REmilia Pride, arriva la benedizione di Orietta Berti
L'artista sostiene l'iniziativa per i diritti civili
NovaRes raccoglie firme, anarchici in piazza
REGGIO EMILIA. Benedizione e contro-benedizione. Orietta Berti segue l’esempio di Luciano Ligabue e appoggia il REmilia Pride. Una risposta indiretta al sostegno ricevuto dai rappresentanti del Comitato Beata Giovanna Scopelli per la “Processione di riparazione” contro la manifestazione per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali che si terrà sabato 3 giugno in città.
La cantante non sarà presente in piazza della Vittoria ma non ha fatto mancare la sua adesione. «Purtroppo Orietta non potrà essere con noi sul palco per impegni lavorativi – spiega Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda – ma ha deciso d’inviare un bel segnale di supporto alle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans, cui ha sempre voluto un gran bene». Già nel 2000 la barca di Orietta andava controcorrente allorché affermava «smettiamola con le discriminazioni: essere gay non è una colpa e nemmeno uno stato di malessere». Erano ancora lontane le unioni civili, la cui legge in Italia porta il nome di Monica Cirinnà, senatrice romana che supporta il REmilia Pride.
Un supporto giunge dagli studenti di NovaRes. Oltre ottocento le firme raccolte nelle scuole reggiane per il Pride. «Troppe volte ultracattolici reggiani (e non) hanno ostacolato programmi di educazione sessuale diffondendo disinformazione sulla fasulla teoria “gender”, spesso in accordo con formazioni neofasciste», sostiene il gruppo. Sabato ci saranno pure gli anarchici. «Riteniamo estremamente importante ribadire la necessità dell'emancipazione, individuale e collettiva, dal sessismo e dall'omo-trans-fobia, piaghe sociali di diretta matrice religiosa», spiegano dalla Federazione Anarchica Reggiana e dalla sezione reggiana dell'Unione Sindacale Italiana. Per loro le religioni «tentano di riconquistare terreno, imponendo al dibattito pubblico i loro deliri retrogradi e reazionari».
Essi partiranno alle 14 da via 4 Novembre (in parallelo con i carri della marcia arcobaleno). Alle 10.30 via da Porta Santo Stefano alla processione del Comitato. I sacerdoti saranno in talare, la funzione (anche) in latino e alcuni “pellegrini” risponderanno con il rosario a eventuali provocazioni. «Fingono di doversi difendere da aggressioni – commenta Nicolini – offendono tutti e poi fanno le vittime: ma chi vi considera?».
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