Gazzetta di Reggio

Reggio

Matrimoni egualitari In 10mila dicono di sì 

di Gabriele Farina
Matrimoni egualitari In 10mila dicono di sì 

L’abbraccio di Reggio alla festa arcobaleno è travolgente e a ritmo di musica Cori e balletti, slogan e striscioni da viale IV Novembre a piazza della Vittoria

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Ore 16.15: parte un “ritorno al futuro” per diecimila persone, tra colori, musica e rivendicazioni politiche a livello nazionale.
Reggio abbraccia il REmilia Pride, il primo Gay Pride dell’area mediopadana, e si stupisce. Sorprende la partecipazione dei numerosissimi giovani; destano curiosità le tantissime fogge di capelli, i vestiti attillati, spesso provocatori, le centinaia di costumi. Meraviglia quasi che dietro questa “carnevalata”, come definiscono il maxi-evento di ieri alcuni detrattori, vi sia una richiesta, anzi un grido condiviso da eterosessuali e gay: l’Italia faccia un passo avanti per il riconoscimento dei diritti civili.
«Vogliamo entro il 2020 il matrimonio egualitario – spiega Dario De Lucia, organizzatore della manifestazione – e una legge contro l’omo-trans fobia». Il giovane non è gay, ma ha sposato una battaglia. Lo stesso hanno fatto tantissime persone di tutta la età. Partono numerosissime da viale IV Novembre, tanto che il loro passaggio da piazza Tricolore dura quasi 15 minuti.
Le persone sulle finestre osservano e applaudono. Si vedono bandiere arcobaleno ovunque, tra le centinaia di stendardi del corteo (che comprende sette carri) e sulle finestre di via Emilia San Pietro. Tantissimi gli applausi spontanei, i “siamo con voi” rivolti dal pubblico che osserva assiepato sui marciapiedi, mentre una marea arcobaleno attraversa le strade, con entusiasmo e gioia di vivere.
Il contrasto con la “Processione di riparazione” è stridente. Sembra di essere non soltanto in un’altra città, ma anche in un altro periodo storico quando la festa si sposta laddove vi era stata la preghiera dei fedeli.
«Venite con noi», esclama sul primo carro un volontario, rivolto a due preti davanti alla Basilica della Ghiara, sede al mattino di litanie in latino. La musica è alta, quasi assordante e in tantissimi si lasciano conquistare dal ritmo della musica.
«Chi non salta intollerante è», riprendono gli organizzatori in piazza Roversi, laddove i circa quattrocento del mattino avevano recitato l’atto di riparazione targato Pio XI.
“Allah vuole l’eguaglianza”, si legge in uno striscione che tira in ballo il mondo islamico. La marcia s’arresta davanti alla chiesa del Cristo per permettere al corteo di ricongiungersi. Alle 17.25 riparte la marcia e davanti alla chiesa di San Giorgio si balla sulle note di “Ymca”, tra gli ennesimi applausi dei cittadini che osservano. Le mani battono anche in piazza Prampolini, quando giunge il sindaco.
Luca Vecchi è applaudito dal pubblico quando pronuncia il discorso che introduce la parte politica. «A Reggio se l’amore unisce due persone dello stesso sesso nessuno ha paura – riprende il sindaco – perché è un grande atto di libertà». «Basta ipocrisia», rimarca l’assessore alle Pari opportunità Natalia Maramotti, citando i primati della nostra città in tema di diritti civili.
Sul palco si susseguono le testimonianze, tra le unioni civili del mattino e una proposta di matrimonio a sorpresa di sera. Colpo di scena anche per il messaggio di Orietta Berti, che saluta con simpatia, mandando un bacio e un abbraccio.
Intanto, le rivendicazioni si moltiplicano. «Non ci accontentiamo della legge Cirinnà – garantisce Elisabetta Ferrari di Agedo – e non dobbiamo dare niente per scontato». «La legge sulle unioni civili rappresenta un passo grande – aggiunge Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay – ma ci sono troppi “buchi”. Deve essere superata e non ci fermeremo fino a quando non ci saranno matrimonio egualitario e una legge contro omofobia e transfobia. Il prossimo Parlamento la dovrà approvare in modo molto celere. Giudicate bene prima di votare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google