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Neonata morta, ginecologo a processo 

Neonata morta, ginecologo a processo 

Guastalla: rinviato a giudizio il medico 63enne accusato di omicidio colposo per la tragedia della bimba, avvenuta nel 2013

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GUASTALLA. Il ginecologo responsabile del parto della piccola morta a soli 14 giorni di vita sarà processato. È quando disposto ieri dal giudice Dario De Luca in merito alla tragica morte avvenuta l’8 marzo 2013 della piccola Bianca, vissuta appena 14 giorni. Il sostituto procuratore Valentina Salvi aveva indagato su sette sanitari (fra medici ed ostetrici) del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Guastalla, chiedendo poi il rinvio a giudizio per il solo ginecologo della madre. Non essendo stati scelti riti alternativi, il giudice ha fissato il dibattimento il 14 settembre, quando verrà discusso in udienza davanti al giudice Alessandra Cardarelli.

Le indagini hanno quindi offerto il presupposto per giungere al dibattimento. Un percorso sofferto, segnato anche dall’inaspettata rinuncia al mandato da parte del professionista incaricato dal sostituto procuratore di svolgere una perizia sul decesso (relazione che sarà poi redatta dal nuovo perito nominato). Il pm Salvi aveva poi chiesto lo scorso maggio il rinvio a giudizio per il 63enne ginecologo - difeso dall’avvocato Franco Mazza - che aveva seguito tutta la gravidanza della mamma della bimba, accusandolo di omicidio colposo. Un’imputazione che fa riferimento ad un preciso momento del drammatico travaglio di ben quaranta ore, cioè quando venne eseguita dal ginecologo la manovra di Kristeller (manovra ostetrica che ha lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale e che consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero). Per la Procura questa manovra non venne fatta in un contesto di sicurezza. Sul punto i genitori quarantenni di Bianca (parte civile al processo), attraverso la querela presentata nel maggio 2013 dall’avvocato Antonella Corrente (che li tutela sul versante penale) avevano indicato come un errore l’aver eseguito la manovra di Kristeller, che aveva fatto non solo urlare dal dolore la partoriente, ma avrebbe fatto improvvisamente degenerare la situazione, «tanto da rendere necessario un taglio cesareo d’urgenza non differibile per sopravvenuta sofferenza fetale». La piccola, in condizioni delicatissime, aveva ripreso l’attività cardiaca grazie a manovre rianimatorie, ma nemmeno il trasferimento al Santa Maria l’ha salvata. (e.l.t.)

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