tassoni. «Gli abbandoni ora riguardano in particolare alcuni punti della campagna – risponde in merito Paglia – ovvero dove i contenitori non sono visibili. Ve ne sono anche alcuni nelle zone industriali. La novità è che li abbiamo davanti ai centri di raccolta, vale a dire strutture che sono aperte dieci ore al giorno, in due casi anche alla domenica».
Insomma, non tutti ricorrono alle buone pratiche del servizio a domicilio e i numeri specifici conoscono ampi margini di crescita.
Lo scorso anno sono state 3.526 le chiamate rivolte dai reggiani agli uffici di Iren per il servizio in questione. «È un dato che oscilla in funzione della vendita degli immobili – prosegue il responsabile – perché chi trasloca spesso sostituisce beni più o meno durevoli. Nei primi quattro mesi del 2017 le chiamate sono state 1.250. Siamo sostanzialmente in linea con gli altri anni». Se si continuasse di questo passo, alla fine dell’anno si arriverebbe a toccare i cinquemila servizi, oltre 13 al giorno.
In aumento sono le tonnellate di materiali ingombranti raccolte. Lo scorso anno sono state 2.011, nel 2015 erano state 1.931. A livello quotidiano, il divario non è sostanziale: 5,5 tonnellate al giorno nel primo caso, 5,3 nel secondo. Il conteggio non è semplice. «I centri di raccolta sono misurati per filiere di materiali – spiega Paglia – per cui una rete metallica di un letto termina nel ferro, una rete di legno nel letto e così via. Tali tipi di rifiuti sono trasportati e poi suddivisi per tipologia di filiera. Tra gli ingombranti, inoltre, rientrano i rifiuti elettrici ed elettronici».
Una quota consistente, come emerge da cifre successive. «Tali tipi di materiali derivano soprattutto dalla raccolta a domicilio – aggiunge il responsabile Iren – e sono portati anche dagli installatori». I numeri, in generale, sono consistenti. «Raccogliamo oltre 450 tonnellate nelle isole ecologiche – ribadisce Paglia – di cui 142 tonnellate sono occupate dai condizionatori. Un’altra parte molto consistente è costituita dagli altri “grandi bianchi”. Nelle isole ecologiche, inoltre, rientrano 141 tonnellate di monitor e 117 tra computer e altri elettrodomestici, nella cui categoria rientrano anche i mixer e le radio. Raccogliamo anche circa quattro tonnellate di lampadine al neon».
Un dato, quest’ultimo, davvero curioso. Ogni “eco-box” al neon contiene mediamente 8 chili di lampadine, per cui se ne scaricano ogni anno circa cinquecento, vale a dire oltre una “scatola” al giorno.
«Sono in aumento i trasporti di monitor – garantisce il responsabile – dopo che c’è stata la sostituzione dei vecchi schermi con quelli piatti. In passato, c’era stato un picco anche per i televisori, quando c’è stato il passaggio dall’analogico al digitale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google