IL DIALOGO FRA STORIA E MEMORIA
di SIMONETTA GILIOLI
“Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche e le accademie di ogni specie (...). Noi vogliamo liberare l’Italia dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri (...). Musei: cimiteri!....
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“Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche e le accademie di ogni specie (...). Noi vogliamo liberare l’Italia dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri (...). Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa sempre accanto ad esseri odiati o ignoti”.
Così tuonava Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, su Le Figaro il 20 febbraio 1909: parole di pietra da scagliare contro una cultura passatista e stantia, addormentata per sempre nei musei, descritti come urne funerarie, putridi luoghi di morte, cui contrapporre la vita a venire, il futuro, appunto, energico e spavaldo. Che pensare, oggi, ad oltre un secolo, di quelle parole? C’è qualcosa da salvare e cosa? Quando si decide di intraprendere un percorso, un’azione, come sta facendo Istoreco rispetto ai luoghi di memoria, è bene guardarsi intorno e ascoltare tutte le voci, anche – o forse soprattutto – quelle più irritanti, meno favorevoli, per studiarne le ragioni. Cosa ci dicono tra le righe quelle parole impetuose, persino arroganti, di Marinetti? Ci parlano del timore che la cultura, imbalsamata, irrigidita, arrivi a coincidere con la morte. La causa è nobile, certamente, ma non è distruggendo i musei che la si può vincere, bensì ripensandoli, progettando nuove formule, dinamiche, vivaci, che permettano di comunicare in modo chiaro la lettura del passato, dei luoghi del passato, recente e meno recente. Ogni città ha le sue storie da raccontare, fatte di donne, di uomini, di luoghi, tutti segnati dalla possibilità di testimoniare. Anche i luoghi, come le persone e gli oggetti, possono raccontare storie, ma per parlare hanno bisogno che qualcuno rivolga loro delle domande. Istoreco vuole offrire quell’occasione. Oggi che le tecnologie rendono possibili viaggi virtuali attraverso spazi e luoghi, Istoreco sta mettendo a punto “Livello 9”, per fare storia e trasmettere memoria in modo vivace, dinamico. Un progetto di nuovo taglio, sostenuto per ora dalla Manodori e dalla Regione, che ambisce a mettere in dialogo storia e memoria con la tecnologia informatica in una trama vivace che potrebbe non dispiacere nemmeno a Marinetti.
Presidente Istoreco
Così tuonava Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, su Le Figaro il 20 febbraio 1909: parole di pietra da scagliare contro una cultura passatista e stantia, addormentata per sempre nei musei, descritti come urne funerarie, putridi luoghi di morte, cui contrapporre la vita a venire, il futuro, appunto, energico e spavaldo. Che pensare, oggi, ad oltre un secolo, di quelle parole? C’è qualcosa da salvare e cosa? Quando si decide di intraprendere un percorso, un’azione, come sta facendo Istoreco rispetto ai luoghi di memoria, è bene guardarsi intorno e ascoltare tutte le voci, anche – o forse soprattutto – quelle più irritanti, meno favorevoli, per studiarne le ragioni. Cosa ci dicono tra le righe quelle parole impetuose, persino arroganti, di Marinetti? Ci parlano del timore che la cultura, imbalsamata, irrigidita, arrivi a coincidere con la morte. La causa è nobile, certamente, ma non è distruggendo i musei che la si può vincere, bensì ripensandoli, progettando nuove formule, dinamiche, vivaci, che permettano di comunicare in modo chiaro la lettura del passato, dei luoghi del passato, recente e meno recente. Ogni città ha le sue storie da raccontare, fatte di donne, di uomini, di luoghi, tutti segnati dalla possibilità di testimoniare. Anche i luoghi, come le persone e gli oggetti, possono raccontare storie, ma per parlare hanno bisogno che qualcuno rivolga loro delle domande. Istoreco vuole offrire quell’occasione. Oggi che le tecnologie rendono possibili viaggi virtuali attraverso spazi e luoghi, Istoreco sta mettendo a punto “Livello 9”, per fare storia e trasmettere memoria in modo vivace, dinamico. Un progetto di nuovo taglio, sostenuto per ora dalla Manodori e dalla Regione, che ambisce a mettere in dialogo storia e memoria con la tecnologia informatica in una trama vivace che potrebbe non dispiacere nemmeno a Marinetti.
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