Gazzetta di Reggio

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Comitato furibondo «L’amianto è morte» 

di Adriano Arati
Comitato furibondo «L’amianto è morte» 

«La chiusura è finta, vogliono mandarci 800.000 metri cubi»  

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CARPINETI. «Alzate la testa e riprendete in mano la vostra vita e quella delle vostre famiglie».

Chiama alla battaglia il comitato “Fermare la discarica”, dopo le nuove discussioni sul futuro di Poiatica, chiusa ufficialmente dal 2015 come discarica. Pochi giorni fa una delegazione del Pd ha incontrato Alberto Montanari, coordinatore dello studio dell’Università di Bologna commissionato dalla Regione Emilia Romagna per valutare le varie opzioni per il percorso post-mortem del sito gestito da Iren. Uno dei temi centrali è l’enorme invaso che con gli anni si è creato fra i lotti dove sono stati sistemati i rifiuti e le altre cave dell’area: uno spazio di grande dimensione che presenta problemi di stabilità e sicurezza, soprattutto sul lungo periodo.

La copertura con sola argilla non è considerata efficace, in particolare per l’alto peso specifico dell’argilla stessa, che finirebbe per creare molta pressione sul fondo. Un’alternativa prevede di livellare il fondo dell’invaso per ridurne la capienza, usando argilla e inerti. La definizione inerti, per la legge italiana, comprende moltissime tipologie di prodotti, e fra queste anche il risultato del trattamento dell’amianto, una volta eliminato il fattore cancerogeno.

Questa ipotesi, ventilata da Alberto Montanari, coordinatore dello studio dell’Università di Bologna commissionato dalla Regione Emilia Romagna, ha generato la furia del comitato: «L’ingegnere Montanari avrebbe detto che “l’amianto se opportunamente trattato, potrei tenerlo tranquillamente nel cortile di casa mia”. All’ingegnere Montanari diciamo: fallo! Mettilo a casa tua, l’amianto. Mica ci offendiamo per un eccesso di generosità», scrivono i componenti del comitato sulla loro pagina Facebook.

Il timore principale, però, è che tra le varie soluzioni si scelga di conferire a Poiatica rifiuti cosiddetti “speciali”, definiti «un bel dono di morte». Al comitato anti-discarica sembra che «lui, assieme al Pd regionale e ai colletti bianchi che lavorano assiduamente alla finta chiusura di Poiatica, ci tengono proprio a farci questo dono. Un dono di 800.000 metri cubi di amianto».

Un’accusa molto pesante, che “formalizza” gli attacchi già lanciati nei mesi scorsi. E ora è il momento della «battaglia». Lo spunto arriva dal 2 giugno, festa della Repubblica: «In questo giorno non ci sentiamo di festeggiare. Una Repubblica molto lontana dai valori etici dei padri costituenti che costò anche il sangue dei nostri parenti», inizia l’appello del comitato rivolto agli abitanti.

«Noi però vi diciamo: è finito il tempo. Alzate la testa e riprendete in mano la vostra vita e quella delle vostre famiglie. Non solo chiedendovi “che film andiamo a vedere stasera” ma anche “cosa posso fare perché questa bellissima vita qualcuno non la calpesti, la mia e quella del mio prossimo?” Se a questa ultima domanda saprete rispondere, noi pensiamo che allora le cose cambieranno».

Nello stesso tempo, si lavora anche sul fronte delle infiltrazioni mafiose. Il comitato ha organizzato un convegno sulle ecomafie per sabato 17 giugno a Cavola, dal titolo “Trasi munnezza e nesci oro” (entra immondizia ed esce moro), citazione dal boss mafioso Vincenzo Virga.

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