Reggio Emilia, incendio a Chierici: «Chi ha visto parli subito»
La procura indaga contro ignoti per incendio, per ora prevale l’ipotesi dolosa Non ci sono sospettati ma la Scientifica sta analizzando alcuni reperti
REGGIO EMILIA. Un petardo, forse un fumogeno, comunque azionati da una mano consapevole per compiere una pericolosa bravata. Si parte dall’ipotesi di reato di incendio doloso in procura a Reggio Emilia per tentare di spiegare le cause del rogo divampato all’improvviso ieri mattina alle 10.40 in un corridoio del liceo artistico Chierici di via Nobili, avvenuto proprio mentre gli ultimi dei circa 600 studenti che frequentano l'istituto stavano uscendo dopo aver terminato le lezioni dell’ultimo giorno di scuola.
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Un incendio che ha creato una grossa coltre di fumo ma che è stato fortunatamente contenuto in poco tempo, mandando comunque all’ospedale alcune persone intossicate, senza contare i danni alla struttura pubblica. Un perimetro dentro il quale si stanno dirigendo le indagini portate avanti dalla questura di Reggio. Indagini allo stato embrionale, come ricorda il procuratore capo di Reggio Giorgio Grandinetti, visto che non c’è ancora un fascicolo aperto: «Stiamo attendendo le informative scritte - dice - per ora abbiamo ricevuto le prime informazioni verbali da parte dei vigili del fuoco e della dirigente della Volanti. Le indagini sono coordinate dal mio sostituto Stefania Pigozzi. Per ora non si esclude un fatto doloso». Sul posto sono intervenuti infatti i tecnici della scientifica della questura, che hanno recuperato alcuni reperti che dovranno essere poi analizzati.
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Il fascicolo sarà aperto dalla procura contro ignoti: non esistono infatti indagati al momento. La chiave di volta saranno i racconti in primis degli studenti. Già ieri, mentre il rogo era ancora in azione, si chiedevano tra loro chi fosse stato. Un tam tam che dovrà arrivare necessariamente agli agenti della polizia, come ricorda anche Magdala D’Istria, dirigente delle Volanti intervenute ieri sul posto insieme alla polizia municipale. «Alcuni ragazzi rimasti in prossimità della scuola sono stati sentiti - dice D’Istria - ma serviranno indagini più approfondite e l’aiuto da parte di chiunque è stato testimone dell’incendio». Secondo una prima ricostruzione, si sarebbe trattato di un petardo. Poi, però, nessuno avrebbe udito nel corridoio il fragore del botto. Altri ragazzi, invece, avrebbero visto un bagliore e del fumo, che farebbe propendere per la tesi del piccolo fumogeno, lanciato contro la parete del corridoio dove hanno preso subito fuoco un manichino e i vestiti li accanto. Opere dei giovani “stilisti” della scuola che frequentano il corso di moda.
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Trovare gli eventuali responsabili sarà tanto facile quanto più accurate e numerose saranno le testimonianze che giungeranno alla procura. Non è nemmeno escluso per ora l’innesco accidentale, messo però un secondo piano rispetto all’incendio doloso. Le fiamme sono partite vicino ad alcune tubazioni, attorno alle quali sono stati effettuati dei rilievi. Il fronte penale andrà avanti anche se al momento non sono stati comunicati nomi di persone sospettate. Altro fronte sarà, eventualmente, quello disciplinare, che è appannaggio della scuola e dei suoi dirigenti. Terzo fronte è quello che riguarda invece i danni, calcolati approssimativamente in 10mila euro e per ora a carico della Provincia, titolare dell’istituto.
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Nelle prossime ora ci sarà una sfilata di testimoni in questura, dai professori, agli assistenti e, soprattutto, i liceali. L’intervento dei vigili del fuoco è stato decisivo per circoscrivere e neutralizzare il rogo e a loro è demandata l’informativa al momento più rilevante, per poter accertare insieme alla scientifica l’origine dei reperti e l’eventuale presenza di inneschi.
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