Ai profughi tre case sequestrate per mafia nel Reggiano
Montecchio: gli alloggi dei fratelli Vertinelli, imputati di Aemilia, saranno assegnati alle cooperative
MONTECCHIO EMILIA. Centinaia di migranti in arrivo e solo poche case per accoglierli. A Montecchio, però, spunta un escamotage: saranno utilizzati tre alloggi di via Galileo Galilei sequestrati per mafia ai fratelli Vertinelli (come previsto dal decreto legislativo 159/2011 del Codice antimafia e delle misure di prevenzione). I due facoltosi imprenditori cutresi - considerati i cassieri delle cosche crotonesi - sono imputati nel processo Aemilia contro la ’ndrangheta, nel quale sono accusati di associazione mafiosa e reimpiego di denaro illecito.
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La carenza di alloggi per i profughi è infatti la nuova emergenza che sta attraversando trasversalmente tutta la provincia di Reggio Emilia e che infiamma la discussione anche nel resto d’Italia. Proprio a Reggio Emilia, però, la complessa gestione dell’ingente patrimonio sequestrato in via preventiva ai fini della confisca a una parte dei 220 imputati del processo Aemilia - considerata a sua volta un’emergenza - può diventare un’opportunità. Parliamo di sequestri per circa 300 milioni di euro, parte dei quali riguardano case, aziende, terreni e imprese in provincia di Reggio, che nel caso della confisca dovranno essere gestiti da un territorio che si sta già interrogando sulla destinazione di quei beni.
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Proprio qui, nel comune di Montecchio Emilia, sta per nascere la prima esperienza di reimpiego per i profughi di abitazioni sequestrate per mafia. Parliamo di tre alloggi situati nella zona industriale di Montecchio, paese con 10mila abitanti che deve ospitare 40 profughi secondo le quote indicate dalla prefettura. Ma trovare privati disposti ad affittare alloggi per migranti non sembra semplice e nessun sindaco vuole vedersi installare in un parcheggio i container per i migranti spuntati in questi giorni nel comune di San Martino in Rio.
Ecco allora scattare l’idea, confermataci ieri dal sindaco di Montecchio Paolo Colli, di agevolare l’affitto degli alloggi sequestrati per destinarli a scopi sociali, in primis all’accoglienza dei profughi. «È vero, stiamo lavorando da tempo per quei tre alloggi ma la questione è delicata - dice Colli - abbiamo chiesto un parere all’agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati e la soluzione è possibile. Si tratta di un utilizzo virtuoso stabilito di concerto con l’amministratore giudiziario che gestisce il patrimonio sequestrato e con il tribunale. Stiamo procedendo per gradi».
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Nei prossimi giorni i primi tre profughi dovrebbero già prendere posto in uno dei tre appartamenti di Montecchio, assegnato alla cooperativa L’Ovile. Sono infatti le coop sociali che affittano gli appartamenti, agevolate nella ricerca dai comuni che devono rispettare le quote impartite dalla prefettura. Gli appartamenti di Montecchio, erano poi accatastati come uffici ma grazie a una variazione temporanea disposta dal comune possono essere utilizzati ora come appartamenti. L’affitto andrà poi all’amministrazione giudiziaria, chiamata a gestire il patrimonio sequestrato e mantenerlo nel tempo in attesa che i giudici si pronuncino sull’eventuale confisca dei beni, che diventerebbero dello Stato.
Le tre piccole sistemazioni individuate a Montecchio sono adiacenti al capannone di via Galilei, anche quello finito nel calderone del maxi sequestro Vertinelli, stimato in 10 milioni di euro. I fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli sono due figure considerati centrali nel processo Aemilia che si sta celebrando a Reggio, il più grande processo per mafia al nord che ha avuto come prima diretta conseguenza il sequestro di beni per centinaia di milioni. Stima per eccesso, secondo alcuni, formata però dai patrimoni degli imputati e considerati il valore reale della ricchezza generata dagli affari insediati in Emilia da famiglie che avrebbero reinvestito negli anni i proventi delle attività illecite esportate poi nel ricco nord.
"RIPRENDIAMOLI" - La sfida per i beni confiscati
L’esperienza che si sta testando a Montecchio potrebbe aprire la strada anche a Reggio, Brescello o Bibbiano, dove sono presenti decine di alloggi finiti sotto sequestro.
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