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«Diocesi, basta cerchiobottismo» 

«Diocesi, basta cerchiobottismo» 

Ultracattolici alla carica: «No timidezze, al clero serve coraggio»

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REGGIO EMILIA. «Noi vincitori, il grande sconfitto è il “cerchiobottismo” diocesano». Il Comitato Beata Giovanna Scopelli esprime grande soddisfazione per i circa quattrocento partecipanti alla “Processione di riparazione” contro il REmilia Pride e non perde l’occasione per lanciare qualche “stoccata”.
Emerge così, in modo ancora più chiaro, come un attacco tagliente sia rivolto al mondo della Chiesa, a cominciare dal vescovo Massimo Camisasca. «Il popolo fedele, partecipando così significativamente alla Processione ha smentito le timidezze di larga parte del clero. – sostengono gli organizzatori, tornando a far fronte comune dopo il ruolo svolto sabato dai portavoce – Tutti gli attacchi e le dissociazioni verso il Comitato da parte prima di qualche prete, poi della Curia, infine (in modo quasi comico) dai carmelitani, hanno sortito l’effetto opposto a quello desiderato».
L’Ordine dei Carmelitani di Antica Osservanza aveva diffidato legalmente gli organizzatori del Comitato a usare il nome della Beata reggiana, ma l’invito è stato disatteso. Il Comitato cita un passo dell’Apocalisse per prendere le distanze dai rappresentanti della Chiesa a loro disallineati: “Poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”.
Significativamente, quasi tutti i punti del comunicato finale sono segnati da una citazione, incluso «l’ultimo e più profondo ringraziamento alla Fraternità Sacerdotale San Pio X che ha avuto il coraggio di esserci fin dall’inizio, garantendo, tra l’altro, una buona e fattiva presenza di suoi sacerdoti alla Processione. Li ringraziamo perché, ancora una volta, ha ricordato a tutti che il linguaggio del cattolico è: “Sì sì no no, ciò che è in più vien dal maligno” (Matteo 5, 37)».
La Fraternità in questione è fortemente tradizionalista, tanto da celebrare ancora la messa in latino. Il priore, don Luigi Moncalero, a Reggio ha messo in discussione lo stesso Papa Francesco. «Distinguiamo la persona dalla funzione – ha spiegato il sacerdote – perché il Papa ha una funzione importantissima, anzi: più alto di lui non c’è nessuno. Tutti i segni di rispetto non sono per la sua persona, ma per la sua funzione». Non certo una voce fuori dal coro in un Comitato che ha avuto, tra i principali sostenitori: uno dei quattro porporati che ha posto i “dubia” a Jorge Mario Bergoglio (ovvero Raymond Burke); un vescovo che ha difeso il cardinale spedito a Guam dal pontefice (e poi rientrato), alias Athanasius Schneider; un sacerdote italiano che ha detto apertamente che l’enciclica “Amoris Laetitia”del pontefice mette in dubbio l’indissolubilità del matrimonio, vale a dire monsignor Antonio Livi.
Gli organizzatori sottolineano la «delusione» di Nicolini per i numeri dei “No Pride” (ma il diretto interessato smentisce, ricusando il video montato da Radio Spada su YouTube), dichiarandosi soddisfatti per un motivo soprannaturale («il valore intrinseco dell’atto di riparazione»), naturale («le centinaia e centinaia di persone in preghiera») e, appunto, «il riconoscimento della forza della Processione da parte dei suoi nemici».(g.f.)

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