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CORREGGIO

«Gli ho aperto perché lo conosco. L’ho inseguito con un bastone»

«Gli ho aperto perché lo conosco. L’ho inseguito con un bastone»

Le parole del gioielliere di Correggio vittima della rapina

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CORREGGIO. «Conosco quell’uomo, l’ho visto spesso al bar o sotto i portici di Correggio. Perciò gli ho aperto la porta». L’orefice Trinh Hoang Hung, vietnamita di 60 anni, non poteva immaginare quello che sarebbe accaduto: lo spintone dietro al bancone, il coltello («non da cucina, piuttosto un pugnale appuntito; sembrava fatto a mano») estratto dal tunisino, il corpo a corpo da cardiopalma. La reazione istintiva dell’orefice è stata quella di resistere, travolgendo espositori e sedie del piccolo negozio. «Quando ha tirato fuori il pugnale, gli ho dato una manata e l’arma è caduta per terra vicino al muro – racconta Hung –. Abbiamo lottato, finché lui mi ha costretto a stendermi a pancia in giù sotto il bancone. Ho sentito un dolore al costato; era lui che aveva ripreso in mano il coltello e mi aveva ferito. Per fortuna avevo una maglia spessa». Una reazione dettata dall’istinto, «perché subito sono stato preso dalla rabbia. Poi ho pensato alla mia famiglia e mi sono calmato». In quel momento è avvenuto uno scambio di battute, in buon italiano, tra la vittima stesa sul pavimento e il rapinatore a cavalcioni. «Lasciami stare, prendi i soldi e vai via». «Stai zitto, stai zitto». «Prendi i soldi che vuoi». «Lo so che tu hai i soldi». Prosegue Hung: «Ha arraffato una scatola con circa un etto d’oro da lavorare. Lì ho avuto paura, perché sul bancone c’erano tenaglie, punteruoli e altri attrezzi. Invece mi ha messo la mano sulla bocca per zittirmi, ha detto di girare la testa e ha parlato con il complice, che io non ho visto. Lo chiamava: Karim, Karim».

Quando l’altro è fuggito e l’aggressore pure, Hung lo ha inseguito di corsa, impugnando un bastone. «L’ho rincorso fino alla bocciofila. Se l’avessi preso, avrei usato le arti marziali; da giovane le praticavo. Ma ero in ciabatte infradito, e sui ciottoli sono scivolato e caduto tre volte».

Hung, arrivato in Italia da studente per apprendere l’arte orafa, prima alle dipendenze (dove era già stato vittima di una rapina) poi aprendo una propria attività, ancora non si capacita. «Sono a Correggio da 22 anni e non è mai successa una cosa del genere. Quella notte non ho dormito, così come mia moglie. Lei lavora nei campi, sotto il sole. Quando le ho detto che mi hanno rubato 25mila euro si è sentita male. Le ho detto: l’importante è che sono vivo. Davvero una brutta esperienza». Al negozio passa il maresciallo. Hung viene informato che uno dei due colpevoli è stato catturato. Fa un sospiro di sollievo: «Sono contentissimo, perché era molto aggressivo. Mi spiace solo per anelli e collane, tutte fatte da me». E mostra, rammaricato, le foto del bottino sparito. (am.p.)

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