Gazzetta di Reggio

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«Richiedenti asilo? Sono solo lo 0,3%» 

di Leonardo Grilli
«Richiedenti asilo? Sono solo lo 0,3%» 

Il vicesindaco Sassi interviene sul dibattito attorno all’accoglienza: «Gli stranieri sono fondamentali»

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REGGIO EMILIA. I richiedenti asilo? Sono una piccolissima parte della popolazione. La sicurezza? Non è inversamente proporzionale al numero di stranieri. La ricchezza del Paese? Dipende in modo molto forte dagli immigrati che decidono di lavorare in Italia. Il vicesindaco di Reggio Emilia, Matteo Sassi, interviene a gamba tesa nel dibattito sull’accoglienza dei richiedenti asilo, ribaltando completamente la prospettiva più comune e più sentita. Ovvero che gli stranieri a Reggio Emilia sono troppi e sono sinonimo di degrado e insicurezza.
«Rischia di passare, nel dibattito pubblico, un ragionamento tanto infondato quanto sbagliato – spiega Sassi – ovvero che la qualità del vivere comune sia inversamente proporzionale al numero di cittadini stranieri residenti (soprattutto di richiedenti asilo). Un ragionamento grossolano, che non trova riscontri nella realtà. Si finge di non vedere che i cittadini stranieri contribuiscono in modo fondamentale alla ricchezza e al welfare del Paese, a cominciare dalla previdenza». Anche sul numero di richiedenti asilo ospitati in provincia, attualmente circa 1.700 ma destinati ad aumentare fino a 2.300, il vicesindaco non ha dubbi: sono una piccola percentuale che non influisce sulla sicurezza delle città: «Hanno assunto la funzione di capro espiatorio delle sofferenze sociali e delle frustrazioni che la lunga crisi ha portato con sé. I 1.700 profughi rappresentano lo 0,3% della popolazione provinciale e occupano da settimane la quasi totalità della dibattito politico e mediatico locale. Anziché discutere di diseguaglianze sociali crescenti, di diritto al lavoro che non c'è o di diritti sociali. Chi detiene il potere vero nel tempo dell’austerity se la ride di fronte ad un dibattito così misero. È il capolavoro delle classi dirigenti e proprietarie: il conflitto tra gli ultimi e i penultimi anziché l’attualità della trasformazione sociale».
E, secondo il vicesindaco, emblematica di questo contesto è la manifestazione indetta dai comitati per il prossimo 12 giugno.
«I comitati – prosegue Sassi – usano il bilancino per misurare le presenze dei profughi ma non si sono accorti che un anno fa oltre il 70% dei richiedenti asilo in provincia era presente in città, a fronte del 55% di oggi. Non si sono inoltre accorti che tra il 2013 e il 2016 le presenze di cittadini stranieri sono calate di 3.500 unità. C’è uno scarto molto forte tra la realtà e la sua rappresentazione. Il calo significativo degli stranieri residenti non è un buon dato sul piano sociale e nemmeno economico. Ci parla di una crisi tutt’altro che terminata».
Che gli stranieri siano calati in città, in effetti, è confermato anche dai dati ufficiali aggiornati a fine 2016. Attualmente sul territorio comunale risiedono 28.250 cittadini provenienti da altri Paesi, principalmente dall’Albania, dalla Cina, dal Marocco, dalla Romania e dall’Ucraina. Rappresentano il 16,5% degli abitanti di Reggio Emilia e, contrariamente alla percezione più diffusa, vengono principalmente dall’est Europa. La Nigeria occupa l’ottavo posto in classifica, il Senegal il sedicesimo. Questa percentuale, però, fino a poco tempo fa era più alta. Dal 2000 al 2012 si è passati dall’11,9% al 18,4% di stranieri residenti. Poi con l’arrivo della crisi, il crollo dell’edilizia e le difficoltà delle cooperative è cominciato un inesorabile decremento tutt’ora in corso.
«Si vuole dipingere una città invasa dagli stranieri – conclude Sassi – un territorio in crescente difficoltà nel gestire il piano di accoglienza dei profughi, quando è vero l’esatto contrario. Questo clima ha un segno politico, frastagliato ma convergente negli esiti: insicurezza, intolleranza, sfiducia e cinismo. Dobbiamo ricordarcene e non smettere di parlare a tutti coloro, e sono la maggioranza, che guardano con fiducia al futuro. Senza buone parole non può esserci buona politica, non dimentichiamolo».

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