La piazza osserva silente, il web insorge
Due sparute contestazioni senza risposta lungo il corteo, mentre su Internet fioccano le critiche
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REGGIO EMILIA. Silenzio e curiosità tra le strade, contestazioni (soprattutto) sul web. La “Processione di riparazione” contro il Remilia Pride non lascia indifferenti i reggiani. Iniziano a scoprire i partecipanti convocati del Comitato Beata Giovanna Scopelli quando le campane non hanno ancora rintoccato le 10 del mattino.
Osservano i “penitenti” da distante, davanti ai bar o sulle panchine di Porta Santo Stefano. L'interazione diretta è quasi assente. Magari gli spettatori non comprendono perché un abbigliamento religioso tradizionalista o la recita in latino delle litanie. Giudizi che confermerebbero, d’altra parte, davanti ai carri colorati partiti ieri pomeriggio da viale IV Novembre per il maxi-evento arcobaleno: perché tanti palloncini, tanti colori, tanta energia, si domanderebbero.
Non appena scatta la processione vera e propria, tuttavia, partono i messaggi contro. Quasi nessuno li pronuncia in strada, ma impazzano sui social network. Già dai primissimi secondi della diretta su internet, infatti, iniziano a fioccare reazioni negative. Le prime e più immediate sono le faccine o “emoticon”. Da quando Facebook ha innovato il “mi piace” tradizionale, aggiungendo espressioni di stato d’animo, c'è la possibilità di far sapere se una notizia non piace, rende nervosi, immalinconisce.
La parte più espressiva, tuttavia, sono i commenti. «Processione di riparazione, riparazione da cosa?», scrive Paola Masala. I “vergogna” si sprecano così come i “ridicoli”. Qualcuno ravvisa un balzo indietro ai tempi del Medioevo o in altre epoche storiche del passato, altri domandano se si indignerebbero allo stesso modo non contro gli omosessuali, ma contro altri temi. «Non ho visto nessuna processione riparatoria per i preti stupratori – accusa Daniela Lusetti – forse i loro peccati non sono così gravi». «E i loro peccati? – aggiunge Marta Iori – Pedofilia dei preti, quanti di quelli avranno cornificato il marito o la moglie? Rubato qualcosa? Aiutato qualcuno nel momento del bisogno? Ma che vadano... bigotti basta». «Manifestate contro le mafie – riprende Elisa Ferretti – che coprite regolarmente. Manifestate contro le guerre che offendono l’umanità. Non contro l’amore. Ipocriti preti falsi». «Preghino contro la mafia e nelle aziende di trasporto e infrastrutture – invita Karin Silvi – o contro il terrorismo. Si può fare una medievalata simile perché delle persone si amano?».
Di fatto, nasce un corteo nel corteo o, meglio, davanti allo spettacolo del corteo. È soprattutto la visione multimediale a destare “scandalo” lo stesso sentimento che le persone che aderiscono alla processione ravvisano nel REmilia Pride.
«Ma dicono sul serio?», è una sintesi dello stupore in loro provocato dalla vista e dalle idee che adesso iniziano ad ascoltare con le loro orecchie. I commenti negativi si susseguono come onde del mare che s’infrangono rabbiose su una scogliera.
Saldi come una roccia restano i partecipanti alla processione. Il «non rispondete alle provocazioni» con cui gli organizzatori incoraggiano i presenti dall'inizio regge anche quando la contestazione abbandona lo schermo e diventa fisica. A metà della processione una persona è allontanata dalle forze dell’ordine per qualche commento sopra le righe. «Viva i gay, viva i trans», esclama un altro uomo durante un’intervista al portavoce Cristiano Lugli. La “penna” di Radio Spada prosegue come se nulla fosse, aggiungendo di pregare per i suoi nemici. (g.f.)
Osservano i “penitenti” da distante, davanti ai bar o sulle panchine di Porta Santo Stefano. L'interazione diretta è quasi assente. Magari gli spettatori non comprendono perché un abbigliamento religioso tradizionalista o la recita in latino delle litanie. Giudizi che confermerebbero, d’altra parte, davanti ai carri colorati partiti ieri pomeriggio da viale IV Novembre per il maxi-evento arcobaleno: perché tanti palloncini, tanti colori, tanta energia, si domanderebbero.
Non appena scatta la processione vera e propria, tuttavia, partono i messaggi contro. Quasi nessuno li pronuncia in strada, ma impazzano sui social network. Già dai primissimi secondi della diretta su internet, infatti, iniziano a fioccare reazioni negative. Le prime e più immediate sono le faccine o “emoticon”. Da quando Facebook ha innovato il “mi piace” tradizionale, aggiungendo espressioni di stato d’animo, c'è la possibilità di far sapere se una notizia non piace, rende nervosi, immalinconisce.
La parte più espressiva, tuttavia, sono i commenti. «Processione di riparazione, riparazione da cosa?», scrive Paola Masala. I “vergogna” si sprecano così come i “ridicoli”. Qualcuno ravvisa un balzo indietro ai tempi del Medioevo o in altre epoche storiche del passato, altri domandano se si indignerebbero allo stesso modo non contro gli omosessuali, ma contro altri temi. «Non ho visto nessuna processione riparatoria per i preti stupratori – accusa Daniela Lusetti – forse i loro peccati non sono così gravi». «E i loro peccati? – aggiunge Marta Iori – Pedofilia dei preti, quanti di quelli avranno cornificato il marito o la moglie? Rubato qualcosa? Aiutato qualcuno nel momento del bisogno? Ma che vadano... bigotti basta». «Manifestate contro le mafie – riprende Elisa Ferretti – che coprite regolarmente. Manifestate contro le guerre che offendono l’umanità. Non contro l’amore. Ipocriti preti falsi». «Preghino contro la mafia e nelle aziende di trasporto e infrastrutture – invita Karin Silvi – o contro il terrorismo. Si può fare una medievalata simile perché delle persone si amano?».
Di fatto, nasce un corteo nel corteo o, meglio, davanti allo spettacolo del corteo. È soprattutto la visione multimediale a destare “scandalo” lo stesso sentimento che le persone che aderiscono alla processione ravvisano nel REmilia Pride.
«Ma dicono sul serio?», è una sintesi dello stupore in loro provocato dalla vista e dalle idee che adesso iniziano ad ascoltare con le loro orecchie. I commenti negativi si susseguono come onde del mare che s’infrangono rabbiose su una scogliera.
Saldi come una roccia restano i partecipanti alla processione. Il «non rispondete alle provocazioni» con cui gli organizzatori incoraggiano i presenti dall'inizio regge anche quando la contestazione abbandona lo schermo e diventa fisica. A metà della processione una persona è allontanata dalle forze dell’ordine per qualche commento sopra le righe. «Viva i gay, viva i trans», esclama un altro uomo durante un’intervista al portavoce Cristiano Lugli. La “penna” di Radio Spada prosegue come se nulla fosse, aggiungendo di pregare per i suoi nemici. (g.f.)
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