Orazioni in latino e critiche al Papa
di Gabriele Farina
Quattrocento cattolici integralisti alla preghiera riparatoria «Il pontefice? Distinguiamo la persona dal ruolo che ricopre»
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REGGIO EMILIA. La marcia dei quattrocento. In tanti prendono parte alla “Processione di riparazione” contro il REmilia Pride. Si riuniscono a Porta Santo Stefano già ben prima dell’inizio ufficiale, previsto per le 10.30. Numerosi partecipanti sono giovani, se non giovanissimi. Bambini e bambine accompagnati dai genitori a piedi, neonati in passeggino contribuiscono a offrire un colore più vivo rispetto al rigore. “Tradizione”, infatti, è una costante di tutta l’iniziativa. Lo si nota da numerosi piccoli elementi. Vi sono le cotte che indossano i laici in testa al corteo, a mo’ di chierichetti, e gli abiti talari vestiti dai sacerdoti. Impossibile non notare le decine di rosari che tengono in mano non soltanto le suore, ma anche ragazze e ragazzi, uomini adulti, persone con i capelli bianchi.
Qualcuno indossa magliette a tema e i soggetti variano: si va dalla Vergine Maria irradiata di luce alle t-shirt nere con teschi e scritte in latino. Ecco un’altra costante della processione: la lingua di Cicerone. Si ode sin dall’inizio nelle litanie ai santi, si ascolta alla fine nel titolo dell’enciclica “Miserentissimus Redemptor”, recitata in piazza Roversi. Il testo (letto in italiano) fu scritto nel 1928 dal pontefice Pio XI.
Il suo attuale successore, Papa Francesco al secolo Jorge Mario Bergoglio, era stato in qualche modo coinvolto sin dalla decisione da parte di alcuni porporati di benedire la processione. Qualche nome? Raymond Leo Burke e Athanasius Schneider. Il primo è stato inviato da Papa Francesco nell’isola di Guam dopo aver sollevato “dubia” sull’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” del pontefice, il secondo ha difeso Burke.
Le critiche a Francesco, come domanda di essere chiamato il successore di San Pietro, proseguono anche a Reggio. «Distinguiamo la persona dalla funzione – esorta don Luigi Moncalero, da oltre un decennio nelle piazze italiane contro i Gay Pride – perché il Papa ha una funzione importantissima, anzi: più alto di lui non c’è nessuno. Tutti i segni di rispetto non sono per la sua persona, ma per la sua funzione». «Ha detto “Chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio” – aggiunge Cristiano Lugli prima d’indossare la cotta – e tale frase ha gettato diverse ambiguità per come è stata riportata e perché non era chiara, quindi ha creato una grande spaccatura».
Spesso è riportata la prima parte (“Chi sono io per giudicare”), sottolinea il portavoce. Lugli condanna anche i preti omosessuali mentre qualcuno inizia a distribuire i libretti della processione. Sono realizzati da Radio Spada, il sito di controinformazione cattolica che sostiene dal primo momento il Comitato Beata Giovanna Scopelli organizzatore della processione e a cui collabora lo stesso giovane.
Le persone, intanto, continuano ad arrivare. Sono oltre duecentocinquanta quando la manifestazione prenderà il via e aumenteranno a vista d’occhio sino all’ultima tappa in piazza Roversi, tanto che alla fine saranno poco meno del doppio. A loro è data un’ennesima esortazione: «Non rispondete alle provocazioni». Arriva poi il momento della preghiera introduttiva. I partecipanti prendono i libretti e scostano le copertine, su cui è impressa l’immagine dei cuori di Gesù e Maria. L’uno è circondato da una corona di spine (che racchiude l’intero disegno), l’altro (trafitto) è cinto da rose. Il simbolismo religioso invade poi le strade del centro. In testa alcuni ministranti in cotte e talari, con incensi e croci. I sacerdoti (circa una decina) si alternano nella lettura delle litanie, di cui una parte (la prima) è in greco e l’altra in latino. Le recitano in modo diverso i partecipanti, chi con voce stentorea, chi quasi con un leggero bisbiglio, chi in silenzio.
La prima fermata della processione avviene davanti alla chiesa di Santo Stefano. La lingua è il latino e l’invocazione a Gesù è rivolta tramite il “Tu”. Lo scenario cambierà in uno dei momenti più significativi della processione: la tappa che si tiene davanti alla Basilica della Ghiara. I fedeli cominciano a inginocchiarsi. Non lo fanno unicamente sugli scalini, ma anche in strada. C’è chi si genuflette completamente e chi invece poggia soltanto un ginocchio a terra, così come i cavalieri medievali. Nelle strade di Reggio s’inizia a sentire un “Voi” rivolto al Signore insolito, con un sapore di antico. «Una questione di abitudine – commenta poi don Moncalero, appartenente alla tradizionalista fraternità sacerdotale San Pio X – perché i latini usavano il “Tu”, mentre noi italiani per rispetto dobbiamo dare il “Lei” o il “Voi”».
Il silenzio diventa profondo, quasi irreale. Il gruppo di testa si sposta verso la parte sud di corso Garibaldi e riprendono le litanie al Sacro Cuore di Gesù, sempre in latino. Significativo il contrasto tra il passaggio di croci e incenso con una bandiera arcobaleno esposta da una finestra della strada. Verso le 11.30 i partecipanti giungono davanti alla chiesa del Cristo di piazza Roversi. Compiono un giro, poi si ritrovano davanti all’edicola per pregare secondo la formula scelta da Pio XI. Si dicono (leggendo l’enciclica) “Pronti a riparare con volontaria espiazione non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che hanno scosso il soavissimo giogo della Vostra legge”. Ancora, si scagliano contro “le colpe pubbliche” e promettono “con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della Vostra grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri”. Il corteo si scioglie verso le 11.45 al canto di “Noi vogliamo Dio”.
Qualcuno indossa magliette a tema e i soggetti variano: si va dalla Vergine Maria irradiata di luce alle t-shirt nere con teschi e scritte in latino. Ecco un’altra costante della processione: la lingua di Cicerone. Si ode sin dall’inizio nelle litanie ai santi, si ascolta alla fine nel titolo dell’enciclica “Miserentissimus Redemptor”, recitata in piazza Roversi. Il testo (letto in italiano) fu scritto nel 1928 dal pontefice Pio XI.
Il suo attuale successore, Papa Francesco al secolo Jorge Mario Bergoglio, era stato in qualche modo coinvolto sin dalla decisione da parte di alcuni porporati di benedire la processione. Qualche nome? Raymond Leo Burke e Athanasius Schneider. Il primo è stato inviato da Papa Francesco nell’isola di Guam dopo aver sollevato “dubia” sull’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” del pontefice, il secondo ha difeso Burke.
Le critiche a Francesco, come domanda di essere chiamato il successore di San Pietro, proseguono anche a Reggio. «Distinguiamo la persona dalla funzione – esorta don Luigi Moncalero, da oltre un decennio nelle piazze italiane contro i Gay Pride – perché il Papa ha una funzione importantissima, anzi: più alto di lui non c’è nessuno. Tutti i segni di rispetto non sono per la sua persona, ma per la sua funzione». «Ha detto “Chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio” – aggiunge Cristiano Lugli prima d’indossare la cotta – e tale frase ha gettato diverse ambiguità per come è stata riportata e perché non era chiara, quindi ha creato una grande spaccatura».
Spesso è riportata la prima parte (“Chi sono io per giudicare”), sottolinea il portavoce. Lugli condanna anche i preti omosessuali mentre qualcuno inizia a distribuire i libretti della processione. Sono realizzati da Radio Spada, il sito di controinformazione cattolica che sostiene dal primo momento il Comitato Beata Giovanna Scopelli organizzatore della processione e a cui collabora lo stesso giovane.
Le persone, intanto, continuano ad arrivare. Sono oltre duecentocinquanta quando la manifestazione prenderà il via e aumenteranno a vista d’occhio sino all’ultima tappa in piazza Roversi, tanto che alla fine saranno poco meno del doppio. A loro è data un’ennesima esortazione: «Non rispondete alle provocazioni». Arriva poi il momento della preghiera introduttiva. I partecipanti prendono i libretti e scostano le copertine, su cui è impressa l’immagine dei cuori di Gesù e Maria. L’uno è circondato da una corona di spine (che racchiude l’intero disegno), l’altro (trafitto) è cinto da rose. Il simbolismo religioso invade poi le strade del centro. In testa alcuni ministranti in cotte e talari, con incensi e croci. I sacerdoti (circa una decina) si alternano nella lettura delle litanie, di cui una parte (la prima) è in greco e l’altra in latino. Le recitano in modo diverso i partecipanti, chi con voce stentorea, chi quasi con un leggero bisbiglio, chi in silenzio.
La prima fermata della processione avviene davanti alla chiesa di Santo Stefano. La lingua è il latino e l’invocazione a Gesù è rivolta tramite il “Tu”. Lo scenario cambierà in uno dei momenti più significativi della processione: la tappa che si tiene davanti alla Basilica della Ghiara. I fedeli cominciano a inginocchiarsi. Non lo fanno unicamente sugli scalini, ma anche in strada. C’è chi si genuflette completamente e chi invece poggia soltanto un ginocchio a terra, così come i cavalieri medievali. Nelle strade di Reggio s’inizia a sentire un “Voi” rivolto al Signore insolito, con un sapore di antico. «Una questione di abitudine – commenta poi don Moncalero, appartenente alla tradizionalista fraternità sacerdotale San Pio X – perché i latini usavano il “Tu”, mentre noi italiani per rispetto dobbiamo dare il “Lei” o il “Voi”».
Il silenzio diventa profondo, quasi irreale. Il gruppo di testa si sposta verso la parte sud di corso Garibaldi e riprendono le litanie al Sacro Cuore di Gesù, sempre in latino. Significativo il contrasto tra il passaggio di croci e incenso con una bandiera arcobaleno esposta da una finestra della strada. Verso le 11.30 i partecipanti giungono davanti alla chiesa del Cristo di piazza Roversi. Compiono un giro, poi si ritrovano davanti all’edicola per pregare secondo la formula scelta da Pio XI. Si dicono (leggendo l’enciclica) “Pronti a riparare con volontaria espiazione non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che hanno scosso il soavissimo giogo della Vostra legge”. Ancora, si scagliano contro “le colpe pubbliche” e promettono “con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della Vostra grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri”. Il corteo si scioglie verso le 11.45 al canto di “Noi vogliamo Dio”.
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