«Test d’italiano per stranieri: così non va»
di Luciano Salsi
Otto referenti e l’ex coordinatrice del progetto criticano il trasferimento dei corsi da Parma a Reggio
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REGGIO EMILIA. I test somministrati il 22 e 23 maggio a 113 studenti stranieri delle scuole superiori per certificare la conoscenza della lingua italiana erano talmente facili che quasi tutti li hanno superati terminandone la compilazione 60-90 prima delle tre ore previste. Ci sarebbe da rallegrarsene se il risultato non facesse temere uno scadimento dei corsi organizzati dalle scuole per consentire a questi allievi di superare l'ostacolo preliminare della padronanza linguistica, che determina fra di loro un tasso di bocciature in prima superiore pari al 40%, doppio rispetto a quello degli italiani. Lo denunciano i docenti referenti di otto licei e istituti superiori (Moro, Canossa, Chierici, Scaruffi-Levi-Tricolore, Pascal, Galvani-Jodi, Filippo Re e Secchi) impegnati nel progetto “Un aiuto alle scuole per l'integrazione degli allievi stranieri”, oltre all'ex-coordinatrice, la docente Cristina Bonacini.
La domanda posta in una lettera di protesta inviata il 4 maggio a Elena Guidi, dirigente dell'Iti Nobili, la scuola capofila del progetto, è angosciosa: la città delle "scuole più belle del mondo", dell'accoglienza e della società multietnica può ancora offrire agli studenti stranieri l'apprendimento della lingua italiana necessario per ottenere una reale integrazione nella scuola e nella società? A loro parere l'interruzione del rapporto con l'università di Parma, che per otto anni aveva curato con successo i corsi di italiano per gli studenti stranieri, ne fa temere una preoccupante dequalificazione. Tali professori, delegati a organizzare i corsi tenuti finora da insegnanti esterne formate dall'ateneo parmense, ne denunciano un probabile arretramento e smantellamento. L'università di Parma li aveva mantenuti su un livello medio-alto con l'apprendimento di "Italstudio", la lingua "delle discipline", mentre i test forniti quest'anno per la prima volta da Unimore sono volti ad accertare la conoscenza elementare di un italiano "della comunicazione", utile per chiedere un'informazione a un passante, non per capire una lezione in una scuola superiore.
Il cambiamento era stato preannunciato in ottobre dalla destituzione di Bonacini con la motivazione che dopo il pensionamento non poteva mantenere l'incarico di coordinatrice. Il 3 marzo la preside Guidi aveva comunicato l'impossibilità, per motivi economici, di rinnovare la convenzione con l'università di Parma nella persona del professor Marco Mezzadri. Intanto, erano stati avviati contatti con l'università di Modena e Reggio, la quale, però, secondo i referenti, non possiede le competenze richieste per certificare i livelli A2, B1 e B2 di conoscenza linguistica, che solo pochi atenei italiani sono autorizzati a rilasciare. I dirigenti negano di volere smantellare il progetto. Tuttavia, le referenti Brunetta Partisotti del Moro e Mariarita Schiatti del Canossa, con Bonacini, contestano l'operazione perché, a parer loro, non è sostenuta da atti formali e hanno chiesto il sostegno della Flc-Cgil.
La domanda posta in una lettera di protesta inviata il 4 maggio a Elena Guidi, dirigente dell'Iti Nobili, la scuola capofila del progetto, è angosciosa: la città delle "scuole più belle del mondo", dell'accoglienza e della società multietnica può ancora offrire agli studenti stranieri l'apprendimento della lingua italiana necessario per ottenere una reale integrazione nella scuola e nella società? A loro parere l'interruzione del rapporto con l'università di Parma, che per otto anni aveva curato con successo i corsi di italiano per gli studenti stranieri, ne fa temere una preoccupante dequalificazione. Tali professori, delegati a organizzare i corsi tenuti finora da insegnanti esterne formate dall'ateneo parmense, ne denunciano un probabile arretramento e smantellamento. L'università di Parma li aveva mantenuti su un livello medio-alto con l'apprendimento di "Italstudio", la lingua "delle discipline", mentre i test forniti quest'anno per la prima volta da Unimore sono volti ad accertare la conoscenza elementare di un italiano "della comunicazione", utile per chiedere un'informazione a un passante, non per capire una lezione in una scuola superiore.
Il cambiamento era stato preannunciato in ottobre dalla destituzione di Bonacini con la motivazione che dopo il pensionamento non poteva mantenere l'incarico di coordinatrice. Il 3 marzo la preside Guidi aveva comunicato l'impossibilità, per motivi economici, di rinnovare la convenzione con l'università di Parma nella persona del professor Marco Mezzadri. Intanto, erano stati avviati contatti con l'università di Modena e Reggio, la quale, però, secondo i referenti, non possiede le competenze richieste per certificare i livelli A2, B1 e B2 di conoscenza linguistica, che solo pochi atenei italiani sono autorizzati a rilasciare. I dirigenti negano di volere smantellare il progetto. Tuttavia, le referenti Brunetta Partisotti del Moro e Mariarita Schiatti del Canossa, con Bonacini, contestano l'operazione perché, a parer loro, non è sostenuta da atti formali e hanno chiesto il sostegno della Flc-Cgil.
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