Evade da casa, nei guai cognato del boss
Ai domiciliari per una storia di droga, è monitorato dai carabinieri per i legami con il clan Brusca. «Ero andato a mangiare»
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REGGIO EMILIA. È finito nei guai per evasione dagli arresti domiciliari, visto che ogni giorno può uscire di casa solo dalle dieci a mezzogiorno, ma stavolta è rientrato nella propria abitazione intorno alle quattro di pomeriggio.
Ma come poi si scopre in tribunale, il 74enne Giuseppe Lucido – invalido civile al 100%, seguito dai servizi sociali – viene costantemente monitorato dai carabinieri. Ma come mai una persona non più giovane e che si muove in carrozzina spinto da un amico per gli evidenti problemi fisici, è così tenuto d’occhio dall’Arma?
Si tratta di una questione di parentela, cioè il 74enne è cognato di Mariuccio Brusca (a sua volta zio del pentito Giovanni Brusca) ritenuto dagli inquirenti palermitani uomo d’onore del clan mafioso di San Giuseppe Jato. Una parentela ritenuta “ingombrante” dai carabinieri a Reggio e che sul caso vi sia attenzione lo tradisce la nutrita rappresentanza di carabinieri in aula (il luogotenente Dario Testa ha seguito tutta l’udienza).
Quindi non mancano le verifiche su Lucido che, comunque, è agli arresti domiciliari per una vicenda che non ha nulla a che vedere con la mafia (sta infatti espiando una pena per una vecchia storia del 2003, legata ad un traffico di droga con il Sudamerica).
Difeso dall’avvocato Federico Bertani, l’imputato non ha usato tanti giri di parole sul fatto che non fosse in casa: «Sono andato a mangiare un piatto di pastasciutta».
Il pm Maria Rita Pantani ha chiesto la misura cautelare in carcere per Lucido, a cui si è opposto l’avvocato Bertani puntando su tre elementi: l’ipotesi di pena, a suo parere, è sotto i tre anni di reclusione (ed in questo caso la legge non prevede la carcerazione), le precarie condizioni di salute del suo assistito che, infine, ha l’ultimo precedente penale che risale a ben 14 anni fa. Tesi difensive che hanno fatto breccia nel convincimento del giudice Cristina Beretti che ha liberato il 74enne: verrà processato il 5 luglio.(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Ma come poi si scopre in tribunale, il 74enne Giuseppe Lucido – invalido civile al 100%, seguito dai servizi sociali – viene costantemente monitorato dai carabinieri. Ma come mai una persona non più giovane e che si muove in carrozzina spinto da un amico per gli evidenti problemi fisici, è così tenuto d’occhio dall’Arma?
Si tratta di una questione di parentela, cioè il 74enne è cognato di Mariuccio Brusca (a sua volta zio del pentito Giovanni Brusca) ritenuto dagli inquirenti palermitani uomo d’onore del clan mafioso di San Giuseppe Jato. Una parentela ritenuta “ingombrante” dai carabinieri a Reggio e che sul caso vi sia attenzione lo tradisce la nutrita rappresentanza di carabinieri in aula (il luogotenente Dario Testa ha seguito tutta l’udienza).
Quindi non mancano le verifiche su Lucido che, comunque, è agli arresti domiciliari per una vicenda che non ha nulla a che vedere con la mafia (sta infatti espiando una pena per una vecchia storia del 2003, legata ad un traffico di droga con il Sudamerica).
Difeso dall’avvocato Federico Bertani, l’imputato non ha usato tanti giri di parole sul fatto che non fosse in casa: «Sono andato a mangiare un piatto di pastasciutta».
Il pm Maria Rita Pantani ha chiesto la misura cautelare in carcere per Lucido, a cui si è opposto l’avvocato Bertani puntando su tre elementi: l’ipotesi di pena, a suo parere, è sotto i tre anni di reclusione (ed in questo caso la legge non prevede la carcerazione), le precarie condizioni di salute del suo assistito che, infine, ha l’ultimo precedente penale che risale a ben 14 anni fa. Tesi difensive che hanno fatto breccia nel convincimento del giudice Cristina Beretti che ha liberato il 74enne: verrà processato il 5 luglio.(t.s.)
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