«Stop rifiuti, ma Poiatica non è la Terra dei fuochi»
CARPINETI. Interviene a tutto campo il sindaco di Castelnovo e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, Enrico Bini, in merito agli ultimi temi emersi sulla discarica di Poiatica. Due i...
CARPINETI. Interviene a tutto campo il sindaco di Castelnovo e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, Enrico Bini, in merito agli ultimi temi emersi sulla discarica di Poiatica. Due i punti fermi che esprime: no fermo alla riapertura, e la richiesta di evitare anche allarmismi ingiustificati che possano danneggiare ulteriormente la zona.
«I sindaci dell’Unione dell’Appennino sono tutti assolutamente concordi – afferma Bini –: non c’è alcuno spazio per ulteriori conferimenti di rifiuti a Poiatica, senza alcuna distinzione e senza possibilità di compromessi. La discarica è chiusa e non riapre». Bini fa riferimento al dibattito che sembra essersi riaperto a seguito dello studio dell’Università di Bologna contenente le ipotesi sulle modalità di messa in sicurezza e chiusura definitiva dei lotti ancora da coprire nella discarica carpinetana. «Stiamo parlando di uno studio di cui si discute molto ma che ufficialmente non è stato ancora consegnato – sottolinea –. Non è un dettaglio da poco perché una volta che potremo considerarne i dettagli sulle proposte di Atersir su come chiudere i “buchi” di Poiatica, capiremo quali costi saranno necessari per la soluzione definitiva, e la messa in sicurezza della discarica. Quello che è certo già da ora è che sembra essersi aperto un rimpallo di responsabilità su chi sarà chiamato a sostenere questi costi. Di questo si potrà parlare, ma credo che non sarebbe né logico né giusto che fossero chiamati ad accollarseli i cittadini».
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Sulla situazione dell’ex discarica Bini prosegue: «Mi sembra assurdo che, con una inchiesta della Dda che riguarda Poiatica (per la quale Bini è stato anche chiamato a una audizione alla Commissione parlamentare ecomafie, in cui ha potuto spiegare alcuni aspetti a suo parere poco chiari sulla gestione e l’assegnazione di appalti, ndr) si continui a parlare della possibilità di conferirvi altri rifiuti, e tra questi amianto, seppur trattato. Gli studi dei tecnici sono sì importanti, ma alla fine le decisioni devono spettare alla politica. Anche la Regione attraverso l’assessore Paola Gazzolo ha detto che per loro la questione è chiusa e che se i territori non vogliono riaprire Poiatica non saranno loro a farlo. Nessuno degli attori locali (Provincia, Comuni e Iren) può chiamarsi fuori dal trovare una soluzione praticabile, lasciando da parte qualsiasi opzione che preveda rifiuti speciali».
Ma il presidente dell’Unione interviene anche sulla fiaccolata di domenica sera in cui don Raimondo Zanelli, le cui battaglie contro la discarica ne hanno fatto in questi anni un paladino di chi chiede la chiusura, ha fatto riferimento a persone che a causa di Poiatica si sarebbero ammalate. «Sulla discarica, sulle modalità di gestione negli anni passati, sulle scelte negli affidamenti degli appalti è in corso l’inchiesta della Dda, che auspichiamo possa concludersi il prima possibile così da avere molto chiaro il quadro dello stato ambientale dell'area. Ma al momento va sottolineato che non stiamo parlando di un quadro paragonabile alla “Terra dei fuochi”: non ci sono evidenze scientifiche ad oggi di collegamenti tra l'attività della discarica e decessi sul territorio circostante – spiega ancora Bini –: Ho intenzione di chiedere tutti i dati all’Ausl, che in questi anni sulla base di richieste dei residenti ha già condotto campagne di monitoraggio, ma credo sia importante rimarcare che ad oggi non si può parlare di un “territorio malato” o di “valle avvelenata”, anche perché parliamo di un'area con diverse attività agricole e agroalimentari e l'allarmismo, se ingiustificato, rischia di danneggiarla portando nuove ricadute negative in questo caso socio-occupazionali. Questi paesi davvero non hanno bisogno di pagare un prezzo ulteriore a un’attività che è stata sicuramente mal tollerata per anni: c’è l'indagine in corso, trovo giusto anche l’appello lanciato dagli organizzatori della fiaccolata per richiedere a chi è a conoscenza di movimenti sospetti intorno alla discarica nel corso degli anni di testimoniare e raccontarli, ma prima di dire che le persone si ammalano e muoiono a causa di Poiatica si dovrebbe compiere una riflessione attenta sulle basi concrete di tali affermazioni, che al momento non si intravedono. E lo dico con tutto il rispetto e anzi l'appoggio verso chi chiede che la storia della discarica finisca definitivamente e non si aggiunga nessun ulteriore capitolo».
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