Tra Emilia e Trentino guerra per l’aceto
La Regione invia una lettera al ministro Martina contro la denominazione: «Stop al Balsamico della Provincia autonoma»
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REGGIO EMILIA. Emilia-Romagna contro Trentino. È “guerra” aperta tra Regione e Provincia autonoma. Al centro c’è un’eccellenza della tavola italiana, l’aceto balsamico. L’oro nero - che con il Parmigiano Reggiano ha reso celebre l’Emilia in tutto il mondo - è insidiato dalle produzioni delle zone alpine, che tornano alla carica dopo aver lanciato nel mondo i formaggi grana stagionati in quota.
Dopo l’altolà lanciato cinque giorni fa tramite un’interrogazione parlamentare dal deputato reggiano del Pd Paolo Gandolfi, è giunta una richiesta specifica con una lettera la Regione Emilia-Romagna direttamente al ministro dell'agricoltura, Maurizio Martina. Con la missiva viene chiesto di sospendere qualunque decisione rispetto alla domanda della Provincia autonoma di Trento di inserire un proprio aceto balsamico tra le Indicazioni geografiche e, soprattutto, tutelare gli aceti balsamico tradizionale di Modena e di Reggio Dop e Balsamico di Modena Igp. «Va fatta chiarezza sul corretto uso dei termini relativi alle indicazioni d'origine - afferma la Regione - Ci sono precise norme di legge che indicano le caratteristiche che deve avere un prodotto per rientrare nella denominazione di aceto balsamico o balsamico tradizionale, e i metodi di produzione del Trentino, secondo lo stesso Consorzio di Modena, non rispetterebbero i requisiti richiesti».
La Regione non va certo per il sottile avendo speso negli anni notevoli risorse per sostenere le eccellenza emiliane, insidiate oltre che dai concorrenti stranieri, anche da quelli italiani.
«Richiamando la legge 238/2016 che stabilisce regole sulla denominazione “aceto”, appare evidente - ha proseguito la Regione - che la documentazione presentata dal Trentino non sembrerebbe assicurare che le metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura siano praticate sul territorio regionale in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai venticinque anni. Riteniamo quindi che non sia opportuno consentire a tale denominazione l'inserimento nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali».
Sulla vicenda, la Regione ha attivato in questi giorni contatti con i Consorzi di tutela degli aceti balsamici Dop e Igp anche per una valutazione della situazione giuridica, in attesa delle sentenze relative ai procedimenti giudiziari che il Consorzio di Modena ha promosso per la tutela del nome del balsamico, compreso quello presso la Corte di Giustizia europea.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Dopo l’altolà lanciato cinque giorni fa tramite un’interrogazione parlamentare dal deputato reggiano del Pd Paolo Gandolfi, è giunta una richiesta specifica con una lettera la Regione Emilia-Romagna direttamente al ministro dell'agricoltura, Maurizio Martina. Con la missiva viene chiesto di sospendere qualunque decisione rispetto alla domanda della Provincia autonoma di Trento di inserire un proprio aceto balsamico tra le Indicazioni geografiche e, soprattutto, tutelare gli aceti balsamico tradizionale di Modena e di Reggio Dop e Balsamico di Modena Igp. «Va fatta chiarezza sul corretto uso dei termini relativi alle indicazioni d'origine - afferma la Regione - Ci sono precise norme di legge che indicano le caratteristiche che deve avere un prodotto per rientrare nella denominazione di aceto balsamico o balsamico tradizionale, e i metodi di produzione del Trentino, secondo lo stesso Consorzio di Modena, non rispetterebbero i requisiti richiesti».
La Regione non va certo per il sottile avendo speso negli anni notevoli risorse per sostenere le eccellenza emiliane, insidiate oltre che dai concorrenti stranieri, anche da quelli italiani.
«Richiamando la legge 238/2016 che stabilisce regole sulla denominazione “aceto”, appare evidente - ha proseguito la Regione - che la documentazione presentata dal Trentino non sembrerebbe assicurare che le metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura siano praticate sul territorio regionale in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai venticinque anni. Riteniamo quindi che non sia opportuno consentire a tale denominazione l'inserimento nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali».
Sulla vicenda, la Regione ha attivato in questi giorni contatti con i Consorzi di tutela degli aceti balsamici Dop e Igp anche per una valutazione della situazione giuridica, in attesa delle sentenze relative ai procedimenti giudiziari che il Consorzio di Modena ha promosso per la tutela del nome del balsamico, compreso quello presso la Corte di Giustizia europea.
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