«Siamo in utile ma niente soldi per i crac»
di Enrico Lorenzo Tidona
Il dg Ferrarini: «Anche nel 2016 risultato di 25 milioni, che vanno investiti». Frenata sul progetto di rilancio di Parco Ottavi
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REGGIO EMILIA. Conad Centro Nord conta un fatturato che vale un quarto del colosso Coop Alleanza 3.0 ma produce utili per 25 milioni di euro: 10 milioni in più dei “cugini”. Un risultato netto che pone la cooperativa di consumo con sede a Campegine ai primi posti tra le aziende reggiane, e che le permette di marcare anche nel 2016 la distanza sui margini rispetto alla Coop, suo diretto concorrente. Una ricchezza che «va investiva e non finirà nei crac delle altre coop», a differenza di Alleanza, che sembra essere ormai prossima ad aiutare i soci beffati di Coopsette e Unieco.
Le due cooperative di consumo nate a sinistra e appartenenti a Legacoop, presidiano ciascuna il 30% della quota di mercato dei supermercati a Reggio Emilia. Il resto è in mano alle catene private. Ma entrambe conservano due grandi differenze costitutive: Conad non ha prestito sociale, conta pochi dipendenti diretti e i suoi soci sono i titolari dei supermercati mentre Coop Alleanza conta una riserva formata da 4,3 miliardi di prestito sociale, ha migliaia di dipendenti diretti e i suoi soci sono i clienti che spingono il carrello. Una è più snella al vertice, l’altra è più forte nella base sociale. Dicotomie e risultati commentati a margine del bilancio 2016 da Ivano Ferrarini, direttore generale di Conad Centro Nord, una delle sette sorelle del sistema Conad Italia, che a Reggio provincia conta 53 punti di vendita gestiti da 116 soci con 1.076 dipendenti per un fatturato locale di 307,3 milioni di euro, in crescita dello 0,3 per cento rispetto all’anno precedente.
Ferrarini, i consumi sono stagnanti ma qual è il vostro stato di salute alla luce del bilancio 2016?
«È vero, i consumi non brillano nel Paese ma la nostra salute è buona vista anche la situazione patrimoniale. Il fatturato è comunque cresciuto a 1,2 miliardi e così gli utili: anche nel 2016 abbiamo avuto un risultato pari a 25 milioni, uguale a quello del 2015».
Ha ancora senso quindi aprire supermercati vista la fiacca alla cassa?
«Non è più tempo delle aperture a tutti i costi. Stiamo rivitalizzando dei punti vendita presenti rilanciando la produttività con strutture più efficienti e migliorando la nostra rete: qualità dei prodotti e assortimento restano la chiave di volta del nostro lavoro. E portiamo a termine quei progetti già avviati negli ultimi anni».
Recentemente avete conferito gli immobili a un fondo. Vuol dire che anche in Conad entra la finanza?
«Si tratta di un’iniziativa di sviluppo e investimento. Avevamo bisogno di recuperare risorse per garantirci la finanza necessaria».
Come funziona il fondo?
«È un fondo multicomparto a livello nazionale gestito da una Sgr del gruppo Cattolica a cui partecipano tre coop. Noi abbiamo conferito parte del nostro patrimonio, circa 100 milioni di euro su un complessivo di 350 milioni. Abbiamo quasi il 50% delle quote del fondo che ci assicura rendimenti generati dagli affitti pagati dai supermercati. Abbiamo poi delle opzioni che a scadenza permettono il riacquisto dell’immobile».
Non vi state sbilanciando sulla parte finanziaria?
«La nostra finanza è e resta relativa. Non abbiamo prestito sociale ma capitale sociale formato da utili che i soci mantengono nella cooperativa».
Cosa pensa di Reggio Emilia e della situazione economica locale?
«La città dal punto di vista economico nell’ultimo periodo sta subendo batoste non indifferenti. Guardando alcuni settori c'è da preoccuparsi. Noi riusciamo a incrementare le vendite e Reggio rappresenta il fulcro della nostra attività. Possiamo dirci soddisfatti».
Come va la concorrenza con Coop?
«Resta il nostro competitor diretto su Reggio».
Siete disposti ad aprire la borsa per aiutare i soci dei crac cooperativi reggiani?
«Siamo già intervenuti nella prima fase con Orion e Reggiolo. Non riusciamo però a farlo con Coopsette e Unieco. Non possiamo appesantire le aziende che fanno utili e che li rivogliono investire nelle attività. Ci teniamo però a dare una mano al territorio: lo facciamo in continuazione con lo sport e il sociale».
Come va con i supermercati della “discordia” di via Luxemburg e Ospizio?
«Per il primo l’iter amministrativo dovrebbe essere arrivato in fondo. Sarà un intervento di grande pregio architettonico e ambientale. Poi c’è una parte residenziale che spetterà principalmente ad altri. A Ospizio siamo vicini alla firma: sarà una riqualificazione molto attenta e ben inserita nel quartiere».
E Parco Ottavi? Farete il supermercato promesso?
«Là ci stiamo indirizzando con una logica di riqualificazione diversa. Vorremmo rilanciare quell'area non tanto con l'alimentare ma tramite altri negozi».
Con 25 milioni di utili all’anno siete i più ricchi tra le cooperative?
«Non ci consideriamo ricchi ma solidi e così vogliamo rimanere».
Le due cooperative di consumo nate a sinistra e appartenenti a Legacoop, presidiano ciascuna il 30% della quota di mercato dei supermercati a Reggio Emilia. Il resto è in mano alle catene private. Ma entrambe conservano due grandi differenze costitutive: Conad non ha prestito sociale, conta pochi dipendenti diretti e i suoi soci sono i titolari dei supermercati mentre Coop Alleanza conta una riserva formata da 4,3 miliardi di prestito sociale, ha migliaia di dipendenti diretti e i suoi soci sono i clienti che spingono il carrello. Una è più snella al vertice, l’altra è più forte nella base sociale. Dicotomie e risultati commentati a margine del bilancio 2016 da Ivano Ferrarini, direttore generale di Conad Centro Nord, una delle sette sorelle del sistema Conad Italia, che a Reggio provincia conta 53 punti di vendita gestiti da 116 soci con 1.076 dipendenti per un fatturato locale di 307,3 milioni di euro, in crescita dello 0,3 per cento rispetto all’anno precedente.
Ferrarini, i consumi sono stagnanti ma qual è il vostro stato di salute alla luce del bilancio 2016?
«È vero, i consumi non brillano nel Paese ma la nostra salute è buona vista anche la situazione patrimoniale. Il fatturato è comunque cresciuto a 1,2 miliardi e così gli utili: anche nel 2016 abbiamo avuto un risultato pari a 25 milioni, uguale a quello del 2015».
Ha ancora senso quindi aprire supermercati vista la fiacca alla cassa?
«Non è più tempo delle aperture a tutti i costi. Stiamo rivitalizzando dei punti vendita presenti rilanciando la produttività con strutture più efficienti e migliorando la nostra rete: qualità dei prodotti e assortimento restano la chiave di volta del nostro lavoro. E portiamo a termine quei progetti già avviati negli ultimi anni».
Recentemente avete conferito gli immobili a un fondo. Vuol dire che anche in Conad entra la finanza?
«Si tratta di un’iniziativa di sviluppo e investimento. Avevamo bisogno di recuperare risorse per garantirci la finanza necessaria».
Come funziona il fondo?
«È un fondo multicomparto a livello nazionale gestito da una Sgr del gruppo Cattolica a cui partecipano tre coop. Noi abbiamo conferito parte del nostro patrimonio, circa 100 milioni di euro su un complessivo di 350 milioni. Abbiamo quasi il 50% delle quote del fondo che ci assicura rendimenti generati dagli affitti pagati dai supermercati. Abbiamo poi delle opzioni che a scadenza permettono il riacquisto dell’immobile».
Non vi state sbilanciando sulla parte finanziaria?
«La nostra finanza è e resta relativa. Non abbiamo prestito sociale ma capitale sociale formato da utili che i soci mantengono nella cooperativa».
Cosa pensa di Reggio Emilia e della situazione economica locale?
«La città dal punto di vista economico nell’ultimo periodo sta subendo batoste non indifferenti. Guardando alcuni settori c'è da preoccuparsi. Noi riusciamo a incrementare le vendite e Reggio rappresenta il fulcro della nostra attività. Possiamo dirci soddisfatti».
Come va la concorrenza con Coop?
«Resta il nostro competitor diretto su Reggio».
Siete disposti ad aprire la borsa per aiutare i soci dei crac cooperativi reggiani?
«Siamo già intervenuti nella prima fase con Orion e Reggiolo. Non riusciamo però a farlo con Coopsette e Unieco. Non possiamo appesantire le aziende che fanno utili e che li rivogliono investire nelle attività. Ci teniamo però a dare una mano al territorio: lo facciamo in continuazione con lo sport e il sociale».
Come va con i supermercati della “discordia” di via Luxemburg e Ospizio?
«Per il primo l’iter amministrativo dovrebbe essere arrivato in fondo. Sarà un intervento di grande pregio architettonico e ambientale. Poi c’è una parte residenziale che spetterà principalmente ad altri. A Ospizio siamo vicini alla firma: sarà una riqualificazione molto attenta e ben inserita nel quartiere».
E Parco Ottavi? Farete il supermercato promesso?
«Là ci stiamo indirizzando con una logica di riqualificazione diversa. Vorremmo rilanciare quell'area non tanto con l'alimentare ma tramite altri negozi».
Con 25 milioni di utili all’anno siete i più ricchi tra le cooperative?
«Non ci consideriamo ricchi ma solidi e così vogliamo rimanere».
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