«Il nostro sarà vero matrimonio»
Silvano Caso descrive la proposta a Salvatore Mandile sul palco: «L’emozione più forte della mia vita»
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REGGIO EMILIA. Galeotto fu il REmilia Pride. Se Silvano Caso è potuto salire sul palco e annunciare la sua promessa di matrimonio all’anima gemella, Salvatore Mandile, è merito del maxi-evento di sabato in città.
Attenzione, però: non sono stati né la sfilata dei carri né le rivendicazioni politiche a fargli maturare l’idea, ma una “tappa di avvicinamento” al 3 giugno. «Dovevo festeggiare il compleanno a luglio – rivela Caso – e stavo pensando di fare la proposta al ristorante con i parenti. Poi sono andato a un incontro di preparazione del Pride. Il giorno dopo ho parlato con una ragazza e gli ho chiesto cosa pensava se avessi fatto la proposta a lui il 3 giugno. Sul momento credevo fosse una proposta un po’ inopportuna, ma poi lei mi ha detto che sarebbe fantastico».
La voce emozionata lascia intendere una sorta di timidezza. Un ostacolo superato brillantemente quando si è inginocchiato per chiedere la mano dell’amato, davanti a oltre 10mila persone. «Tendenzialmente sono una persona molto riservata – aggiunge Caso – e infatti Salvatore mi ha sempre detto che mi avrebbe fatto vergognare perché mi avrebbe fatto la proposta davanti ai parenti. Sono molto cosciente del fatto che da domani non ne parlerà quasi più nessuno, se non i parenti e gli amici. Chi sarà colpito dalla situazione sarà Salvatore: è l’emozione più forte che gli avrei potuto far provare».
Il tono si abbassa di colpo quando ricorda che il loro, ufficialmente, non sarà un matrimonio. Dopo il “sì” di Salvatore, infatti, c’è ancora il “no” dello Stato da superare. «Perché non dev’essere un matrimonio – domanda l’uomo che ha fatto la proposta sul palco – ma una semplice unione civile? La sostanza, comunque, non cambia: per noi è un matrimonio, è lo Stato che ci vede come unione civile».
Sarà forse che in Italia l’influenza del Vaticano è più forte che altrove? «Non condanno la Chiesa – prosegue il reggiano – e mi è piaciuta molto la testimonianza di don Franco Barbero sabato sul palco. Lui ha celebrato tanti matrimoni gay». Il parroco è stato però sospeso nel 2003 dall’allora pontefice, Giovanni Paolo II.
Il vescovo Massimo Camisasca, invece, non ha concesso l’uso della cattedrale agli organizzatori della “Processione di riparazione” poche ore prima della dichiarazione sul palco di piazza della Vittoria. «La Chiesa va contro altre persone della Chiesa – ribadisce Caso – ma comunque ha la sua visione. Non si può condannare nessuno a meno che non si alzino le mani o non sia infangato il nome di qualcuno. Di certo, sono assolutamente per il matrimonio paritario. L’unione civile è una piccola goccia nel mare che siamo riusciti a ottenere lottando, sicuramente porteremo a casa più avanti il matrimonio paritario».
Caso e Mandile stanno insieme da quattro anni e sono uniti anche dalle tinte granata: il primo è di Reggio, il secondo di Trapani e le principali squadre delle rispettive città condividono lo stesso colore sociale. «La soddisfazione più bella è il legame che rappresentiamo a noi stessi – riprende Caso – ma è anche bello che le persone attorno a noi capiscano che siamo diventati una cosa sola».
Il reggiano apprezza molto le frasi pronunciate dall’assessore alle Pari opportunità, Natalia Maramotti, sull’obbligo di fedeltà. «È più importante rispetto al fatto che una coppia sia formata da persone dello stesso sesso o meno – aggiunge Caso – anche perché quanti matrimoni importantissimi di persone eterosessuali hanno conosciuto tradimenti?».
Infine, un consiglio alle centinaia di studenti presenti. «Continuate così – conclude il reggiano – e, se non vi fanno fare gli incontri a scuola, organizzateli fuori. Anni fa, alcuni rettori impedivano le riunioni, ma siamo andati avanti. In Italia combattiamo contro le discriminazioni tra uomo e donna, figuriamoci il resto».(g.f.)
Attenzione, però: non sono stati né la sfilata dei carri né le rivendicazioni politiche a fargli maturare l’idea, ma una “tappa di avvicinamento” al 3 giugno. «Dovevo festeggiare il compleanno a luglio – rivela Caso – e stavo pensando di fare la proposta al ristorante con i parenti. Poi sono andato a un incontro di preparazione del Pride. Il giorno dopo ho parlato con una ragazza e gli ho chiesto cosa pensava se avessi fatto la proposta a lui il 3 giugno. Sul momento credevo fosse una proposta un po’ inopportuna, ma poi lei mi ha detto che sarebbe fantastico».
La voce emozionata lascia intendere una sorta di timidezza. Un ostacolo superato brillantemente quando si è inginocchiato per chiedere la mano dell’amato, davanti a oltre 10mila persone. «Tendenzialmente sono una persona molto riservata – aggiunge Caso – e infatti Salvatore mi ha sempre detto che mi avrebbe fatto vergognare perché mi avrebbe fatto la proposta davanti ai parenti. Sono molto cosciente del fatto che da domani non ne parlerà quasi più nessuno, se non i parenti e gli amici. Chi sarà colpito dalla situazione sarà Salvatore: è l’emozione più forte che gli avrei potuto far provare».
Il tono si abbassa di colpo quando ricorda che il loro, ufficialmente, non sarà un matrimonio. Dopo il “sì” di Salvatore, infatti, c’è ancora il “no” dello Stato da superare. «Perché non dev’essere un matrimonio – domanda l’uomo che ha fatto la proposta sul palco – ma una semplice unione civile? La sostanza, comunque, non cambia: per noi è un matrimonio, è lo Stato che ci vede come unione civile».
Sarà forse che in Italia l’influenza del Vaticano è più forte che altrove? «Non condanno la Chiesa – prosegue il reggiano – e mi è piaciuta molto la testimonianza di don Franco Barbero sabato sul palco. Lui ha celebrato tanti matrimoni gay». Il parroco è stato però sospeso nel 2003 dall’allora pontefice, Giovanni Paolo II.
Il vescovo Massimo Camisasca, invece, non ha concesso l’uso della cattedrale agli organizzatori della “Processione di riparazione” poche ore prima della dichiarazione sul palco di piazza della Vittoria. «La Chiesa va contro altre persone della Chiesa – ribadisce Caso – ma comunque ha la sua visione. Non si può condannare nessuno a meno che non si alzino le mani o non sia infangato il nome di qualcuno. Di certo, sono assolutamente per il matrimonio paritario. L’unione civile è una piccola goccia nel mare che siamo riusciti a ottenere lottando, sicuramente porteremo a casa più avanti il matrimonio paritario».
Caso e Mandile stanno insieme da quattro anni e sono uniti anche dalle tinte granata: il primo è di Reggio, il secondo di Trapani e le principali squadre delle rispettive città condividono lo stesso colore sociale. «La soddisfazione più bella è il legame che rappresentiamo a noi stessi – riprende Caso – ma è anche bello che le persone attorno a noi capiscano che siamo diventati una cosa sola».
Il reggiano apprezza molto le frasi pronunciate dall’assessore alle Pari opportunità, Natalia Maramotti, sull’obbligo di fedeltà. «È più importante rispetto al fatto che una coppia sia formata da persone dello stesso sesso o meno – aggiunge Caso – anche perché quanti matrimoni importantissimi di persone eterosessuali hanno conosciuto tradimenti?».
Infine, un consiglio alle centinaia di studenti presenti. «Continuate così – conclude il reggiano – e, se non vi fanno fare gli incontri a scuola, organizzateli fuori. Anni fa, alcuni rettori impedivano le riunioni, ma siamo andati avanti. In Italia combattiamo contro le discriminazioni tra uomo e donna, figuriamoci il resto».(g.f.)
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