Gazzetta di Reggio

Reggio

La “cooperativa” dei trafficanti 

di Jacopo Della Porta
La “cooperativa” dei trafficanti 

La polizia smantella una rete di 12 spacciatori senza un capo «Giravano con pochi grammi addosso per evitare il carcere»

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REGGIO EMILIA. «Anziché associarsi cooperavano tra di loro, fornendosi anche una mutua assistenza. Se uno spacciatore non aveva momentaneamente a sua disposizione la droga la chiedeva a un amico, se non riusciva a fare una consegna si appoggiava a un altro spacciatore». Guglielmo Battisti, capo della squadra mobile, illustra la particolarità della rete di spacciatori che aveva la sua base alle ex Officine Reggiane e che è stata sgominata grazie a un’inchiesta coordinata dalla procura e durata alcuni mesi.

La “cooperativa” di trafficanti, che agiva dunque senza un vertice vero e proprio, contava numerosi “soci”. Nelle scorse ore la polizia ha eseguito dodici misure cautelari, nove in carcere, due ai domiciliari e un’altra consistente nell’obbligo di dimora. Tre provvedimenti, due custodie cautelari in carcere e un obbligo di dimora, non sono stati applicati perché i destinatari non sono stati trovati. Almeno uno si troverebbe all’estero (in Marocco).

BLITZ. L’operazione, denominata “Exit”, rappresenta l’ultimo atto di un’indagine iniziata nel dicembre 2014, grazie ad alcune segnalazioni di cittadini (un fatto rimarcato dal questore Isabella Fusiello). Prima del blitz delle ultime ore erano già state catturate altre 33 persone.

Complessivamente sono stati intercettati quasi tre quintali di droga, soprattutto hascisc, ma anche cocaina ed eroina.

Le persone arrestate sono quasi tutte nordafricane, più alcune italiane, spagnole e albanesi. «Si tratta in gran parte di tossicodipendenti – dice il capo della mobile – vere e proprie bombe a orologeria, come dimostra il caso dell’accoltellamento mortale di via Nacchi».

SPACCIATORI PRUDENTI. L’indagine è stata resa complessa dal fatto che gli spacciatori, per evitare di finire in galera e soprattutto di restarci, si spostavano solo con piccole dosi al seguito. «Questa è una vera e propria scelta operativa per minimizzare i rischi – dice Battisti –. Trasportavano a piedi o in bicicletta la singola dose, nascondendo la provvista in un luogo sicuro. Questo li costringeva a fare decine di volte la spola dalla ex Reggiane al centro di Reggio per raggiungere i clienti. Uno degli arrestati era soprannominato “motorino” proprio per il suo attivismo e la frequenza degli spostamenti in bicicletta».

Il pm Giacomo Forte, che ha coordinato le indagini, spiega le ragioni di questa scelta dei trafficanti. «Lo spaccio di lieve entità è punibile al massimo con quattro anni e questo non permette l’applicazione della misura cautelare. Al massimo si possono dare i domiciliari, ma trattandosi di clandestini non è possibile. Pertanto in questi casi l’unica misura disponibile è il divieto di dimora, che non viene ovviamente rispettato».

CENTINAIA DI CESSIONI. Mesi di indagini e intercettazioni hanno permesso di documentare un’intensa attività di spaccio, fatta di tante piccole cessioni. Quelli che sembravano episodi di microspaccio sono pertanto stati qualificati come un vero e proprio traffico di droga, punito in modo più severo.

La modalità di acquisto degli stupefacenti era la stessa dello spaccio. Ogni giorno alcuni stranieri si recavano dai fornitori: in questo modo evitavano il rischio di essere presi con grandi quantità di stupefacenti.

Il loro obiettivo, in caso di controllo delle forze dell’ordine, era quello di dichiararsi consumatori, evitando ogni conseguenza penale o alla peggio cavandosela con una denuncia per spaccio di lieve entità

LE ROTTE DELLA DROGA. Le indagini della polizia hanno permesso di appurare la rotta della droga. L’hascisc, non è una novità, arriva dal Marocco e passa dalla Spagna, dove criminali locali prendono parte al fiorente traffico.

Il mercato reggiano si rifornisce soprattutto a Modena, che si conferma una piazza dove vengono smistati gli stupefacenti in Emilia. La droga prima di arrivare nella nostra regione transita spesso da Milano.

Nel corso delle indagini sono stati centinaia gli assuntori di droga fermati per verificare l’avvenuta cessione di droga. Sono stati condotti in questura, identificati e segnalati alla prefettura di Reggio (il consumo non è reato ma provoca una serie di provvedimenti di natura amministrativa).

EX REGGIANE BONIFICATE. «Non pensiamo certamente di aver stroncato il traffico di droga a Reggio – ha commentato il capo della mobile Battisti – ma crediamo di aver contribuito a bonificare l’area delle ex Reggiane». Una zona dalla quale gli spacciatori partono per consegnare le dosi, spesso passando anche dal sottopassaggio della stazione ferroviaria.

I sequestri di droga dell’operazione “Exit” sono stati fatti a più riprese, anche fuori dalla nostra provincia. Il più importante è stato quello del maggio 2015, quando i poliziotti hanno intercettato un corriere che stava arrivando a Reggio con 186 grammi di hascisc.

Nel febbraio 2015 sono stati sequestrati in un garage di San Prospero di Modena 70 chilogrammi di hascisc, sempre destinati alla piazza della nostra città.

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