Vecchi chiede a Brescia 80mila euro
Questa la richiesta di risarcimento presentata dal sindaco di Reggio all’autore della lettera di minacce
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REGGIO EMILIA. Hanno parlato le parti civili e poi le difese degli imputati per le loro arringhe. Poi la richiesta da 80mila euro, risarcimento avanzato dal sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi per le minacce di stampo mafioso ricevute a febbraio del 2016. Una richiesta giunta ieri nel processo Aemilia bis, il cui rito abbreviato si celebra a Bologna e in cui il sindaco si è costituito parte civile. A rispondere delle accuse sono Pasquale Brescia (già imputato nel processo principale di Reggio Emilia) e il suo avvocato Luigi Comberiati, rispettivamente autore e portatore di una lettera contro Vecchi recapitata all'inizio dell'anno scorso alla redazione reggiana del Resto del Carlino.
Nella scorsa udienza erano state formulate le richieste di pena da parte dei pm della Dda di Bologna Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Avevano chiesto condanne, le più alte a sei anni, per i dieci imputati coinvolti in un filone secondario dell'inchiesta “Aemilia” sull'organizzazione ’ndranghetistica con epicentro nel Reggiano. Il processo in rito abbreviato si sta svolgendo davanti al Gup Alberto Gamberini, che nei mesi scorsi aveva rinviato a giudizio altri 13 imputati; la sentenza è prevista per metà giugno. Tra le accuse, per l’appunto, ci sono le minacce considerate di stampo mafioso rivolte al sindaco Vecchi. A queste ne rispondono Brescia, noto imprenditore edile e ristoratore calabrese trapiantato a Reggio Emilia, già imputato nel processo principale, così come l’avvocato Luigi Antonio Comberiati, per la lettera indirizzata al primo cittadino nel febbraio 2016.
Per Brescia la pena chiesta è tre anni e quattro mesi, un anno e quattro mesi per il legale. Un anno e quattro mesi sono stati chiesti anche per Giuseppe Giglio, condannato a 12 anni e sei mesi nel filone principale e ora collaboratore di giustizia, per cui gli è riconosciuta un'attenuante. Le pene più alte chieste dall'accusa riguardano Pierino e Pasquale Vetere e Francesco Lerose, imputati di estorsione e false fatturazioni. Tre anni e quattro mesi sono stati chiesti anche per Giulio Giglio, fratello di Giuseppe, mentre due anni è la richiesta per Giovanna Giglio: entrambi sono difesi dall'avvocato Fausto Bruzzese.
Un anno e quattro mesi poi per Domenico Mesiano, ex poliziotto e autista del questore di Reggio Emilia, già condannato a otto anni e sei mesi nel filone principale e qui accusato di detenzione di munizioni da guerra; due anni e quattro mesi, infine, per Sergio Lonetti.
Dopo le parti civili è stato data la parola alle difese di Brescia, Lonetti e Giulio Giglio. Un processo che ha tutti i riflettori puntati essendoci una parte lese eccellente, il sindaco di Reggio, al quale era stata assegnata anche una sorveglianza a maglie larghe, per controllare che alla lettera non seguissero altri atti volti a minacciare o intimidire il primo cittadino. (e.l.t.)
Nella scorsa udienza erano state formulate le richieste di pena da parte dei pm della Dda di Bologna Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Avevano chiesto condanne, le più alte a sei anni, per i dieci imputati coinvolti in un filone secondario dell'inchiesta “Aemilia” sull'organizzazione ’ndranghetistica con epicentro nel Reggiano. Il processo in rito abbreviato si sta svolgendo davanti al Gup Alberto Gamberini, che nei mesi scorsi aveva rinviato a giudizio altri 13 imputati; la sentenza è prevista per metà giugno. Tra le accuse, per l’appunto, ci sono le minacce considerate di stampo mafioso rivolte al sindaco Vecchi. A queste ne rispondono Brescia, noto imprenditore edile e ristoratore calabrese trapiantato a Reggio Emilia, già imputato nel processo principale, così come l’avvocato Luigi Antonio Comberiati, per la lettera indirizzata al primo cittadino nel febbraio 2016.
Per Brescia la pena chiesta è tre anni e quattro mesi, un anno e quattro mesi per il legale. Un anno e quattro mesi sono stati chiesti anche per Giuseppe Giglio, condannato a 12 anni e sei mesi nel filone principale e ora collaboratore di giustizia, per cui gli è riconosciuta un'attenuante. Le pene più alte chieste dall'accusa riguardano Pierino e Pasquale Vetere e Francesco Lerose, imputati di estorsione e false fatturazioni. Tre anni e quattro mesi sono stati chiesti anche per Giulio Giglio, fratello di Giuseppe, mentre due anni è la richiesta per Giovanna Giglio: entrambi sono difesi dall'avvocato Fausto Bruzzese.
Un anno e quattro mesi poi per Domenico Mesiano, ex poliziotto e autista del questore di Reggio Emilia, già condannato a otto anni e sei mesi nel filone principale e qui accusato di detenzione di munizioni da guerra; due anni e quattro mesi, infine, per Sergio Lonetti.
Dopo le parti civili è stato data la parola alle difese di Brescia, Lonetti e Giulio Giglio. Un processo che ha tutti i riflettori puntati essendoci una parte lese eccellente, il sindaco di Reggio, al quale era stata assegnata anche una sorveglianza a maglie larghe, per controllare che alla lettera non seguissero altri atti volti a minacciare o intimidire il primo cittadino. (e.l.t.)
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