Incandidabilità di Coffrini Parte il processo a Reggio
di Leonardo Grilli
Ieri udienza per decidere sul prossimo futuro politico dell’ex sindaco di Brescello I tre giudici hanno preso atto della memoria difensiva e ora dovranno esprimersi
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BRESCELLO. Uno dei provvedimenti più pesanti per un politico è quello dell’incandidabilità. Essere sbattuto fuori dalla vita pubblica per un periodo più o meno lungo di tempo può a volte compromettere per sempre una carriera. Ed è quello che di fatto sta rischiando Marcello Coffrini, ex sindaco dimissionario di Brescello. Una delle conseguenze dello scioglimento del Comune infatti, prevista a norma di legge, è quella della possibile incandidabilità del sindaco al momento dello scioglimento per l’esistenza di ingerenze della criminalità organizzata.
Nello specifico, la norma stabilisce che la candidatura è preclusa nel primo turno elettorale (che si tratti di regionali, provinciali, comunali o circoscrizionali) che si svolge, successivamente allo scioglimento dichiarato con provvedimento definitivo, nella Regione interessata. Un provvedimento che, però, deve essere preso dal tribunale in sede civile.
E la prima udienza di questo procedimento si è svolta proprio ieri mattina davanti al tribunale collegiale composto dai giudici Annamaria Casadonte, Luisa Poppi e Virgilio Notari. Riuniti in camera di consiglio hanno ricevuto le parti interessate ed è qui che Coffrini ha depositato la sua memoria difensiva. Per sapere le sorti politiche dell’ex sindaco e avvocato, però, si dovrà attendere. Terminata la camera di consiglio, infatti, i giudici si sono riservati sulla decisione da prendere.
È datata aprile 2016 la decisione del governo di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Brescello. Una decisione senza precedenti nel contesto emiliano. Da allora l’amministrazione del piccolo centro sulle rive del Po è affidata a tre commissari (al momento due perché una si è dimessa per ragioni personali).
Una situazione inedita e non facile per una comunità che prima ha fatto i conti con le dimissioni del sindaco Marcello Coffrini, poi con la presenza di una commissione prefettizia che ha analizzato la macchina amministrativa, quindi con il verdetto arrivato da Roma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nello specifico, la norma stabilisce che la candidatura è preclusa nel primo turno elettorale (che si tratti di regionali, provinciali, comunali o circoscrizionali) che si svolge, successivamente allo scioglimento dichiarato con provvedimento definitivo, nella Regione interessata. Un provvedimento che, però, deve essere preso dal tribunale in sede civile.
E la prima udienza di questo procedimento si è svolta proprio ieri mattina davanti al tribunale collegiale composto dai giudici Annamaria Casadonte, Luisa Poppi e Virgilio Notari. Riuniti in camera di consiglio hanno ricevuto le parti interessate ed è qui che Coffrini ha depositato la sua memoria difensiva. Per sapere le sorti politiche dell’ex sindaco e avvocato, però, si dovrà attendere. Terminata la camera di consiglio, infatti, i giudici si sono riservati sulla decisione da prendere.
È datata aprile 2016 la decisione del governo di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Brescello. Una decisione senza precedenti nel contesto emiliano. Da allora l’amministrazione del piccolo centro sulle rive del Po è affidata a tre commissari (al momento due perché una si è dimessa per ragioni personali).
Una situazione inedita e non facile per una comunità che prima ha fatto i conti con le dimissioni del sindaco Marcello Coffrini, poi con la presenza di una commissione prefettizia che ha analizzato la macchina amministrativa, quindi con il verdetto arrivato da Roma.
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