Gazzetta di Reggio

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Mora: contro le mafie non basta Aemilia 

di Enrico Lorenzo Tidona
Mora: contro le mafie non basta Aemilia 

Convegno Cgil, il segretario provinciale sferza le istituzioni: «Per reagire serve una collaborazione che ancora non c’è»

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REGGIO EMILIA. «Contro le mafie c’è ancora molto da fare». Per il segretario della Cgil di Reggio Emilia, Guido Mora, il processo Aemilia è la pietra angolare del contrasto alle mafie ma da solo non basta. Non basta infatti riporre nelle sole mani di procura e tribunale la responsabilità di estirpare il radicamento della’ndrangheta in terra emiliana. Anzi: tra gestione dei beni confiscati alle consorterie locali legate alla’ndrangheta calabrese e continui tentativi di investimento di proventi illeciti al nord, la partita è tutt’altro che terminata. Concetti espressi ieri durante un incontro organizzato con la Cgil regionale e alla presenza del segretario nazionale Susanna Camusso. «Abbiamo sentito il bisogno di fare il punto sulla situazione» dice Mora introducendo la giornata dedicata ai diritti e al processo Aemilia.
«Noi continuiamo a essere fortemente preoccupati della capacità di reagire in modo adeguato all’infiltrazione della’ndrangheta, che molti dicono essere un vero e proprio insediamento, anche a Reggio Emilia – dice Mora – È chiaro che reagire vuole dire che tutte le componenti della società locale e del territorio devono reagire e devono soprattutto avere un progetto di collaborazione. Cosa che ancora non vediamo. Noi abbiamo proposto da tempo di sedersi attorno a un tavolo ma non per via burocratica ma per via fattiva. E tutte le rappresentanze devono cercare di individuare qual è il modo migliore per creare sensibilità a tutti i livelli, nella rappresentanza sociale, nella rappresentanza politica ma anche fra i cittadini. Perché se ci sono situazioni in cui, come a Brescello ma anche in altri comuni del reggiano e non solo, non c’è consapevolezza di quanto l’infiltrazione mafiosa è arrivata nei gangli dell’economia, allora bisogna lavorare alacremente. C’è ancora molto da fare. Così abbiamo pensato dopo pochi mesi di riprendere il discorso».
La Cgil regionale ha deciso che questa discussione doveva essere fatta a Reggio perché, continua Mora, «il processo che è in corso qui deve servire a tutti noi per produrre una narrazione che non è artificiale. Bisogna mettere insieme tutti i fatti accaduti in questo territorio e farli conoscere».
Del resto, oltre al processo in corso, nemmeno le inchieste e i provvedimenti antimafia sembrano finire. Primi tra tutti quelli che congelano i beni per ottenere poi la confisca. «Bene le operazioni e le indagini delle forze dell’ordine ma il problema è avere regole e forme di vita che abbiano al primo posto l’attenzione alla legalità – aggiunge Camusso – Poi c’è un grande tema culturale: non pensare le mafie come erano una volta ma capirne l’evoluzione. I settori più a rischio sono gli appalti, da quelli pubblici e in edilizia». Luigi Giove, segretario regionale Cgil, non risparmia critiche alle associazioni di categoria, invocando protocolli di legalità nel settore della sanità e del privato. «Dopo il sisma del 2012 – ricorda– abbiamo sottoscritto un protocollo per la ricostruzione e pare che stia funzionando». Sugli «elenchi di merito», invece si può fare di più: «Nelle gare dobbiamo dare qualcosa di più. Se diamo solo il bollino non funziona. Le imprese che scelgono la via della legalità devono essere premiate perché chi non rispetta le regole è vincente e inquina il mercato». Inoltre «sarebbe utile un protocollo per il settore della sanità e ci sono rischi di arretramento sul protocollo Atersir dei rifiuti». Infine «serve una grande opera di trasparenza e legalità nel mondo degli affari tra privati».

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