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«Poiatica, la Procura faccia chiarezza» 

«Poiatica, la Procura faccia chiarezza» 

Il sindaco Borghi è d’accordo con gli esposti di Bini. «Sul legame tra rifiuti e morti solo l’ufficialità può spazzar via i timori»

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CARPINETI. «Sono d’accordo con Bini: anche io auspico che la Procura faccia chiarezza prima possibile sulla discarica di Poiatica. E sono abbastanza convinto che gli esiti saranno positivi: non ci saranno particolari sorprese». Il sindaco carpinetano Tiziano Borghi commenta così i due esposti sulla discarica di Poiatica presentati da Enrico Bini, come sindaco di Castelnovo Monti e come presidente dell’Unione Comuni dell’Appennino, sia alla Procura reggiana che a quella distrettuale antimafia di Bologna. Bini ha allegato agli esposti diversi documenti e articoli, e interroga la magistratura perché verifichi sulla presenza di pericoli sanitari nella vallata del Secchia attorno alla discarica.

«Le parole di Bini sono assolutamente condivisibili, ricalcano esattamente i concetti che ribadisco da anni: l’unica strada è chiudere la discarica il prima possibile e mettere tutta l’area in sicurezza», riflette Borghi. Bini nell’esposto ricorda le paure che stanno prendendo sempre più piede negli abitanti della zona dopo un continuo martellamento su Poiatica e chiede quindi aggiornamenti sulle indagini seguite dalla magistratura. «La velocità in questo caso è fondamentale, prima si fa chiarezza su tutti gli aspetti e anche sulle varie ipotesi e meglio è. Come si suol dire, spesso il sospetto è peggio della verità: la chiarezza e l’informazione ufficiale da parte della magistratura sono indispensabili», ragiona il sindaco. Borghi si dice anche tranquillo sugli esiti: «Non credo uscirà nulla di particolare, né tantomeno nulla di preoccupante; ho molta fiducia in questo senso. Proprio per questo mi auguro che gli inquirenti si esprimano alla svelta per cancellare ogni dubbio e ogni timore». Nei mesi scorsi la direzione antimafia bolognese ha aperto un fascicolo di inchiesta per traffico illecito di rifiuti a Poiatica; la questione è poi finita anche davanti alla Commissione bicamerale ecomafie che ha ascoltato lo stesso Bini, fra i primi in Emilia a mettere in guardia sul rischio infiltrazioni mafiose nei settori dei trasporti e del movimento terra, strettamente legati anche alla questione Poiatica. Nello scorso decennio alcuni appalti Iren per il trasporto rifiuti a Poiatica erano saltati perché le aziende vincitrici erano collegate direttamente o indirettamente alla ’ndrangheta. Le tensioni non si fermano certo qui. Le ipotesi emerse per chiudere l’enorme invaso a fianco della discarica sono diverse, fra cui quelle che prevedono l’utilizzo di rifiuti speciali o di lavorati di prodotti tossici resi innocui (ad esempio l’amianto). Soluzioni che hanno generato nuova rabbia nei comitati e in chi contesta la discarica da tempo. Domenica scorsa a Colombaia di Secchia si è tenuta una fiaccolata di protesta guidata dall’ex parroco di Cavola don Raimondo Zanelli, che ha poi ribadito la sua tesi sull’aumento di decessi per cause oncologiche nella vallata del Secchia dagli anni ’90 (periodo dell’apertura della discarica) ad oggi. (adr.ar.)

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