Sfida Artioli-Menozzi nel paese di Coopsette
di Ambra Prati
L’ex sindaco: «Discontinuità col passato, sì alla cittadella del volontariato» L’ex assessore: «Occorre puntare su polizia municipale, servizi e centro»
7 MINUTI DI LETTURA
CAMPEGINE. Faccia a faccia con i due candidati sindaci che si contenderanno la guida del Comune di Campegine nelle prossime amministrazioni comunali dell’11 giugno prossimo: Giuseppe Germano Artioli di “Rinascita Campegine” e Daniele Menozzi di “Insieme per Campegine”.
Due liste civiche – la prima nata dal comitato contro la fusione dei Comuni di Campegine, Sant’Ilario e Gattatico); la seconda di ispirazione Pd – che propongono volti nuovi, ma guidati da due personalità navigate e con esperienza amministrativa (Artioli è stato assessore di Menozzi, già sindaco per due mandati dal 1998 dal 2007), che conoscono bene la realtà campeginese e i punti deboli dell’avversario. Nel confronto, all’insegna del fair-play, non sono mancate le punzecchiature e i botta e risposta: solo in un passaggio, quando si è toccato il nervo scoperto del crac Coopsette, Menozzi si è inalberato.
Partiamo dall’antefatto: il referendum sulla fusione, che a Campegine ha toccato la quota record dei no (75%): ci potrà essere un effetto-traino sulle elezioni?
Menozzi: «Tema ampiamente dibattuto: i cittadini hanno deciso in modo inequivocabile per il no. Credo che ai campeginesi interessi poco volgersi al passato. Meglio concentrarsi sulle proposte in campo. Effetto-traino non credo: la nostra è una lista eterogenea, di discontinuità e provenienze diverse; alcuni candidati hanno votato per il no alla fusione, altri per il sì».
Artioli: «Questo è un punto che ci differenzia, perché noi stiamo assistendo a una fusione sotterranea. La discontinuità? Sottolineo che anche la lista Cervi si chiamava “Insieme per Campegine”».
Si può parlare di due liste civiche? Oppure una è marchiata Pd e l’altra è un comitato che aveva giurato non sarebbe mai sceso in politica?
Menozzi: «Dal 1995 si è sempre chiamata “Insieme per Campegine”. Abbiamo mantenuto la tradizione, schierando però persone impegnate nel volontariato. E’ una lista che tiene insieme differenti sensibilità e non è emanazione diretta di un partito, pur avendo la segretaria del Pd locale Giusy Mendrano».
Artioli: «La lista civica? Una polemica stucchevole. Noi ci saremmo sciolti, ma ci è parso curioso che chi voleva cancellare il Comune si sia poi presentato per governarlo».
Entriamo nel programma elettorale. La sicurezza: “Insieme” per la prima volta la inserisce come priorità, “Rinascita” rivuole la presenza di polizia municipale.
Menozzi: «La situazione sicurezza di certo non è ottimale. C’ero quando, nel ’98, si decise a furor di popolo di far confluire la Municipale in Unione: a Campegine erano presenti due vigili, che riuscivano a coprire appena 4 ore al giorno. Se uno si ammalava, assenza totale. Non vorrei tornare a quell’epoca, anche perché la legge regionale che disciplina le Unioni non lo consente. La via da intraprendere, a mio avviso, è: aumento degli organici, apertura di una sede per un rapporto diretto con i cittadini, telecamere. Soprattutto gli organici, perché avere una stazione con due carabinieri non serve e non è finanziariamente praticabile; meglio una caserma a Castelnovo con dieci militari».
Artioli: «Anch’io ero in giunta quando si fece confluire la Municipale in Unione. Allora si pensava a risultati positivi. Ma non è una scelta immodificabile. Ora la valutazione della gente è molto negativa: i cittadini vogliono dei vigili sul territorio. Noi siamo pronti a recedere dall’Unione, su questo punto. Così come servirebbe un presidio della Polstrada al casello di Caprara».
Ecco, il casello Terre di Canossa-Campegine: ora è vuoto e da più parti, anche dalle associazioni di categoria, si chiedono parcheggi e un punto ristoro.
Menozzi: «Il piano urbanistico comunale prevede un’area di servizio, ma deve essere un’iniziativa imprenditoriale privata o di Autostrade. Un privato può realizzarlo chiedendo le autorizzazioni al Comune. Ben venga».
Artioli: «Un’area di servizio è indispensabile. Ma Campegine è tagliata fuori anche sul fronte dei trasporti pubblici. Da potenziare i collegamenti con i paesi vicini».
Centro storico e commercio: che fare?
Menozzi: «Il Comune può accompagnare il commercio, ma sull’insuccesso o sul successo delle singole attività può ben poco. Vorremmo rifare la piazza principale e incrementare le iniziative ludiche e di socializzazione, per riportare i residenti in centro. Un altro modo per rivitalizzare è l’opera della cittadella dello sport, che noi vorremmo realizzare all’interno del parco di via Sorte, vicino alla piscina. Abbiamo il record di volontariato, è giunta l’ora di fornire anche strutture permanenti».
Artioli: «In questi anni il centro è stato impoverito dal punto di vista commerciale. Da un certo orario in poi è un paese morto. Il centro è pieno di carrelli “Cedesi attività”. Le operazioni di imbellettamento del Pd sono state solo estetiche. Noi vogliamo rilanciare l’area ex Coopsette, in pieno centro, facendone un centro culturale per i giovani. Certo, c’è una procedura di liquidazione ed esistono variabili che non dipendono da noi. Però servono luoghi di ritrovo per i giovani e servizi per gli anziani, come ad esempio ambulatori per esami basici. Ora gli anziani sono costretti a spostarsi negli altri Comuni. La cittadella dello sport rischia di allontanare dal centro, oltre a riutilizzare le ex strutture della festa dell’Unità. Se il centro è morto, figuriamoci poi le frazioni».
Partecipazione: che può fare la differenza? Cosa pensate dei social network?
Menozzi: «Vado in controtendenza. Credo nel confronto diretto, di persona, con i cittadini: meglio le assemblee pubbliche periodiche. Non per illustrare quanto fatto ma per discutere; un canale tradizionale per capire se c’è sintonia sulle scelte. Non solo sui social, che danno luogo a imbarbarimento e a visioni parziali».
Artioli: «La partecipazione è molto cambiata; non la puoi fare con il giornalino della giunta di un tempo, che non legge più nessuno. Se vuoi che la cittadinanza partecipi, deve sentirsi informata in tempo reale (la rete è ottima) e deve sentire che conta. Se viene informa a cose fatte, la gente si sente scavalcata e diventa un’arma a doppio taglio. La giunta Cervi, sotto questo aspetto, è stata uno spartiacque».
A proposito: che cosa pensate della giunta uscente?
Menozzi: «Ha scontato le aspettative sempre maggiori dei cittadini: chi si insedia in municipio ha diritto a fare cambiamenti di rotta. Occorre migliorare ciò che si eredita».
Artioli: «Immobilismo per i primi due anni; per gli altri due anni, una folla corsa verso il referendum-fusione. I cittadini l’hanno capito. Vedo che chi sostiene Menozzi continua a rivendicare il buon operato della giunta Cervi, forse per affetto familiare. E mi chiedo dove sia finito il sindaco uscente: è andato in vacanza? O viene ritenuto una presenza controproducente»?
I piani provinciali e regionali prevedono al Milanello un’area industriale di valenza sovraprovinciale. Ospiterà un impianto per il trattamento dei rifiuti oppure un inceneritore, se quello di Parma in futuro andrà ad esaurimento?
Menozzi: «Non ho elementi tecnici per smentire o confermare. Tenderei ad escluderlo, visto che Parma, dove si è investito parecchio, ha un’ampia capacità di implementazione. Vorrei invece caldeggiare che l’area Apea possa diventare un polo artigianale, per intercettare immediatamente flussi di investimento».
Artioli: «Il progetto Apea è limitato e va ripensato perché nel frattempo è tutto cambiato: lì c’è l’ex Methis. Più che i rifiuti, ci interessano realtà produttive che possano assorbire le difficoltà sociali causate dallo sconquasso Coopsette e dal sistema delle porte girevoli: dirigenti che diventavano sindaci e viceversa, come ha evidenziato la Gazzetta».
Menozzi: «Sono parte in causa. Sono stato socio lavoratore fino a tre anni fa, anche se non dirigente, e ci ho pure rimesso i risparmi. Il sistema delle porte girevoli non mi appartiene, ho sempre vissuto l’impegno politico come impegno sociale. E mi pare fuori luogo strumentalizzare la tragedia della liquidazione della cooperativa che dal dopoguerra in poi è stata sinonimo di Campegine e un punto di riferimento lavorativo per tanti giovani, com’ero io allora. La sua fine è una iattura per il nostro territorio. A chi dimostra una memoria corta, vorrei ricordare che, ai tempi d’oro, tutte le associazioni e le realtà beneficiavano del sostegno della coop: il palasport da 4 milioni (fuori portata per il Comune) l’ha realizzato Coopsette. Voglio precisare che Coopsette non produrrà alcuna ripercussione sulle casse comunali, perché i 750mila euro che Coopsette deve al Comune per imposte non saldate rientrano all’interno dei 40 milioni di euro dello stato passivo totale della coop considerati, nella procedura. Nel credito privilegiato rientra anche il Comune di Campegine, che quindi potrà recuperare questa importante somma».
Artioli: «È vero, è una tragedia umana. Non voglio strumentalizzare. Dico solo che i campeginesi ne sono stati vittime due volte: prima come soci e poi come residenti, perché la giunta Cervi ha alzato l’addizionale Irpef per far fronte ai mancati introiti. Sarebbe bene restituirla ai cittadini. Mi auguro che quel denaro rientri nelle casse del municipio, ma a differenza di Menozzi non ne sono così sicuro: il credito privilegiato è di ventesimo grado; prima ci sono altri 19 gradi di creditori privilegiati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GUARDA IL VIDEOE COMMENTAwww.gazzettadireggio.it
Due liste civiche – la prima nata dal comitato contro la fusione dei Comuni di Campegine, Sant’Ilario e Gattatico); la seconda di ispirazione Pd – che propongono volti nuovi, ma guidati da due personalità navigate e con esperienza amministrativa (Artioli è stato assessore di Menozzi, già sindaco per due mandati dal 1998 dal 2007), che conoscono bene la realtà campeginese e i punti deboli dell’avversario. Nel confronto, all’insegna del fair-play, non sono mancate le punzecchiature e i botta e risposta: solo in un passaggio, quando si è toccato il nervo scoperto del crac Coopsette, Menozzi si è inalberato.
Partiamo dall’antefatto: il referendum sulla fusione, che a Campegine ha toccato la quota record dei no (75%): ci potrà essere un effetto-traino sulle elezioni?
Menozzi: «Tema ampiamente dibattuto: i cittadini hanno deciso in modo inequivocabile per il no. Credo che ai campeginesi interessi poco volgersi al passato. Meglio concentrarsi sulle proposte in campo. Effetto-traino non credo: la nostra è una lista eterogenea, di discontinuità e provenienze diverse; alcuni candidati hanno votato per il no alla fusione, altri per il sì».
Artioli: «Questo è un punto che ci differenzia, perché noi stiamo assistendo a una fusione sotterranea. La discontinuità? Sottolineo che anche la lista Cervi si chiamava “Insieme per Campegine”».
Si può parlare di due liste civiche? Oppure una è marchiata Pd e l’altra è un comitato che aveva giurato non sarebbe mai sceso in politica?
Menozzi: «Dal 1995 si è sempre chiamata “Insieme per Campegine”. Abbiamo mantenuto la tradizione, schierando però persone impegnate nel volontariato. E’ una lista che tiene insieme differenti sensibilità e non è emanazione diretta di un partito, pur avendo la segretaria del Pd locale Giusy Mendrano».
Artioli: «La lista civica? Una polemica stucchevole. Noi ci saremmo sciolti, ma ci è parso curioso che chi voleva cancellare il Comune si sia poi presentato per governarlo».
Entriamo nel programma elettorale. La sicurezza: “Insieme” per la prima volta la inserisce come priorità, “Rinascita” rivuole la presenza di polizia municipale.
Menozzi: «La situazione sicurezza di certo non è ottimale. C’ero quando, nel ’98, si decise a furor di popolo di far confluire la Municipale in Unione: a Campegine erano presenti due vigili, che riuscivano a coprire appena 4 ore al giorno. Se uno si ammalava, assenza totale. Non vorrei tornare a quell’epoca, anche perché la legge regionale che disciplina le Unioni non lo consente. La via da intraprendere, a mio avviso, è: aumento degli organici, apertura di una sede per un rapporto diretto con i cittadini, telecamere. Soprattutto gli organici, perché avere una stazione con due carabinieri non serve e non è finanziariamente praticabile; meglio una caserma a Castelnovo con dieci militari».
Artioli: «Anch’io ero in giunta quando si fece confluire la Municipale in Unione. Allora si pensava a risultati positivi. Ma non è una scelta immodificabile. Ora la valutazione della gente è molto negativa: i cittadini vogliono dei vigili sul territorio. Noi siamo pronti a recedere dall’Unione, su questo punto. Così come servirebbe un presidio della Polstrada al casello di Caprara».
Ecco, il casello Terre di Canossa-Campegine: ora è vuoto e da più parti, anche dalle associazioni di categoria, si chiedono parcheggi e un punto ristoro.
Menozzi: «Il piano urbanistico comunale prevede un’area di servizio, ma deve essere un’iniziativa imprenditoriale privata o di Autostrade. Un privato può realizzarlo chiedendo le autorizzazioni al Comune. Ben venga».
Artioli: «Un’area di servizio è indispensabile. Ma Campegine è tagliata fuori anche sul fronte dei trasporti pubblici. Da potenziare i collegamenti con i paesi vicini».
Centro storico e commercio: che fare?
Menozzi: «Il Comune può accompagnare il commercio, ma sull’insuccesso o sul successo delle singole attività può ben poco. Vorremmo rifare la piazza principale e incrementare le iniziative ludiche e di socializzazione, per riportare i residenti in centro. Un altro modo per rivitalizzare è l’opera della cittadella dello sport, che noi vorremmo realizzare all’interno del parco di via Sorte, vicino alla piscina. Abbiamo il record di volontariato, è giunta l’ora di fornire anche strutture permanenti».
Artioli: «In questi anni il centro è stato impoverito dal punto di vista commerciale. Da un certo orario in poi è un paese morto. Il centro è pieno di carrelli “Cedesi attività”. Le operazioni di imbellettamento del Pd sono state solo estetiche. Noi vogliamo rilanciare l’area ex Coopsette, in pieno centro, facendone un centro culturale per i giovani. Certo, c’è una procedura di liquidazione ed esistono variabili che non dipendono da noi. Però servono luoghi di ritrovo per i giovani e servizi per gli anziani, come ad esempio ambulatori per esami basici. Ora gli anziani sono costretti a spostarsi negli altri Comuni. La cittadella dello sport rischia di allontanare dal centro, oltre a riutilizzare le ex strutture della festa dell’Unità. Se il centro è morto, figuriamoci poi le frazioni».
Partecipazione: che può fare la differenza? Cosa pensate dei social network?
Menozzi: «Vado in controtendenza. Credo nel confronto diretto, di persona, con i cittadini: meglio le assemblee pubbliche periodiche. Non per illustrare quanto fatto ma per discutere; un canale tradizionale per capire se c’è sintonia sulle scelte. Non solo sui social, che danno luogo a imbarbarimento e a visioni parziali».
Artioli: «La partecipazione è molto cambiata; non la puoi fare con il giornalino della giunta di un tempo, che non legge più nessuno. Se vuoi che la cittadinanza partecipi, deve sentirsi informata in tempo reale (la rete è ottima) e deve sentire che conta. Se viene informa a cose fatte, la gente si sente scavalcata e diventa un’arma a doppio taglio. La giunta Cervi, sotto questo aspetto, è stata uno spartiacque».
A proposito: che cosa pensate della giunta uscente?
Menozzi: «Ha scontato le aspettative sempre maggiori dei cittadini: chi si insedia in municipio ha diritto a fare cambiamenti di rotta. Occorre migliorare ciò che si eredita».
Artioli: «Immobilismo per i primi due anni; per gli altri due anni, una folla corsa verso il referendum-fusione. I cittadini l’hanno capito. Vedo che chi sostiene Menozzi continua a rivendicare il buon operato della giunta Cervi, forse per affetto familiare. E mi chiedo dove sia finito il sindaco uscente: è andato in vacanza? O viene ritenuto una presenza controproducente»?
I piani provinciali e regionali prevedono al Milanello un’area industriale di valenza sovraprovinciale. Ospiterà un impianto per il trattamento dei rifiuti oppure un inceneritore, se quello di Parma in futuro andrà ad esaurimento?
Menozzi: «Non ho elementi tecnici per smentire o confermare. Tenderei ad escluderlo, visto che Parma, dove si è investito parecchio, ha un’ampia capacità di implementazione. Vorrei invece caldeggiare che l’area Apea possa diventare un polo artigianale, per intercettare immediatamente flussi di investimento».
Artioli: «Il progetto Apea è limitato e va ripensato perché nel frattempo è tutto cambiato: lì c’è l’ex Methis. Più che i rifiuti, ci interessano realtà produttive che possano assorbire le difficoltà sociali causate dallo sconquasso Coopsette e dal sistema delle porte girevoli: dirigenti che diventavano sindaci e viceversa, come ha evidenziato la Gazzetta».
Menozzi: «Sono parte in causa. Sono stato socio lavoratore fino a tre anni fa, anche se non dirigente, e ci ho pure rimesso i risparmi. Il sistema delle porte girevoli non mi appartiene, ho sempre vissuto l’impegno politico come impegno sociale. E mi pare fuori luogo strumentalizzare la tragedia della liquidazione della cooperativa che dal dopoguerra in poi è stata sinonimo di Campegine e un punto di riferimento lavorativo per tanti giovani, com’ero io allora. La sua fine è una iattura per il nostro territorio. A chi dimostra una memoria corta, vorrei ricordare che, ai tempi d’oro, tutte le associazioni e le realtà beneficiavano del sostegno della coop: il palasport da 4 milioni (fuori portata per il Comune) l’ha realizzato Coopsette. Voglio precisare che Coopsette non produrrà alcuna ripercussione sulle casse comunali, perché i 750mila euro che Coopsette deve al Comune per imposte non saldate rientrano all’interno dei 40 milioni di euro dello stato passivo totale della coop considerati, nella procedura. Nel credito privilegiato rientra anche il Comune di Campegine, che quindi potrà recuperare questa importante somma».
Artioli: «È vero, è una tragedia umana. Non voglio strumentalizzare. Dico solo che i campeginesi ne sono stati vittime due volte: prima come soci e poi come residenti, perché la giunta Cervi ha alzato l’addizionale Irpef per far fronte ai mancati introiti. Sarebbe bene restituirla ai cittadini. Mi auguro che quel denaro rientri nelle casse del municipio, ma a differenza di Menozzi non ne sono così sicuro: il credito privilegiato è di ventesimo grado; prima ci sono altri 19 gradi di creditori privilegiati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GUARDA IL VIDEOE COMMENTAwww.gazzettadireggio.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
