Fiamme e paura al Chierici
di Leonardo Grilli
Petardi e botti per festeggiare la fine della scuola. Di colpo il fuoco invade il corridoio
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REGGIO EMILIA. Al liceo artistico Gaetano Chierici è l’ultimo giorno di scuola. E come ogni anno centinaia di studenti affollano l’uscita dell’istituto davanti ai Giardini pubblici. Tutti ridono, scherzano, si lanciano gavettoni e qualche petardo scoppia sull’asfalto. Sono felici, le lezioni sono terminate alle 10.30 e i ragazzi hanno davanti a loro un’estate di mare e spensieratezza. Le uniche preoccupazioni sono gli esami di recupero o, per le quinte classi, la maturità imminente. Poi, all’improvviso, le urla si trasformano e da un allegro e giocoso vociare diventano grida di panico. «Esce del fumo nero dalla scuola – qualcuno strilla in mezzo alla folla – sta bruciando tutto!». Sono le 10.39 quando gli studenti del Chierici cominciano ad accorgersi dell’incendio. Qualcuno ancora salta e ride ma ben presto tutti i ragazzi alzano lo sguardo e girano la testa verso il secondo piano dell’edificio, all’angolo fra via Bellaria e via Nobili. È lì, da una finestra aperta, che un’enorme fumata di un nero intenso esce copiosa dalla zona dove ci sono le sezioni che si occupano di moda.
Un punto pieno di vestiti, manichini, tessuti e materiale sintetico altamente infiammabile. L’allarme si diffonde in pochi secondi e gli ultimi liceali escono in tutta fretta dal palazzo, mentre centinaia di giovani e passanti si radunano a semicerchio attorno all’istituto. Altri, però, fanno la scelta contraria e per assicurarsi che qualcuno non sia rimasto bloccato all’interno delle classi e tentare di domare in qualche modo le fiamme decidono di salire nel corridoio al secondo piano, buttandosi in mezzo al fumo e al calore dell’incendio. La bidella Giuliana Manfredi, i professori Giorgio Teggi, Roberto Meli ed Emanuele Murdaca e lo studente Angelo Cagnazzo fanno a turno per ispezionare la scuola, provando estintori alla mano a fermare le fiamme sviluppatesi da un manichino.
Ci riusciranno, ma tutti andranno al pronto soccorso per intossicazione da fumo cavandosela, per fortuna, con pochi giorni di prognosi. Poco dopo accorrono anche due agenti della polizia municipale, di passaggio in quel momento nelle vie limitrofe al Chierici, che entrano nel palazzo e terminano l’evacuazione della scuola. È l’agente Enrico Baccolini il primo a chiamare il 118, mentre la collega Maria Variale aiuta i docenti a uscire prima che sia troppo tardi e il fumo li faccia svenire. Sono loro sette che, grazie al loro coraggio e mettendo a repentaglio la loro stessa incolumità, impediscono che le fiamme si diffondano al resto della scuola evitando così quella che poteva essere una tragedia. Facce annerite e occhi rossi, respiro affannoso e cenere dentro la bocca combattono il rogo il tempo necessario all’arrivo dei vigili del fuoco che, in pochi minuti, completano il lavoro mettendo in sicurezza il Chierici.
A quel punto, cessata la preoccupazione per la vita di professori e docenti, ci si comincia a fare delle domande. Come si è sviluppato l’incendio? Le voci circolano fra gli studenti, si parla inizialmente di un corto circuito, ma alla fine la risposta unanime è la stessa: una bravata. Qualcuno, al momento di lasciare la scuola, ha fatto esplodere qualcosa di simile a un petardo nel corridoio della sezione di moda facendo incendiare, probabilmente in modo involontario, uno dei manichini presenti in quella zona della scuola.
Un gesto sconsiderato che avrebbe potuto provocare delle vittime fra il personale del Chierici e gli studenti. Ma replicato da qualche studente mimetizzato nella folla persino all’arrivo sul posto del sindaco, Luca Vecchi, del presidente della Provincia, Giammaria Manghi e del comandante della Municipale, Stefano Poma, giunti al liceo per sincerarsi di quanto successo e accolti dall’esplosione di un altro botto a pochi metri da loro. A quel punto la tensione sale di nuovo, alimentata dall’agitazione e dall’ansia dei ragazzi, e ne nasce una piccola bagarre che si conclude con un giovane portato via dalla Municipale.
Tutto però cessa, all’improvviso, quando il professor Meli viene caricato sull’ambulanza per essere trasportato al pronto soccorso. Un applauso, lungo e scrosciante, si alza unanime dagli studenti che lo salutano urlando a gran voce il suo nome. «È una fortuna che adesso l’unica preoccupazione sia quella per i lavori degli studenti contenuti in quelle sezioni – spiega poco dopo Matteo Bellelli, docente di moda del Chierici – sarebbe potuta finire molto peggio. Ora non so se gli esami delle mie quinte classi andranno rimandati. Probabilmente sì, qualora i loro elaborati necessari per la maturità siano stati distrutti». Sulla vicenda adesso indagherà la polizia di Stato che sta cercando il responsabile di questo disastro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un punto pieno di vestiti, manichini, tessuti e materiale sintetico altamente infiammabile. L’allarme si diffonde in pochi secondi e gli ultimi liceali escono in tutta fretta dal palazzo, mentre centinaia di giovani e passanti si radunano a semicerchio attorno all’istituto. Altri, però, fanno la scelta contraria e per assicurarsi che qualcuno non sia rimasto bloccato all’interno delle classi e tentare di domare in qualche modo le fiamme decidono di salire nel corridoio al secondo piano, buttandosi in mezzo al fumo e al calore dell’incendio. La bidella Giuliana Manfredi, i professori Giorgio Teggi, Roberto Meli ed Emanuele Murdaca e lo studente Angelo Cagnazzo fanno a turno per ispezionare la scuola, provando estintori alla mano a fermare le fiamme sviluppatesi da un manichino.
Ci riusciranno, ma tutti andranno al pronto soccorso per intossicazione da fumo cavandosela, per fortuna, con pochi giorni di prognosi. Poco dopo accorrono anche due agenti della polizia municipale, di passaggio in quel momento nelle vie limitrofe al Chierici, che entrano nel palazzo e terminano l’evacuazione della scuola. È l’agente Enrico Baccolini il primo a chiamare il 118, mentre la collega Maria Variale aiuta i docenti a uscire prima che sia troppo tardi e il fumo li faccia svenire. Sono loro sette che, grazie al loro coraggio e mettendo a repentaglio la loro stessa incolumità, impediscono che le fiamme si diffondano al resto della scuola evitando così quella che poteva essere una tragedia. Facce annerite e occhi rossi, respiro affannoso e cenere dentro la bocca combattono il rogo il tempo necessario all’arrivo dei vigili del fuoco che, in pochi minuti, completano il lavoro mettendo in sicurezza il Chierici.
A quel punto, cessata la preoccupazione per la vita di professori e docenti, ci si comincia a fare delle domande. Come si è sviluppato l’incendio? Le voci circolano fra gli studenti, si parla inizialmente di un corto circuito, ma alla fine la risposta unanime è la stessa: una bravata. Qualcuno, al momento di lasciare la scuola, ha fatto esplodere qualcosa di simile a un petardo nel corridoio della sezione di moda facendo incendiare, probabilmente in modo involontario, uno dei manichini presenti in quella zona della scuola.
Un gesto sconsiderato che avrebbe potuto provocare delle vittime fra il personale del Chierici e gli studenti. Ma replicato da qualche studente mimetizzato nella folla persino all’arrivo sul posto del sindaco, Luca Vecchi, del presidente della Provincia, Giammaria Manghi e del comandante della Municipale, Stefano Poma, giunti al liceo per sincerarsi di quanto successo e accolti dall’esplosione di un altro botto a pochi metri da loro. A quel punto la tensione sale di nuovo, alimentata dall’agitazione e dall’ansia dei ragazzi, e ne nasce una piccola bagarre che si conclude con un giovane portato via dalla Municipale.
Tutto però cessa, all’improvviso, quando il professor Meli viene caricato sull’ambulanza per essere trasportato al pronto soccorso. Un applauso, lungo e scrosciante, si alza unanime dagli studenti che lo salutano urlando a gran voce il suo nome. «È una fortuna che adesso l’unica preoccupazione sia quella per i lavori degli studenti contenuti in quelle sezioni – spiega poco dopo Matteo Bellelli, docente di moda del Chierici – sarebbe potuta finire molto peggio. Ora non so se gli esami delle mie quinte classi andranno rimandati. Probabilmente sì, qualora i loro elaborati necessari per la maturità siano stati distrutti». Sulla vicenda adesso indagherà la polizia di Stato che sta cercando il responsabile di questo disastro.
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