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Fusione Ausl e Santa Maria, per la Cisl «non va nulla a chi lavora»
REGGIO EMILIA. «Se questi anni di blocco salariale hanno qualcosa da insegnarci, tra queste c'è la certezza che le riorganizzazioni non si realizzano a costo zero». Questo il punto espresso dalla...
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REGGIO EMILIA. «Se questi anni di blocco salariale hanno qualcosa da insegnarci, tra queste c'è la certezza che le riorganizzazioni non si realizzano a costo zero». Questo il punto espresso dalla Cisl Funzione Pubblica Emilia Centrale all'indomani dell’approvazione della legge regionale che sancisce l'incorporazione del Santa Maria Nuova nell'Ausl. Una fusione che ha creato una delle più grandi aziende del territorio, che conterà quasi 7mila dipendenti, quattromila dei quali all’Ausl e gli altri 3mila dall’ospedale Santa Maria. Il tutto con un bilancio aggregato da 1,3 miliardi di euro. «La Regione Emilia Romagna e le aziende devono investire sul personale – dichiara Gennaro Ferrara, dirigente sindacale della Cisl Funzione Pubblica -. Non possono pensare che, nata la nuova azienda da 7mila dipendenti, non si armonizzino i trattamenti del personale, che le riorganizzazioni si realizzino senza alcun riconoscimento economico a tutte le professionalità coinvolte, a partire dai coordinatori infermieristici. Inoltre non si può pensare che la progressiva contrazione del personale tecnico e amministrativo non trovi risposte per l'impegno ordinario e straordinario messo in campo. E – prosegue Ferrara - se è vero che il primo obiettivo per i precari è la stabilizzazione del rapporto di lavoro, anche per loro è urgente realizzare una piena armonizzazione economica rispetto ai colleghi a tempo indeterminato». Ma per portare a buon fine questi punti, servono risorse, soldi, che il sindacato chiede alla Regione: «Come Cisl – riprende il sindacalista - vogliamo che, in coerenza con l'accordo del 19 settembre scorso, vengano messe a disposizione delle risorse fresche. In caso contrario, rischiamo che i processi di riorganizzazioni annunciati dalla politica in tono trionfalistico, si traducano in un peggioramento dei servizi al cittadino e delle condizioni di lavoro degli operatori. Chiederemo dunque con forza che la Regione e la futura unica azienda sanitaria reggiana, trovino i fondi per armonizzare i trattamenti, del personale e per incentivare la riorganizzazione».
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