Profughi, non ci sono posti E L’Ovile sfida la Dimora
di Leonardo Grilli
Aperte ieri mattina le buste delle due reti di imprese che si contendono l’appalto Gli alloggi scarseggiano in entrambe le offerte. Gli attuali gestori corrono divisi
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REGGIO EMILIA. Con oltre dieci giorni di ritardo, dovuto anche al passaggio di consegne avvenuto in Prefettura, ieri sono state finalmente aperte le due buste che contengono le offerte pervenute per la gestione del piano di accoglienza dei richiedenti asilo. In una seduta “pubblica” ma non aperta alla stampa, i delegati delle cooperative si sono presentati per il controllo e l’approvazione dei documenti da loro presentati. Che le cordate di cooperative sociali in corsa a Reggio Emilia fossero due già si sapeva. Sui nomi, invece, c’è stata qualche sorpresa.
La corsa per l’appalto che con due proroghe arriva fino a 61 milioni, bandito dalla prefettura per l’accoglienza di 2.300 migranti fino al 2018, ha prodotto infatti una sorta di separazione in casa fra alcune realtà che fino ad ora avevano coabitato, e collaborato, nella gestione dei richiedenti asilo. La prima cordata ha come capofila la Dimora d’Abramo, che già oggi coordina la rete dei servizi e che partecipa con Ceis, associazione Papa Giovanni XXIII, l’albergo Italia in zona Santa Croce e la coop Ballarò, che gestisce l’ostello cittadino della Ghiara. La seconda associazione di imprese è invece composta dalla coop L’Ovile in associazione con le cooperative Madre Teresa, Coress e La Vigna per quanto riguarda tutto il territorio provinciale, mentre le prime due correranno da sole nel coprire la città capoluogo.
Dunque al fianco della Dimora d’Abramo non ci saranno più ne L’Ovile nè la Madre Teresa che invece, nel precedente piano di accoglienza, erano unite sotto un’unica bandiera. Una separazione più o meno consensuale, che tocca anche il Consorzio Oscar Romero, primo consorzio sociale nato in provincia di Reggio Emilia e che raggruppa sotto un solo tetto la Dimora d’Abramo, L’Ovile, Madre Teresa, Coress e La Vigna. Una concorrenza che arriva dopo le critiche sollevate sulla gestione pressoché unica dei richiedenti asilo da parte della precedente rete di imprese, capeggiata dalla Dimora. Ora, si dice negli ambienti interni alle coop, con questa partecipazione separata L’Ovile e i suoi associati vogliono invece dimostrare di essere perfettamente in grado di concorrere in autonomia.
Per oltre due ore è stata verificata la regolarità della documentazione presentata e infine entrambi i raggruppamenti sono stati ammessi dalla Prefettura a partecipare alla gara sui due lotti messi a bando, relativi in particolare a 902 posti sul Comune di Reggio Emilia e 1.398 posti negli altri Comuni della provincia. Da quanto trapela, però, le offerte presentate non sono sufficienti a coprire tutti i 2.300 posti richiesti. «Copriamo l’esistente e qualcosa in più», viene spiegato. Attualmente sono accolti complessivamente circa 1.700 profughi e il nuovo bando ne prevede una stima di 600 in più. Un numero troppo alto in una provincia che già ad oggi fatica a trovare alloggi e deve ricorrere ai container. Va però anche detto che il numero di posti è presunto, calcolato sulla base del numero medio di presenze di rifugiati nell’ultimo anno e considerando il trend di crescita delle quote regionali di assegnazioni di stranieri sul territorio provinciale.
Adesso la Prefettura formerà una commissione, che sarà resa pubblica, con l’incarico di valutare il progetto tecnico delle cooperative e l’offerta economica al ribasso. I tempi non sono ancora certi e intanto il precedente bando, scaduto il primo giugno, è stato prorogato di un altro mese. Data in cui con tutta probabilità si avrà un vincitore. O un’ulteriore proroga.
La corsa per l’appalto che con due proroghe arriva fino a 61 milioni, bandito dalla prefettura per l’accoglienza di 2.300 migranti fino al 2018, ha prodotto infatti una sorta di separazione in casa fra alcune realtà che fino ad ora avevano coabitato, e collaborato, nella gestione dei richiedenti asilo. La prima cordata ha come capofila la Dimora d’Abramo, che già oggi coordina la rete dei servizi e che partecipa con Ceis, associazione Papa Giovanni XXIII, l’albergo Italia in zona Santa Croce e la coop Ballarò, che gestisce l’ostello cittadino della Ghiara. La seconda associazione di imprese è invece composta dalla coop L’Ovile in associazione con le cooperative Madre Teresa, Coress e La Vigna per quanto riguarda tutto il territorio provinciale, mentre le prime due correranno da sole nel coprire la città capoluogo.
Dunque al fianco della Dimora d’Abramo non ci saranno più ne L’Ovile nè la Madre Teresa che invece, nel precedente piano di accoglienza, erano unite sotto un’unica bandiera. Una separazione più o meno consensuale, che tocca anche il Consorzio Oscar Romero, primo consorzio sociale nato in provincia di Reggio Emilia e che raggruppa sotto un solo tetto la Dimora d’Abramo, L’Ovile, Madre Teresa, Coress e La Vigna. Una concorrenza che arriva dopo le critiche sollevate sulla gestione pressoché unica dei richiedenti asilo da parte della precedente rete di imprese, capeggiata dalla Dimora. Ora, si dice negli ambienti interni alle coop, con questa partecipazione separata L’Ovile e i suoi associati vogliono invece dimostrare di essere perfettamente in grado di concorrere in autonomia.
Per oltre due ore è stata verificata la regolarità della documentazione presentata e infine entrambi i raggruppamenti sono stati ammessi dalla Prefettura a partecipare alla gara sui due lotti messi a bando, relativi in particolare a 902 posti sul Comune di Reggio Emilia e 1.398 posti negli altri Comuni della provincia. Da quanto trapela, però, le offerte presentate non sono sufficienti a coprire tutti i 2.300 posti richiesti. «Copriamo l’esistente e qualcosa in più», viene spiegato. Attualmente sono accolti complessivamente circa 1.700 profughi e il nuovo bando ne prevede una stima di 600 in più. Un numero troppo alto in una provincia che già ad oggi fatica a trovare alloggi e deve ricorrere ai container. Va però anche detto che il numero di posti è presunto, calcolato sulla base del numero medio di presenze di rifugiati nell’ultimo anno e considerando il trend di crescita delle quote regionali di assegnazioni di stranieri sul territorio provinciale.
Adesso la Prefettura formerà una commissione, che sarà resa pubblica, con l’incarico di valutare il progetto tecnico delle cooperative e l’offerta economica al ribasso. I tempi non sono ancora certi e intanto il precedente bando, scaduto il primo giugno, è stato prorogato di un altro mese. Data in cui con tutta probabilità si avrà un vincitore. O un’ulteriore proroga.
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