Gay Pride, a Reggio Emilia la processione di riparazione: "L'omosessualità non è diritto"
Circa 350 persone hanno partecipato all'iniziativa organizzata dai cattolici integralisti del comitato Beata Giovanna Scopelli in contrapposizione alla manifestazione arcobaleno
REGGIO EMILIA. «La manifestazione è stata senz'altro un bel successo. Il Gay Pride è una manifestazione che esalta il peccato e ad un peccato pubblico serve una riparazione pubblica: da 2000 anni è così nella chiesa e anche noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare qualcosa». E' il commento di don Luigi Moncalero, sacerdote trevigiano che ha promosso e condotto a Reggio Emilia la processione di preghiera "in riparazione" del REmilia Pride.
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Un evento, quello organizzato dal comitato di cattolici ortodossi intitolato alla beata reggiana Giovanna Scopelli, a cui hanno aderito circa 350 persone e che si è svolto senza disordini. La processione di fedeli, pregando rigorosamente in latino e accompagnata da una decina di sacerdoti giunti da tutta italia, ha percorso un breve tragitto nelle vie del centro storico senza però raggiungere piazza Prampolini, su cui affacciano il duomo e il municipio.
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Il luogo è stato vietato per ragioni di ordine pubblico, svolgendosi in contemporanea in Comune la celebrazione di due unioni civili. Solo due i fuoriprogramma registrati: durante il tragitto è comparsa una maglietta con su scritto «Alcune persone sono gay, fatevene una ragione». Al termine della preghiera invece un giovane è stato allontanato dagli agenti della Digos per aver gridato una bestemmia.
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I timori di tafferugli, innescati nei giorni scorsi dai toni accesi del dibattito sull'evento, sono di fatto stati fugati. Gli stessi organizzatori hanno del resto invitato in apertura della manifestazione i partecipanti a non rispondere ad eventuali provocazioni: «La nostra è una lotta con la preghiera - spiega Cristiano Lugli tra i portavoce "ufficiali" indicati dal comitato - ci hanno accusato di essere dei violenti, ma non vedo che violenza ci sia in una processione di gente venuta qui a pregare».
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I toni sono pacati ma la condanna del Gay Pride è ferma: «Io sono un sacerdote e non parlo dal punto di vista psichiatrico o psicologico. Per me l'omossessualità è un disordine fortemente fustigato nelle sacre scritture. Se uno legge l'antico testamento- "maschio e femmina li creò" - non ci sono scappatoie. Esaltare il peccato è invertire l'ordine della natura, cosa che tra l'altro porta all'estinizone - prosegue don Moncalero - Ciò detto noi preghiamo per tutti, anche per chi andrà al Gay pride. Il primo scopo di un sacerdote è convertire i peccatori, se no cosa ci sta a fare. Ma essendo contro natura, come ho detto, non si può parlare di diritti".
L'anti gay pride reggiano, ha diviso anche le gerarchie ecclesiastiche: se esponenti più conservatori lo hanno appoggiato, la diocesi di Reggio e l'ordine dei Carmelitani (di cui la Beata Scopelli era esponente) hanno preso fermamente le distanze.
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A questo proposito, quando gli viene fatta notare l'apertura di Papa Francesco sui temi dell'omosessualità, Moncalero ribatte: "Distinguiamo sempre quella che è la persona da quella che è la funzione. Il Papa ha una funzione importantissima, più alto di lui non c'è nessuno. E quindi tutti i segni di rispetto vanno non alla sua persona ma alla sua funzione".
Rispetto alla frase pronunciata dal pontefice, secondo cui "se una persona è gay ma cerca il signore ed ha buona volontà chi sono io per giudicarlo", il portavoce del comitato Lugli taglia invece corto: "E' una frase che ha creato molta ambiguità".
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