Niente stalking, assolto Marconi
Cadono le accuse mosse dall’ex fidanzata Marzia Schenetti: il fatto non sussiste
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REGGIO EMILIA. «Sono finalmente terminati nove anni di calvario. Ho perso la mia salute, la serenità e un pezzo della mia vita. Adesso voglio solo guardare avanti». Rodolfo Marconi ha ormai 67 anni e un bimba di 18 mesi avuta con la nuova compagna «che mi aspetta a casa». Si sente sollevato dopo la lettura della sentenza che fa cadere ogni accusa di stalking nei suoi confronti. Accusa mossa dall’imprenditrice toanese Marzia Schenetti che per la procura fu vittima di stalking di “Rudy” Marconi, all’epoca procacciatore d'affari (ora insegnante di cucina), fidanzato con la donna, con la quale aveva anche convissuto. Poi qualcosa si deve essere rotto e nell’agosto 2009 partono le accuse, giungendo all’apertura dell’inchiesta. Accuse pesanti, infarcite di racconti fatti poi durante le udienze, alle quali a un certo punto si è aggiunta anche la criminologa Roberta Bruzzone, consulente di Marconi, che ha esultato ieri e abbracciato l’uomo assolto perché il fatto non sussiste. Un abbraccio che ha riguardato anche dall’avvocato Serena Gasperini, che ha ascoltato la sentenza emessa dal giudice Cristina Beretti, accolta con grande entusiasmo.
La donna ha sempre affermato di essere stata vittima di un’esperienza-shock vissuta con quell’uomo: botte, messaggini ed email non solo deliranti ma anche minacciose, pacchi non graditi, lettere di non meglio identificate compagne di Marconi, frasi offensive su Facebook, pedinamenti. «Mi teneva in pugno con la promessa che avrebbe creato una grande azienda. Ma la mia dipendenza era totale, non ero più libera di tagliare la pietanza nel piatto: ero sotto ricatti e minacce continue».
Un «inferno» rivelatosi un castello di carte alle orecchie del giudice, che ha assolto Marconi.
Proprio Bruzzone, noto volto tivù, è stata poi accusata davanti al giudice di pace di Reggio Emilia di diffamazione da Schenetti per una lettera della criminologa che era stata depositata agli atti dal legale di Marconi nel processo che lo ha visto uscire ora a testa alta. (e.l.t.)
La donna ha sempre affermato di essere stata vittima di un’esperienza-shock vissuta con quell’uomo: botte, messaggini ed email non solo deliranti ma anche minacciose, pacchi non graditi, lettere di non meglio identificate compagne di Marconi, frasi offensive su Facebook, pedinamenti. «Mi teneva in pugno con la promessa che avrebbe creato una grande azienda. Ma la mia dipendenza era totale, non ero più libera di tagliare la pietanza nel piatto: ero sotto ricatti e minacce continue».
Un «inferno» rivelatosi un castello di carte alle orecchie del giudice, che ha assolto Marconi.
Proprio Bruzzone, noto volto tivù, è stata poi accusata davanti al giudice di pace di Reggio Emilia di diffamazione da Schenetti per una lettera della criminologa che era stata depositata agli atti dal legale di Marconi nel processo che lo ha visto uscire ora a testa alta. (e.l.t.)
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