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Un parco dedicato al tredicenne annegato 

Un parco dedicato al tredicenne annegato 

Guastalla: domenica 18 giugno la cerimonia in memoria di Remo Benatti, morto per salvare il fratello

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GUASTALLA. Il gruppo scout Guastalla 1, in collaborazione con Agesci, Masci e Comune di Guastalla, domenica 18 giugno inaugurerà il parco in memoria di Remo Benatti, l’eroico 13enne che ha dato la vita per salvare il fratello che stava annegando. L’uscita di chiusura dell’anno scout si arricchirà dunque di un significato speciale per tutta la comunità guastallese.

L’incontro avrà inizio alle 9 nel parco all’incrocio fra via Cavallo e via Sacco e Vanzetti (di fronte alla Coop di Guastalla) per poi terminare alle 13 nella basilica dei Santi Pietro e Paolo. La cerimonia di inaugurazione, alla presenza delle istituzioni, si svolgerà alle 9,30, mentre alle 11 verrà celebrata la messa e alle 12 seguirà un rinfresco.

La giornata onorerà la memoria di Remo Benatti: il giovane, studente delle scuole medie di Guastalla, morì il 21 giugno 1972 a soli 13 anni. In una giornata calda e afosa, stava facendo il bagno in un canale con degli amici. Stanco di nuotare, era salito sulla riva fino a quando non aveva visto il fratello in difficoltà in acqua: non aveva esitato a tuffarsi per soccorrerlo e lo aveva portato in salvo, per poi finire inghiottito dalle acque.

Il 30 ottobre 1973 il ministro dell’interno Paolo Emilio Taviani, nel conferirgli la medaglia d’argento al valore civile, aveva scritto queste parole: “In un sublime slancio di generosità e di amore fraterno, si tuffava, malgrado inesperto del nuoto, nelle melmose acque di un canale per soccorrere il fratello in procinto di annegare. Nel coraggioso e tempestivo intervento, che valeva a salvare il pericolante, scompariva, stremato dallo sforzo, sott’acqua, facendo olocausto della propria giovane vita ai più nobili ideali di altruismo”.

Remo Benatti, nato a San Martino il 29 gennaio 1959 e lì cresciuto, era un ragazzo come tanti altri, al quale piaceva giocare a pallone, andare a pescare, in bici, al cinema e all’oratorio.

La sua morte lasciò tutti impietriti ed increduli: per lui, ancora giovane e pieno di voglia di vivere, per i suoi genitori e fratelli, chiamati ad affrontare un lutto così grave, e per tutta la comunità, coinvolta emotivamente in questa vicenda. Perché la morte di un giovane colpisce tutti, ognuno viene toccato nelle corde più profonde della sua umanità, per il senso di impotenza che spinge ad interrogarsi, a ricercare un senso nella perdita. Una vita che si spegne troppo presto toglie un po’ di futuro e di fiducia a tutti. (m.p.)

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