Torino, la notte della paura: tifosi reggiani della Juventus nell’inferno
Sfuggiti al panico collettivo: «La gente correva all’impazzata senza capire il perché»
GUASTALLA. Lo shock non è ancora passato, la paura di non uscire vivi da una piazza trasformatasi di colpo in un inferno è un fermo immagine difficile da cancellare in poco tempo, ma poterne parlarne aiuta a realizzare che il peggio è passato. Dall’incubo, per fortuna, i reggiani che si trovavano a Torino per guardare sul maxi-schermo la finale di Champions si sono risvegliati: assieme ad altre trentamila persone hanno rischiato di essere vittime di una tragedia nata dal nulla in una giornata che doveva essere solo di festa.
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Mattia Zerbin, Federico Borgonovi, Alessandro Magnifico e Alessandro Lusuardi, quattro ragazzi di Guastalla avevano scelto di essere parte della marea bianconera che a Torino, in piazza San Carlo, sognava di festeggiare il triplete di Buffon e compagni.
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Una foto per immortalare gli attimi di spensieratezza vissuti prima del match, poi la tensione davanti al maxi-schermo, la speranza al pareggio di Mandzukic e la delusione ai gol del Real. Fino al 3-1 per i blancos, quando di colpo tutto è cambiato: «Eravamo proprio al centro della piazza – racconta Alessandro Lusuardi – e all’improvviso abbiamo visto gente correre all’impazzata, senza capire cosa stesse accadendo. Scene di panico, con persone che si spingevano, si calpestavano e franavano a terra. Siamo scappati e in mezzo al caos ci siamo persi: fortunatamente io sono riuscito a restare sempre in piedi, ho preso qualche botta e mi sono rifugiato in un bar per medicare con alcuni stracci i tagli che mi ero procurato. Dopo circa mezz’ora ho ritrovato i miei amici: anche Mattia e Federico erano feriti. Siamo andati al pronto soccorso di Torino, ma era pieno di gente, così abbiamo deciso di metterci in auto e tornare a casa per farci assistere a Guastalla: all’ospedale siamo stati medicati e subito dimessi, ma Mattia è dovuto tornare anche al mattino (ieri, ndr) per togliere una scheggia di vetro nella mano. La paura c’è stata, ma personalmente l’ho superata: non so se tornerò a vedere una partita in piazza, però so che stiamo tutti bene e questo mi rende tranquillo».
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Un altro guastallese, che preferisce restare anonimo, vive a Torino ed ospitava fratello ed amici: «Non ero con loro, ma li ho raggiunti non appena sono riusciti a scappare dalla piazza. La gente era come impazzita, molti erano schiacciati sotto le transenne, altri erano a terra sanguinanti. Mio fratello e i suoi amici si sono feriti con qualche scheggia, ma sarebbe potuta finire ben peggio. Mi chiedo, però, chi fosse l’addetto ai controlli: la piazza era piena di bottiglie di vetro, gli ambulanti le vendevano indisturbati».
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Anche Marco Menozzi, giovane di Albinea, se l’è cavata con qualche ferita, medicata all’ospedale di Scandiano: «Sto bene, solo qualche taglio e qualche punto», scrive su Facebook agli amici per tranquillizzarli. Alle cure dei medici hanno fatto ricorso anche Gabriele Becchi di Guastalla e Matteo Cani di San Giacomo. Dopo il grande spavento stanno bene, ma per tutti dimenticare non sarà facile.
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