«Pasticcio del ministero sul concorso per docenti»
Il decreto del Miur “esclude” dalle selezioni i prossimi laurendi in Educazione Bartolini, presidente del corso Unimore: «Una programmazione illogica»
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. «Dal ministero all’Istruzione scelte discriminanti: perché?». La domanda è posta da due professori del dipartimento Educazione e Scienze umane dell’Università di Modena e Reggio: Mariagiuseppina Bartolini e Nicola Barbieri.
Le scelte in esame sono due. Una è già diventata norma e, così com’è, esclude tutta una classe di futuri docenti dal nuovo concorso. Tutto effetto del decreto ministeriale 374, emanato giovedì scorso. Il testo prevede l’aggiornamento della seconda e della terza fascia delle graduatorie di circolo e d’istituto per il personale docente ed educativo, come si legge anche nella pagina del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Proseguendo nella lettura, si scopre che il decreto coprirà i prossimi tre anni scolastici e che ha un termine ben preciso: il 24 giugno 2017.
Chi si deve laureare a luglio come fa? Può chiedere una riserva? Sembra proprio di no ed è per questo che si sta battendo, tra gli altri, la dottoressa Bartolini, presidente del corso di studi in Scienze della formazione primaria. «Stiamo cercando di raccogliere i cocci – rivela la professoressa – ma va al di fuori di ogni programmazione sensata pubblicare un decreto a giugno, dopo aver sentito brevemente i sindacati, in cui si scrive che la riapertura del bando scade il 24 di questo mese. Noi le lauree le abbiamo programmate già un anno e mezzo fa. A Reggio le sessioni di laurea si svolgono il 20 e il 21 luglio».
Il 20 luglio scade anche il termine per presentare i documenti online, dopo essersi iscritti però il giorno 24. «Abbiamo chiesto al coordinamento della Conferenza nazionale dei presidenti di attivare diverse forme d’iscrizione – replica la docente – affinché i documenti possano essere prodotti al termine della sessione di laurea. Chiediamo l’iscrizione con riserva entro il 24 giugno e la produzione entro la sessione estiva dei documenti dell’università. Il punto è condiviso da molti presidenti di Scienze della formazione primaria di tutti Italia. Alcuni, casualmente, hanno fissato le lauree a giugno, altre a luglio».
Ci sono dei margini? «Sembra che il Miur non sia disponibile a un’iscrizione con riserva – commenta Bartolini – ma chiediamo la proroga perché altrimenti il decreto sarebbe discriminante. Il Miur non ha tenuto conto del mondo dell’università, eppure siamo sotto il suo ministero».
Bartolini sta studiando soluzioni alternative per far fronte al decreto anche a livello di ateneo. «C’è l’ipotesi di fare una sessione anticipata – ammette la professoressa – ma può darsi che non risolva niente. Sicuramente, non cambia nulla per quest’anno, ma potrebbero non esserci concorsi del genere nell’immediato futuro: le graduatorie sono triennali. Per fortuna, sappiamo che dalla prossima volta saranno il 15 settembre, come a Professioni sanitarie e Architettura».
La seconda scelta appare nero su bianco, ma al momento figura come decreto attuativo della legge sulla “buona scuola” (il sistema integrato 380). Se non dovesse essere modificato, il comma e dell’articolo 4 stabilisce la “qualificazione universitaria del personale dei servizi educativi per l'infanzia, prevedendo il conseguimento della laurea triennale in Scienze dell'educazione nella classe L19 ad indirizzo specifico per educatori dei servizi per l'infanzia o della laurea quinquennale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria”. «Non resterebbe nessun educatore di nido con la vecchia laurea – avverte Barbieri, docente di Storia della Pedagogia – e ciò va contro a tutto quello che ci hanno sempre detto le parti sociali. A questo punto facciamo una laurea anche per gli educatori dei nidi, per quelli delle ludoteche, per quelli dei disabili. Con quel sistema integrato si vanificherebbe e nessun laureato potrebbe accede un indirizzo di nido, se non dopo aver fatto nuovi percorsi ad hoc». (g.f.)
Le scelte in esame sono due. Una è già diventata norma e, così com’è, esclude tutta una classe di futuri docenti dal nuovo concorso. Tutto effetto del decreto ministeriale 374, emanato giovedì scorso. Il testo prevede l’aggiornamento della seconda e della terza fascia delle graduatorie di circolo e d’istituto per il personale docente ed educativo, come si legge anche nella pagina del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Proseguendo nella lettura, si scopre che il decreto coprirà i prossimi tre anni scolastici e che ha un termine ben preciso: il 24 giugno 2017.
Chi si deve laureare a luglio come fa? Può chiedere una riserva? Sembra proprio di no ed è per questo che si sta battendo, tra gli altri, la dottoressa Bartolini, presidente del corso di studi in Scienze della formazione primaria. «Stiamo cercando di raccogliere i cocci – rivela la professoressa – ma va al di fuori di ogni programmazione sensata pubblicare un decreto a giugno, dopo aver sentito brevemente i sindacati, in cui si scrive che la riapertura del bando scade il 24 di questo mese. Noi le lauree le abbiamo programmate già un anno e mezzo fa. A Reggio le sessioni di laurea si svolgono il 20 e il 21 luglio».
Il 20 luglio scade anche il termine per presentare i documenti online, dopo essersi iscritti però il giorno 24. «Abbiamo chiesto al coordinamento della Conferenza nazionale dei presidenti di attivare diverse forme d’iscrizione – replica la docente – affinché i documenti possano essere prodotti al termine della sessione di laurea. Chiediamo l’iscrizione con riserva entro il 24 giugno e la produzione entro la sessione estiva dei documenti dell’università. Il punto è condiviso da molti presidenti di Scienze della formazione primaria di tutti Italia. Alcuni, casualmente, hanno fissato le lauree a giugno, altre a luglio».
Ci sono dei margini? «Sembra che il Miur non sia disponibile a un’iscrizione con riserva – commenta Bartolini – ma chiediamo la proroga perché altrimenti il decreto sarebbe discriminante. Il Miur non ha tenuto conto del mondo dell’università, eppure siamo sotto il suo ministero».
Bartolini sta studiando soluzioni alternative per far fronte al decreto anche a livello di ateneo. «C’è l’ipotesi di fare una sessione anticipata – ammette la professoressa – ma può darsi che non risolva niente. Sicuramente, non cambia nulla per quest’anno, ma potrebbero non esserci concorsi del genere nell’immediato futuro: le graduatorie sono triennali. Per fortuna, sappiamo che dalla prossima volta saranno il 15 settembre, come a Professioni sanitarie e Architettura».
La seconda scelta appare nero su bianco, ma al momento figura come decreto attuativo della legge sulla “buona scuola” (il sistema integrato 380). Se non dovesse essere modificato, il comma e dell’articolo 4 stabilisce la “qualificazione universitaria del personale dei servizi educativi per l'infanzia, prevedendo il conseguimento della laurea triennale in Scienze dell'educazione nella classe L19 ad indirizzo specifico per educatori dei servizi per l'infanzia o della laurea quinquennale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria”. «Non resterebbe nessun educatore di nido con la vecchia laurea – avverte Barbieri, docente di Storia della Pedagogia – e ciò va contro a tutto quello che ci hanno sempre detto le parti sociali. A questo punto facciamo una laurea anche per gli educatori dei nidi, per quelli delle ludoteche, per quelli dei disabili. Con quel sistema integrato si vanificherebbe e nessun laureato potrebbe accede un indirizzo di nido, se non dopo aver fatto nuovi percorsi ad hoc». (g.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
