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«Nella discarica non vogliamo più rifiuti» 

«Nella discarica non vogliamo più rifiuti» 

No categorico di Tiziano Borghi all’ipotesi di chiudere l’invaso con materiali inerti: «Accetteremo solo prodotti naturali»

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CARPINETI. «La posizione di Carpineti rimane quella espressa all’unanimità dal consiglio comunale: per la messa in sicurezza di Poiatica accettiamo solo prodotti che non abbiano codice Cer, il codice che certifica l’appartenenza rifiuto». Ribadisce il no all’arrivo di altri rifiuti a Poiatica, nemmeno per riempire l’invaso formatosi tra sito di conferimento rifiuti e cave, il sindaco di Carpineti Tiziano Borghi.
Della discarica carpinetana si è tornato a parlare con la consueta foga dopo l’incontro fra una delegazione del Pd montano e Alberto Montanari, docente dell’Università di Bologna e coordinatore dello studio sul percorso di post mortem commissionato dalla Regione all’ateneo felsineo. Al centro della riunione, le soluzioni per chiudere l’enorme invaso che si è creato fra i lotti dove sono stati seppelliti i rifiuti e le altre cave dell’area di Poiatica. Fra le soluzioni possibili vi è anche l’uso di inerti, una definizione che per la legge italiana comprende diversi prodotti, compresi i trattamenti della lavorazione e della messa in sicurezza di materiali pericolosi, come l’amianto. Per l’amministrazione carpinetana si devono invece usare prodotti naturali, in primis argilla.
«L’argilla è presente nelle nostre zone, ed è vero che la sola argilla “normale” creerebbe problemi a una copertura per il suo peso specifico molto elevato. Ma vi sono, sempre in regione, cave di altri tipi di argilla, più leggeri, che potrebbero essere utilizzati per il contatto con i rifiuti e per bilanciare le operazioni», precisa Borghi.
Il sindaco si toglie poi un sassolino sul tanto chiacchierato studio, presentato ai comitati contro alla discarica nei mesi precedenti e ora al Pd, su richiesta delle varie realtà.
«Posso testimoniare che Montanari non si è relazionato con i sindaci della montagna nella loro veste di amministratori; potrebbe invece essere accaduto che qualcuno di loro, in veste di membro di un comitato oppure del Pd, abbia partecipato ad un incontro con lui».
Per Borghi, l’atteggiamento dell’università «fin qui ha trasgredito i più elementari principi di integerrima correttezza richiesta ad un’istituzione di tale livello, ossia il non esporsi a pressioni lobbistiche e farsi garante di un atteggiamento totalmente imparziale per garantire reale equità di informazione per tutti gli amministratori della montagna». Allo stesso tempo, il primo cittadino teme che lo studio possa essere usato per indirizzare le scelte: «Cosa conterrà tale studio in più oltre a ciò che già è stato diffuso? Potrebbe forse anche accadere che ciò che oggi è ritenuto per molte persone “velenoso”, dannoso per l’ambiente e la salute dei cittadini, non sia più ritenuto tale e sia dunque accettato?».
Un ultimo rimpianto è poi quello per una soluzione alternativa caldeggiata negli anni scorsi da Borghi: il riutilizzo della grande quantità di terra e detriti prodotta dalla realizzazione della galleria Bocco-Canala, poi portati a Montecchio per riempire una cava: «Avrebbe risolto molti problemi, ma in tanti si sono messi di traverso, dal Pd carpinetano ai comitati». (adr.ar.)
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