«Su Poiatica ci hanno detto solo bugie»
di Adriano Arati
Parla Don Raimondo Zanelli: «Prima questa terra era fertile, ricca e ambita: ora ci può crescere solo l’albero di Giuda»
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TOANO. «In questa vallata crescevano tantissimi alberi, era una zona fertilissima. Adesso non cresce più nulla, forse dovrebbero piantare l’albero di Giuda. Con tutte le bugie che hanno detto, è l'unico che potrebbe attecchire». È la metafora articolata, ma allo stesso tempo diretta di don Raimondo Zanelli, 88ennne ex parroco di Cavola, una delle figure più note e seguite fra chi si oppone alla discarica di Poiatica. Don Zanelli in questi anni si è spesso schierato pubblicamente per la chiusura della discarica carpinetana, parlando anche di aumento di decessi nella vallata del Secchia dove lui opera da oltre mezzo secolo, dal 1962. Domenica scorsa ha presieduto la fiaccolata a Colombaia per rinnovare nuovamente contro l'ipotesi di conferimento di nuovi rifiuti a Poiatica, un momento collettivo a cui hanno preso parte oltre trecento persone.
Don Zanelli, lei ha parlato di tanti decessi dovuti a tumori in zona. Conferma?
«Secondo me sì, ho viste tante persone morire negli ultimi anni fra cui diverse mie parrocchiane (secondo la Ausl le percentuali di mortalità rientrano nei parametri, ndr). Una donna purtroppo si è spenta in poco più di un mese, è terribile».
Ha detto che il fenomeno è presente da tempo, ma negli ultimi anni se ne parla di più?
«Perché è tornata la paura, l’incubo di nuovi rifiuti a Poiatica. È un’ombra che fa paura e che ha provocato la nostra mobilitazione, quella dei comitati, degli abitanti e vedo con piacere anche di qualche amministratore pubblico».
Lei ha ricordato spesso le promesse del passato. Cosa intendeva?
«Quando hanno aperto la discarica sono venuti tante volte a parlarci e a spiegare che questa discarica avrebbe portato progresso. Noi eravamo preoccupati e loro dicevamo che non ci sarebbero stati problemi, invece basta guardare la vallata per capire che non è così».
Cosa intende?
«Andate a fare un giro vicino alla discarica, ascoltate l’odoraccio che ne viene fuori. E guardate nei dintorni. Vedete forse degli alberi, quegli alberi che ci avevano promesso?».
Chi aveva promesso?
«Chi ha voluto la discarica, ci ha parlato di progresso, ci hanno detto che non ci sarebbero stati pericoli e che si sarebbero potuti piantare gli alberi una volta chiusa. Adesso lì non cresce più nulla, non si può piantare più nulla. Forse potrebbero piantarci solo l’albero di Giuda: è l’unico che potrebbe crescere lì, con tutte le bugie che ci hanno detto».
Parla di bugie, ha parlato di aumento di decessi. Sono accuse pesanti.
«La nostra vallata era bellissima, era una terra ricca in cui volevano venire in tanti a vivere. Adesso guardatela».
A cosa pensa?
«Il crinale carpinetano che quello di Toano verso il Secchia erano fertilissimi, la vite cresceva abbondante, c’era grano, c'erano gli allevamenti. Erano terre ambite».
Davvero?
«Mi ricordo (sorride, ndr) che le parrocchie erano ricche e tutti facevano richiesta. Era una terra davvero fertile e ricca, che si poteva paragonare alla pianura. Poi si è iniziato a lavorarla, a intaccarla, con i primi scavi e le prime cave che d’altronde davano lavoro, erano gli anni in cui Sassuolo cresceva sempre più».
Si torna all’oggi.
«Oggi viviamo con questa paura, con la paura del ritorno dei rifiuti a Poiatica, è alto».
Si può fare qualcosa?
«Ho visto tante persone che si impegnano, i comitati, diversi amministratori. Tutti si stanno schierando e credo ci siano motivi per avere fiducia, nessuno vuole più rifiuti, nessuno vuole più Poiatica e si stanno impegnando per far sì che questo non accada».
I temi ambientali oggi sono cruciali, non crede?
«È così, che si parla del Secchia o del nostro pianeta. Domenica scorsa a Colombaia abbiamo letto degli estratti dall’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco, dedicata all’ambiente. Credo sia un testo interessante, attuale e capace di ispirarci».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Don Zanelli, lei ha parlato di tanti decessi dovuti a tumori in zona. Conferma?
«Secondo me sì, ho viste tante persone morire negli ultimi anni fra cui diverse mie parrocchiane (secondo la Ausl le percentuali di mortalità rientrano nei parametri, ndr). Una donna purtroppo si è spenta in poco più di un mese, è terribile».
Ha detto che il fenomeno è presente da tempo, ma negli ultimi anni se ne parla di più?
«Perché è tornata la paura, l’incubo di nuovi rifiuti a Poiatica. È un’ombra che fa paura e che ha provocato la nostra mobilitazione, quella dei comitati, degli abitanti e vedo con piacere anche di qualche amministratore pubblico».
Lei ha ricordato spesso le promesse del passato. Cosa intendeva?
«Quando hanno aperto la discarica sono venuti tante volte a parlarci e a spiegare che questa discarica avrebbe portato progresso. Noi eravamo preoccupati e loro dicevamo che non ci sarebbero stati problemi, invece basta guardare la vallata per capire che non è così».
Cosa intende?
«Andate a fare un giro vicino alla discarica, ascoltate l’odoraccio che ne viene fuori. E guardate nei dintorni. Vedete forse degli alberi, quegli alberi che ci avevano promesso?».
Chi aveva promesso?
«Chi ha voluto la discarica, ci ha parlato di progresso, ci hanno detto che non ci sarebbero stati pericoli e che si sarebbero potuti piantare gli alberi una volta chiusa. Adesso lì non cresce più nulla, non si può piantare più nulla. Forse potrebbero piantarci solo l’albero di Giuda: è l’unico che potrebbe crescere lì, con tutte le bugie che ci hanno detto».
Parla di bugie, ha parlato di aumento di decessi. Sono accuse pesanti.
«La nostra vallata era bellissima, era una terra ricca in cui volevano venire in tanti a vivere. Adesso guardatela».
A cosa pensa?
«Il crinale carpinetano che quello di Toano verso il Secchia erano fertilissimi, la vite cresceva abbondante, c’era grano, c'erano gli allevamenti. Erano terre ambite».
Davvero?
«Mi ricordo (sorride, ndr) che le parrocchie erano ricche e tutti facevano richiesta. Era una terra davvero fertile e ricca, che si poteva paragonare alla pianura. Poi si è iniziato a lavorarla, a intaccarla, con i primi scavi e le prime cave che d’altronde davano lavoro, erano gli anni in cui Sassuolo cresceva sempre più».
Si torna all’oggi.
«Oggi viviamo con questa paura, con la paura del ritorno dei rifiuti a Poiatica, è alto».
Si può fare qualcosa?
«Ho visto tante persone che si impegnano, i comitati, diversi amministratori. Tutti si stanno schierando e credo ci siano motivi per avere fiducia, nessuno vuole più rifiuti, nessuno vuole più Poiatica e si stanno impegnando per far sì che questo non accada».
I temi ambientali oggi sono cruciali, non crede?
«È così, che si parla del Secchia o del nostro pianeta. Domenica scorsa a Colombaia abbiamo letto degli estratti dall’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco, dedicata all’ambiente. Credo sia un testo interessante, attuale e capace di ispirarci».
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