la processione
Il comitato getta la maschera «Salviamo anime dal peccato nel nome della vera Chiesa»
REGGIO EMILIA. Sono cattolici integralisti. Oggi si ritroveranno alle 10.30 a Porta Santo Stefano perché si dicono indignati e scandalizzati dal REmilia Pride. A lungo gli organizzatori della...
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REGGIO EMILIA. Sono cattolici integralisti. Oggi si ritroveranno alle 10.30 a Porta Santo Stefano perché si dicono indignati e scandalizzati dal REmilia Pride. A lungo gli organizzatori della “Processione di riparazione” sono rimasti senza un volto, ma giovedì sera due di loro si sono svelati. Alessandro Corsini e Cristiano Lugli parlano per oltre quaranta minuti in diretta su Facebook sulla pagina di Radio Spada. La rete non è casuale. Sostenitore del Comitato Beata Giovanna Scopelli (che organizza l’evento) già dall’inizio, il sito di controinformazione “ritiene il Cattolicesimo Romano l’unica forma veridica ed efficace di antagonismo culturale, sociale e politico alla grave decadenza e alle pulsioni dissolutrici del mondo in cui viviamo”.
Lo si legge nella pagina web, in cui chi scrive non esita a “richiamare all’ordine” persino Papa Francesco, se reputato necessario. Una delle “penne” è proprio Lugli, che (davanti al cellulare che riprende) sostiene come «la Chiesa ha dimenticato l’aspetto militante: non combattiamo contro elementi terreni, ma contro spiriti sovrannaturali».
I toni dell’altro giovane sono egualmente netti, quasi manichei: il bene da una parte, il male dall’altra. «Riconosciamo il male – esorta Corsini – e pensiamo alle anime innocenti. Al Pride avrei paura a portare fuori mio figlio: non smettiamo mai di indignarci».
Citazioni e simboli religiosi si rincorrono in un filmato che appare integralista. La barba dei giovani è un legame superficiale a quanto traspare da filmati di matrice islamica. Vi sono elementi che fanno riflettere: la t-shirt di Lugli in cui è stampato Rolando Rivi; il quadro sacro che s’intravvede sullo sfondo, simile come impostazione artistica a tantissime immagini di profilo dei componenti del Comitato. Soprattutto, le frasi dei due s’intrecciano con il rischio di «estremismi da far vivere con poco seguito» ravvisato dall’assessore ai Diritti di cittadinanza, Serena Foracchia.
«Parliamo in nome della Chiesa – sentenzia Lugli – tutto il resto è vero fariseismo». «La vittima oggi è Dio – asserisce Corsini – perché nelle quattro ore del Gay Pride le flagellate sulla schiena se le prenderà il Signore. Noi saremo come la Veronica della Passione». Il riferimento alla Flagellazione è al quadro scelto da chi andrà in processione e modificato dagli organizzatori del REmilia Pride, che lo hanno trasformato in un’immagine arcobaleno. La Veronica della Passione invece è colei che asciugò il volto di Gesù in croce con un velo. La missione del comitato è chiara. «Occorre liberarsi dal senso d’inferiorità che i cattolici hanno – riprende Corsini – perché stiamo lottando contro un mostro: il nichilismo e il relativismo dilagante. Tuttavia, possiamo aggrapparci alla verità: siamo uniti dalla verità evangelica». Lo stesso giovane afferma che «siamo famiglie cattoliche le quali non vogliono altro che vivere la loro fede in modo radicale». «Il peccato pubblico grida vendetta al cospetto di Dio», dice Lugli, per il quale è stato «concesso uno scandalo fuori misura a Reggio».
Oggi loro risponderanno con rosari, talari, preghiere e l’atto di riparazione sancito da Pio XI nel 1928. Il pontefice rappresenta una visione della Chiesa condivisa da Raymond Burke e Athanasius Schneider, due dei porporati che hanno dato la “benedizione” al Comitato. Contro s’è schierato l’Ordine dei Carmelitani di Antica Osservanza, che ha diffidato legalmente gli organizzatori dall’usare il nome della Beata reggiana Giovanna Scopelli. «Siamo arrivati al punto di chiedere il copyright per i beati – accusa in merito Lugli – che da noi sono sempre poco considerati, se non quando c’è una processione. La Beata è reggiana e sarà invocata in una processione cattolica di preghiera».
Una processione che si snoderà da Porta Santo Stefano verso corso Garibaldi, dove saranno recitate le litanie dei santi, quindi alla Basilica della Ghiara e infine in piazza Roversi, tra la formula di Pio XI e una preghiera.
«Ci hanno detto che pregare per i peccati di qualcuno è presunzione – riprende ancora Lugli – ma dire ciò è un’eresia». «La nostra è un’opera di carità», fa eco Corsini. «Invitiamo a non raccogliere le provocazioni che già ricevete e riceverete perché saremo in processione per pregare», conclude infine Lugli, che esorta alla fine a partecipare «per la maggior gloria di Dio, per la salvezza delle anime e per la Chiesa».(g.f.)
Lo si legge nella pagina web, in cui chi scrive non esita a “richiamare all’ordine” persino Papa Francesco, se reputato necessario. Una delle “penne” è proprio Lugli, che (davanti al cellulare che riprende) sostiene come «la Chiesa ha dimenticato l’aspetto militante: non combattiamo contro elementi terreni, ma contro spiriti sovrannaturali».
I toni dell’altro giovane sono egualmente netti, quasi manichei: il bene da una parte, il male dall’altra. «Riconosciamo il male – esorta Corsini – e pensiamo alle anime innocenti. Al Pride avrei paura a portare fuori mio figlio: non smettiamo mai di indignarci».
Citazioni e simboli religiosi si rincorrono in un filmato che appare integralista. La barba dei giovani è un legame superficiale a quanto traspare da filmati di matrice islamica. Vi sono elementi che fanno riflettere: la t-shirt di Lugli in cui è stampato Rolando Rivi; il quadro sacro che s’intravvede sullo sfondo, simile come impostazione artistica a tantissime immagini di profilo dei componenti del Comitato. Soprattutto, le frasi dei due s’intrecciano con il rischio di «estremismi da far vivere con poco seguito» ravvisato dall’assessore ai Diritti di cittadinanza, Serena Foracchia.
«Parliamo in nome della Chiesa – sentenzia Lugli – tutto il resto è vero fariseismo». «La vittima oggi è Dio – asserisce Corsini – perché nelle quattro ore del Gay Pride le flagellate sulla schiena se le prenderà il Signore. Noi saremo come la Veronica della Passione». Il riferimento alla Flagellazione è al quadro scelto da chi andrà in processione e modificato dagli organizzatori del REmilia Pride, che lo hanno trasformato in un’immagine arcobaleno. La Veronica della Passione invece è colei che asciugò il volto di Gesù in croce con un velo. La missione del comitato è chiara. «Occorre liberarsi dal senso d’inferiorità che i cattolici hanno – riprende Corsini – perché stiamo lottando contro un mostro: il nichilismo e il relativismo dilagante. Tuttavia, possiamo aggrapparci alla verità: siamo uniti dalla verità evangelica». Lo stesso giovane afferma che «siamo famiglie cattoliche le quali non vogliono altro che vivere la loro fede in modo radicale». «Il peccato pubblico grida vendetta al cospetto di Dio», dice Lugli, per il quale è stato «concesso uno scandalo fuori misura a Reggio».
Oggi loro risponderanno con rosari, talari, preghiere e l’atto di riparazione sancito da Pio XI nel 1928. Il pontefice rappresenta una visione della Chiesa condivisa da Raymond Burke e Athanasius Schneider, due dei porporati che hanno dato la “benedizione” al Comitato. Contro s’è schierato l’Ordine dei Carmelitani di Antica Osservanza, che ha diffidato legalmente gli organizzatori dall’usare il nome della Beata reggiana Giovanna Scopelli. «Siamo arrivati al punto di chiedere il copyright per i beati – accusa in merito Lugli – che da noi sono sempre poco considerati, se non quando c’è una processione. La Beata è reggiana e sarà invocata in una processione cattolica di preghiera».
Una processione che si snoderà da Porta Santo Stefano verso corso Garibaldi, dove saranno recitate le litanie dei santi, quindi alla Basilica della Ghiara e infine in piazza Roversi, tra la formula di Pio XI e una preghiera.
«Ci hanno detto che pregare per i peccati di qualcuno è presunzione – riprende ancora Lugli – ma dire ciò è un’eresia». «La nostra è un’opera di carità», fa eco Corsini. «Invitiamo a non raccogliere le provocazioni che già ricevete e riceverete perché saremo in processione per pregare», conclude infine Lugli, che esorta alla fine a partecipare «per la maggior gloria di Dio, per la salvezza delle anime e per la Chiesa».(g.f.)
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