Gazzetta di Reggio

Reggio

Il sogno comunista, 50 anni dopo 

di Ambra Prati
Il sogno comunista, 50 anni dopo 

Sant’Ilario: libro e festa dei 16 reggiani ex Fgci che nel 1967 andarono in Urss

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SANT’ILARIO. Una reunion a cinquant’anni di distanza dal viaggio dell’età dell’innocenza targata falce e martello in Urss, in occasione del centenario della Rivoluzione Russa (1917-2017): è il doppio anniversario, dal sapore nostalgico, che festeggerà un gruppo di reggiani, all’epoca ventenni e che ora sono 70enni o quasi.
Nel 1967 la Federazione Giovanile Comunista Italiana fu ospite del Komsomol, la gioventù sovietica, per il 50° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Dall’Italia partì una delegazione Fgci di 350 ragazzi; da Reggio partì un gruppetto di 16. La delegazione reggiana contava nomi poi diventati amministratori e dirigenti politici, tra cui Umberto Bedogni, Gianfranco Boretti, Luciano Casali, Mirco Calzolari, Claudia Casoni, Alfredo Corsi, Franco Ferretti (ex segretario Camera del Lavoro di Reggio ed ex vicesindaco di Reggio – l’idea del libro è sua), Dumas Iori, Secondo Malaguti, Angelo Olivi, Vanni Orlandini e Liviana Sacchetti. Quei ragazzi, ora ingrigiti, si ritroveranno domani all’Orto dei Semplici di via Manzotti, in riva all’Enza, un’area di proprietà di Liviana Sacchetti (ex vicesindaco di Sant’Ilario). Il programma della giornata, a partire dalle 17, prevede una merenda, la musica del gruppo folkloristico fabbricese “A me scord”, lo spettacolo “Pillola sovietica” e soprattutto la presentazione del libro “L’irraggiungibile Tupolev – Rivoluzione, andata e ritorno” (TM Edizioni), una serie di testimonianze degli ex Fgci curate dal giornalista Paolo Bonacini. Le fotografie in bianco e nero del volume – sedute plenarie del Komsomol, pagine della Pravda e dell’Unità, camminate in colbacco in Piazza Rossa, busti di Lenin e scritte Cccp – paiono uscite da un’era geologica fa; un’epoca in cui il credo politico era assoluto, il viaggio in aereo un’avventura mai provata e la meta Urss contornata da un’aurea di mito ideologico.
Eppure sono passati solo cinquant’anni, come ricordano i protagonisti. Bedogni ricorda: «All’aeroporto di Milano la partenza fu rinviata di qualche ora perché le dimensioni del Tupolev dell’Aeroflot, inviato da Mosca, non permetteva alle scale d’imbarco italiane di raggiungere l’aereo. Già lì si manifestava la superiorità del socialismo, erano i nostri divertiti commenti». Un mastodonte, il Tupolev, non proprio confortevole, visto che il volo presentò turbolenze e «la metà di noi stettero male», ricorda Sacchetti. Quest’ultima all’epoca aveva 17 anni e mezzo: «Ero minorenne e ci voleva il permesso dei miei genitori. Mio padre era onorato, mia madre titubante. Mentre mio padre stava firmando, lei disse: “a quela ragassa lè se suceda quel, po’ l’è colpa tua”». L’ingenuità era condita dalla meraviglia. Dopo gli impegni ufficiali, le delegazioni vennero distribuite nelle varie Repubbliche. Scrive Sacchetti: «Io ero destinata in Moldavia, a Chisinau, dove un baffuto e giovale responsabile del kolchoz ci ha ricevuto con grandi baci e abbracci. Ricordo d’aver pensato che il pane di casa mia non era così duro. Quando sono tornata, però, ho detto che tutto era bellissimo e buonissimo».

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